Commercio: rallentano i consumi alimentari e la crisi cambia il carrello della spesa. A tavola meno pane, pasta, carne e vino

A tavola meno pane, pasta, carne e vino Commercio: rallentano i consumi alimentari e la crisi cambia il carrello della spesa.

24/giu/2010 12.49.00 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Commercio: rallentano i consumi alimentari e la crisi cambia
il carrello della spesa. A tavola meno pane, pasta, carne e vino
 
La Cia, a commento dei dati Istat sulle vendite al dettaglio, evidenzia una flessione tendenziale in aprile del 2 per cento. Il crollo dei prezzi sui campi non ha contribuito alla ripresa degli acquisti.
 
I consumi alimentari tornano a rallentare (meno 2 per cento ad aprile scorso rispetto allo stesso periodo del 2009 e meno 0,7 per cento sul precedente mese di marzo) e continua a cambiare il carrello della spesa. Nel primo trimestre del 2010 si è registrato nei confronti dei primi tre mesi dell’anno passato un calo negli acquisti di pane (meno 4 per cento), di pasta (meno 2,4 per cento), di carne bovina (meno 2,3 per cento) e vino (meno 2,2 per cento); mentre sono cresciuti quelli dei prodotti trasformati (più 10,2 per cento), degli ortaggi (più 5,4 per cento), della frutta (più 3,4 per cento) e del latte fresco e dei formaggi (più 1,1 per cento). E’ quanto segnala la Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito ai dati Istat sulle vendite al dettaglio nel mese di aprile.
La crisi economica, quindi, non solo ha ridotto le vendite alimentari, ma ha anche contribuito a modificare le abitudini a tavola degli italiani. Il consumatore -come si rileva anche nell’ultima indagine dell’Ismea sulle tendenze agroalimentari- appare ancora molto cauto. Fa sempre più ricorso alle promozioni e agli acquisti effettuati presso i canali più convenienti, come gli hard-discount. Si punta, quindi, al prezzo più basso e si cerca di evitare di comprare il superfluo. E così, dopo i segnali positivi dei primi due mesi del 2010, il trend dei consumi si è invertito ed è tornato negativo.
Per quanto riguarda i canali di acquisto -rileva la Cia- viene confermata una maggiore propensione all'acquisto presso i discount (più 8 per cento) e presso le piccole superfici di prossimità (superette) che segnano un incremento del 14 per cento, pur mantenendo un peso marginale. Super e ipermercati, che concentrano insieme quasi il 70 per cento della spesa, segnano una diminuzione del 3,2 per cento, mentre si è arrestato il declino del dettaglio tradizionale (più 0,5 per cento), che in questa occasione non ha risentito della situazione congiunturale di crisi e soprattutto della concorrenza esercitata sul versante dei prezzi.
Sull’aumento delle vendite di prodotti alimentari -rileva la Cia- sembra, dunque, non aver influito il crollo (meno 9,6 per cento a marzo e meno 4,5 per cento ad aprile) dei prezzi sui campi che ha, di fatto, frenato la corsa dei listini sugli scaffali che, tuttavia, non ha favorito gli acquisti da parte delle famiglie, la cui spesa alimentare, in termini monetari, si è ridotta del 3,5 per cento.
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