Agricoltura, frena la caduta dei prezzi sui campi. Ma in due anni si è avuto un taglio del 15 per cento:cali record per frutta, ortaggi, cereali, carne e vino. Redditi ridotti del 20 per cento

07/gen/2010 13.11.41 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Agricoltura, frena la caduta dei prezzi sui campi. Ma in due
anni si è avuto un taglio del 15 per cento:cali record per frutta,
ortaggi, cereali, carne e vino. Redditi ridotti del 20 per cento
 
La Cia sottolinea che, nonostante la battuta d’arresto registrata a maggio, la situazione resta molto complessa. Le quotazioni all'origine non sono più remunerative e stanno mettendo in grave difficoltà gli agricoltori alle prese anche con gli elevati costi produttivi.
 
Frena in maggio la caduta vertiginosa dei prezzi sui campi (meno 0,3 per cento nei confronti dello stesso periodo del 2009), ma in due anni (maggio 2008-maggio 2010) le quotazioni all’origine dei prodotti agricoli sono diminuite in media del 15 per cento, con flessioni record per cereali (meno 25 per cento, con punte anche del meno 40 per cento per il grano duro), per la frutta (meno 18 per cento), per gli ortaggi (meno 12 per cento), per il vino (meno 10 per cento) e la carne bovina (meno 8 per cento). Un trend che, sommato alla lievitazione dei costi, ha, in pratica. tagliato, sempre negli ultimi ventiquattro mesi, del 20 per cento i redditi dei produttori. E’ quanto denuncia la Cia-Confederazione italiana agricoltori sulla base dei dati elaborati dall’Ismea.
Nonostante la battuta d’arresto del maggio scorso, i prezzi alla produzione in agricoltura -afferma la Cia- continuano a mantenere livelli molto bassi e nella stragrande parte dei settori risultano non remunerativi. Restano, comunque, negativi nel confronto con l’analogo periodo dell’anno scorso gli andamenti per i cereali (meno 12,3 per cento), per la frutta fresca e secca (meno 9,1 per cento ), per i vini (meno 2 per cento), la cui tendenza riflessiva è stato il “leit motiv”degli ultimi 18 mesi, per gli ovi-caprini (meno 1,2 per cento), per i bovini e bufalini (meno 2,1 per cento).
In controtendenza, invece, i listini all’origine di ortaggi e legumi (più 7 per cento), dell'olio d'oliva -che recupera il 12,3 per cento, anche se va rilevato che, come ricorda l’Ismea, proprio a maggio 2009 l'indice dei prezzi aveva toccato il livello più basso degli ultimi anni- per latte e derivati (più 9,8 per cento) -che prosegue il trend positivo iniziato a ottobre 2009- per le uova (più 5,2 per cento) e per i suini (più 3,7 per cento).
In particolare, il trend negativo della frutta -rimarca la Cia- sta mettendo in emergenza molti agricoltori, ma ancora più grave è lo scenario per i produttori di grano duro, le cui quotazioni sono addirittura più basse di venticinque anni fa (1985), quando il prodotto toccava il prezzo di 55 mila delle vecchie lire (pari a 27/28 euro) a quintale, mentre oggi, invece, è pari a 15,50/16 euro, con una diminuzione di oltre 12 euro a quintale, nonostante il gravoso aumento dei fattori e dei mezzi produttivi e dei costi contributivi.
La Cia sottolinea che il lieve calo dei prezzi agricoli all’origine a maggio fa seguito a flessioni del 4,5 per cento in aprile, del 9,6 per cento nel mese di marzo e del 13,4 per cento dell’anno passato. Una caduta libera che, sommata all’aumento dei costi produttivi, contributivi e burocratici ha determinato una profonda crisi per gli agricoltori, sempre più in grave affanno.
 
 
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