Mozzarelle blu: l'Ue lasci stare la Nutella e decida invece per l'etichettatura d'origine di tutti i prodotti alimentari

21/giu/2010 13.49.47 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Mozzarelle blu: l’Ue lasci stare la Nutella e decida invece
per l’etichettatura d’origine di tutti i prodotti alimentari
 
Per la Cia è ormai tempo di uscire dagli equivoci e dalle misure penalizzanti. Sull’agroalimentare bisogna che ci sia massima chiarezza e trasparenza. Vanno tutelati consumatori e agricoltori.
 
Invece di perdere tempo in etichettature puramente fantasiose che vanno a danneggiare prodotti importanti dell’agroalimentare "made in Italy", come la Nutella, l’Unione europea si decida una volta per tutte a varare un provvedimento che preveda proprio in etichetta l’origine, superando così quelle inutili discussioni che stanno provocando problemi agli agricoltori e grande incertezza fra i consumatori. Così si è espressa la Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito alla vicenda delle “mozzarelle blu”.
Non è possibile che su una materia come la sicurezza alimentare si vada avanti in maniera disarticolata. L’Ue deve da subito estendere a tutti prodotti l’obbligo dell’origine in etichettatura. Non è possibile -afferma la Cia- che su alcuni ci sia, mentre per altri non è previsto nulla. E’ un problema che l’Italia non può risolvere da sola. Quando abbiamo deciso in questa direzione, siamo stati messi sotto infrazione da parte del governo di Bruxelles. Alcune volte la nostra linea è passata (è il caso dell’olio d’oliva), ma in altre occasioni (proprio su latte e derivati) siamo finiti sul banco degli accusati. Da qui l’esigenza che a livello comunitario si adotti una misura uguale per tutti, altrimenti saremo costretti ad assistere a molte altre vicende come quella delle “mozzarelle blu”, di cui i nostri produttori non hanno niente a che vedere.
L'Ue, d’altra parte, continua ad operare in una logica che non condividiamo affatto. Con una serie di direttive (ultima, in ordine di tempo, quella sui profili nutrizionali), ha cambiato le tavole degli italiani: dal vino senza uva alle bibite di fantasia, dall’aranciata senza arance al formaggio senza latte, al regolamento mediterraneo che colpisce telline, cannolicchi e altri pesci della tradizione gastronomica nazionale. E’, quindi, il momento -rileva la Cia- di intervenire e il nostro governo deve battersi in ambito Ue affinché sulla materia alimentare si faccia massima chiarezza e si tuteli effettivamente il consumatore da ogni inganno o frode.
La Cia, comunque, ribadisce “tolleranza zero” per chi sofistica ed inquina gli alimenti, attentando alla salute pubblica e riafferma l’esigenza di rendere sempre più rigorosi i controlli e d’intensificare la lotta alle falsificazioni.
Occorrono -avverte la Cia- misure drastiche per contrastare l’adulterazione e la truffa nell’alimentazione. E’ necessaria la massima fermezza contro chi, attraverso azioni criminali, fraudolente e illegali, mette a repentaglio la salute dei cittadini e provoca gravi danni alla stessa credibilità del settore agroalimentare italiano.
D’altra parte, la stragrande maggioranza degli italiani (nove su dieci) -ricorda la Cia- vuole massima sicurezza alimentare e chiede misure efficaci per reprimere sofisticazioni e adulterazioni dei prodotti; mentre sette su dieci sono favorevoli a un’etichetta "trasparente" che permetta di riconoscere la provenienza del prodotto. Non solo. Oltre il 65 per cento dei nostri connazionali guarda alla qualità.
La sicurezza è, quindi, al primo posto nelle scelte alimentari degli italiani. Una tendenza -avverte la Cia- che è stata rafforzata anche dagli ultimi scandali alimentari e dalle vicende che hanno riguardato i sequestri di prodotti “pericolosi” per la salute.
 
 
 
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