Inflazione: il crollo dei prezzi sui campi blocca la corsa degli alimentari, ma i consumi restano al palo. Le famiglie cambiano le abitudini a tavola

Le famiglie cambiano le abitudini a tavola La Cia, a commento dei dati provvisori Istat di giugno, sottolinea che la caduta verticale delle quotazioni all'origine (meno 15 per cento negli ultimi due anni) è stata determinante per frenare i listini sugli scaffali, dove si registrano anche diminuzioni.

30/giu/2010 12.11.12 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Inflazione: il crollo dei prezzi sui campi blocca la corsa degli alimentari, ma i consumi restano al palo. Le famiglie cambiano le abitudini a tavola
 
La Cia, a commento dei dati provvisori Istat di giugno, sottolinea che la caduta verticale delle quotazioni all’origine (meno 15 per cento negli ultimi due anni) è stata determinante per frenare i listini sugli scaffali, dove si registrano anche diminuzioni. Nonostante ciò, gli acquisti subiscono un nuovo rallentamento e per gli agricoltori la situazione resta difficile.
 
La caduta verticale dei prezzi sui campi (meno 15 per cento negli ultimi due anni) blocca la corsa dei listini al dettaglio (meno 0,4 per cento a giugno rispetto all’analogo periodo del 2009 e meno 0,1 per cento nei confronti del precedente mese di maggio). Un  calo che, tuttavia, non favorisce la ripresa dei consumi alimentari che, dopo la ripresa del primo trimestre (più 1,1 per cento rispetto ali primi tre mesi dell’anno passato), hanno registrato un calo ad aprile del 2 per cento. E nonostante il rallentamento delle quotazioni sugli scaffali, le famiglie cambiano il menù e così modifica anche il carrello della spesa: meno pane, pasta, carne bovina, vino e di olio d’oliva e più prodotti trasformati, formaggi, latte, ortaggi e frutta. E’ quanto afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori a commento dei dati provvisori dell’Istat sull’inflazione a giugno.
L’agricoltura, in questo modo, ha dato il suo significativo contributo al rallentamento del trend inflazionistico. Un apporto che, però, è stato pagato a caro prezzo dagli agricoltori che -rileva la Cia- nello scorso anno hanno visto ridurre di circa il 21 per cento i loro redditi. Un effetto dovuto al mix micidiale tra crollo delle quotazioni all’origine e vertiginoso aumento dei costi produttivi, contributivi e burocrati, che, oltretutto, dal primo agosto prossimo subiranno un'ulteriore impennata per la fine della proroga (il 31 luglio) della fiscalizzazione degli oneri sociali.
La frenata al dettaglio dei prodotti agroalimentari -ricorda la Cia- ha permesso di alleggerire la spesa alimentare (meno 3,9 per cento nel primo trimestre 2010), grazie soprattutto alla riduzione delle quotazioni di prodotti come la frutta, gli ortaggi, il latte, i formaggi, il vino e alcuni tipi di carne (avicole in particolare). Nonostante ciò, circa 60 per cento delle famiglie, negli ultimi dodici mesi, ha cambiato il menù, indirizzando le proprie scelte verso alimenti meno cari, grazie alle promozioni esercitata dalla distribuzione. E di conseguenza si è modificata anche la composizione del carrello.
Si acquista con maggiore consapevolezza e attenzione al prezzo, con l’obiettivo di spendere al meglio le risorse disponibili. Si cercano -rimarca la Cia- alternative più convenienti, si rincorrono, appunto, le promozioni, si compra in punti vendita dove gli stessi prodotti si trovano a prezzo più basso, si guarda con interesse a saldi, sconti, offerte. Si punta, quindi, al prezzo più basso. E così l’indice degli acquisti domestici resta al palo. La ripresa ritarda e, al momento, è difficile prevedere quando si manifesterà in maniera tangibile. 
 

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