Debiti previdenziali: migliaia di agricoltori in gravi difficoltà per i disservizi dell'Inps. Intervenire subito per porre fine ai pesanti disagi

Il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi è intervenuto immediatamente e, in una lettera, ha chiesto al ministro del Lavoro Maurizio Sacconi e al presidente dell'Inps Antonio Mastrapasqua di risolvere al più presto un problema che rischia di causare difficoltà e ulteriori oneri per le imprese agricole.

24/giu/2010 15.11.56 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Debiti previdenziali: migliaia di agricoltori in gravi difficoltà per
i disservizi dell’Inps. Intervenire subito per porre fine ai pesanti disagi
 
Il presidente della Cia Giuseppe Politi scrive al ministro del Lavoro Maurizio Sacconi e al presidente dell’Istituto previdenziale Antonio Mastrapasqua. Basta scaricare sui produttori agricoli l’inefficienza della macchina amministrativa.
 
Non bastavano i problemi causati dai costi sempre più gravosi e dei prezzi in drammatico crollo, ora gli agricoltori fanno i conti con i disservizi dell’Inps. Migliaia di produttori stanno, infatti, ricevendo, in questi giorni, lettere raccomandate dell’Istituto con le quali si comunica la possibile esistenza di un debito previdenziale e, nel caso questo sia reale, l’interruzione dei termini prescrizionali per il recupero dello stesso da parte dell’ente pensionistico. Una comunicazione che sta provocando profondi disagi e grandi preoccupazioni nelle campagne. Il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi è intervenuto immediatamente e, in una lettera, ha chiesto al ministro del Lavoro Maurizio Sacconi e al presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua di risolvere al più presto un problema che rischia di causare difficoltà e ulteriori oneri per le imprese agricole.
Nella lettera, il presidente Politi sottolinea che “in termini ordinari ciò è corretto e come organizzazione professionale non avremmo assolutamente nulla da eccepire. Per come in realtà si sta realizzando l’operazione, ritengo, invece, di dover contestare duramente l’operato dell’Inps, sia per il disagio che sta causando agli agricoltori, sia per l’enorme spreco di denaro pubblico derivante dalla predisposizione ed invio delle lettere e dai conseguenti costi postali per la consegna tramite posta raccomandata”.
“Attraverso i nostri uffici sul territorio, si è accertato, infatti, che le lettere -scrive Politi- vengono inviate a partire da archivi datati (trentennali), incrementati dall’iscrizione di nuovi soggetti potenzialmente debitori e mai aggiornati in relazione alle posizioni sanate, per comprovato pagamento di quanto richiesto (condoni, ristrutturazione dei debiti agricoli; pagamento cartelle esattoriali)”.
Tutto ciò sta comportando -afferma il presidente della Cia- “l’invio di numerose comunicazioni relative a debiti inesistenti, riferite a posizioni anche molto vecchie (fino agli anni 80), talvolta intestate a soggetti deceduti. Si sta, insomma, creando una situazione di allarme e di disagio. Così viene attivata per l’ennesima volta la ricerca, il controllo e l’esibizione di ricevute ed altri documenti cartacei, spesso già in possesso dell’istituto, che non si può assolutamente tollerare”.
“A nulla vale quanto l’Istituto scrive nella lettera in merito al fatto che se l’interessato accerta l’insussistenza del debito indicato o l’avvenuta sanatoria della pendenza, della stessa non va tenuto conto. L’agricoltore sottoposto ciclicamente (ogni cinque anni) a tale ‘bombardamento’ e desideroso di chiudere tale ‘telenovela’, si attiva per l’ennesima volta -rileva Politi- per produrre i documenti, sperando finalmente nell’aggiornamento dell’archivio, che puntualmente non avviene. E la conseguenza è una sola: passato il quinquennio si riparte con la prossima puntata”.
Per il presidente della Cia, “tale metodo, inoltre, lascia incorrere qualcuno nell’inconveniente di non reperire più i documenti comprovanti la regolarità della posizione di oltre 20 anni fa, magari della quale si trova ad essere solo erede, rischiando che l’Istituto finisca un giorno per pretendere il pagamento di un debito inesistente”.
“La Cia -scrive Politi nella lettera a Sacconi e Mastrapasqua- ritiene improrogabile da parte dell’Inps la predisposizione di un piano di lavoro sugli archivi delle posizioni agricole che consenta di uscire da questa pagina di inefficienza, ponendosi nelle condizioni di effettuare le future e sacrosante azioni di recupero dei crediti effettivamente esistenti, su archivi aggiornati, nei quali compaiano solo coloro per i quali la sanatoria delle proprie pendenze non sia stata effettivamente provata. Essere efficiente non può essere un obbligo del solo cittadino, ma riguarda l’intero sistema, pubblica amministrazione compresa”.
Da qui la richiesta del presidente della Cia al ministro e al presidente dell’Inps “di intervenire in maniera decisa, con provvedimenti che impediscano definitivamente di scaricare sugli agricoltori l’inefficienza dell’Istituto nella gestione degli archivi, stabilendo dei limiti certi ed invalicabili di decadenza, oltre i quali il mancato accertamento dell’esistenza del debito e la mancata realizzazione delle azioni di recupero, determini che lo stesso debba essere annullato e i diritti conseguenti debbano essere riconosciuti all’iscritto, considerando la sua posizione pienamente regolare”.
 
 
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