Inflazione: il crollo dei prezzi sui campi frena la corsa dei listini sugli scaffali, ma cambia il carrello della spesa

Inflazione: il crollo dei prezzi sui campi frena la corsa dei listini sugli scaffali, ma cambia il carrello della spesa Inflazione: il crollo dei prezzi sui campi frena la corsa dei listini sugli scaffali, ma cambia il carrello della spesa La Cia, a commento dei dati Istat di maggio, sottolinea che il contributo dell'agricoltura è stato ancora una volta determinante.

16/giu/2010 17.30.07 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Inflazione: il crollo dei prezzi sui campi frena la corsa
dei listini sugli scaffali, ma cambia il carrello della spesa
 
La Cia, a commento dei dati Istat di maggio, sottolinea che il contributo dell’agricoltura è stato ancora una volta determinante. Nonostante i ribassi registrati al dettaglio, il 60 per cento delle famiglie è stato, comunque, costretto a cambiare il menù.
 
Il crollo dei prezzi sui campi continua a frenare la corsa dei listini sugli scaffali degli alimentari (meno 0,4 per cento), i consumi riprendono a salire (più 1,1 per cento nel primo trimestre del 2010 rispetto all’analogo periodo del 2009), ma cambia il carrello della spesa. Diminuiscono gli acquisti di pane (meno 4 per cento sempre nel primo trimestre), di pasta (meno 2,4 per cento), di carne bovina (meno 2,3 per cento), vino (meno 2,2 per cento) e di olio d’oliva (meno 1,8 per cento); mentre aumentano quelli dei prodotti trasformati, in particolare gli ortaggi di IV gamma (più 10,2 per cento), i preparati per risotti (più 9,8 per cento) e i piatti surgelati (più 3,8 per cento), i salumi Dop (più 2,1 per cento), i formaggi (più 1,1 per cento), gli yogurt (più 2,2 per cento), la carne di pollo (più 7,4 per cento), gli ortaggi (più 5,4 per cento), la frutta (più 3,4 per cento) e il latte fresco (più 1,1 per cento). E’ quanto afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori a commento dei dati Istat sull’inflazione a maggio.
Della frenata dei prezzi al dettaglio dei prodotti agroalimentari hanno beneficiato le tasche degli italiani, la cui spesa si alleggerisce (meno 3,9 per cento nel primo trimestre 2010), grazie soprattutto alla riduzione delle quotazioni di prodotti come la frutta, gli ortaggi, il latte, i formaggi, il vino e alcuni tipi di carne (avicole in particolare). Tuttavia, il 60 per cento delle famiglie, negli ultimi dodici mesi, ha cambiato il menù, indirizzando le proprie scelte verso alimenti meno cari, grazie alle promozioni esercitate dalla distribuzione.
Le diminuzioni dei prezzi al dettaglio -avverte la Cia- sono, dunque, la causa diretta della caduta verticale delle quotazioni alla produzione agricola, che ormai si protrae da più di un anno. Nello scorso aprile si è avuta una flessione del 4,5 per cento, che fa seguito al meno 9,6 per cento di marzo e al meno 13,6 per cento del 2009. In picchiata soprattutto i listini di frutta (meno 28,8 per cento ad aprile scorso rispetto all’analogo periodo del 2009), di ortaggi e legumi (meno 4,4 per cento) e dei cereali (meno 5,1 per cento, con punte del 15-20 per cento per il grano duro).
 
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