Agricoltura: il biologico Ue ha un nuovo marchio. Ora è essenziale una campagna di comunicazione per farlo conoscere ai consumatori

La genericità del logo, una foglia su fondo verde stilizzata da dodici stelle bianche e da una cometa, impone, tuttavia, una forte campagna di informazione per aiutare -affermano Cia e Anabio- i consumatori a riconoscerlo e ad associarlo al prodotto biologico.

07/gen/2010 16.45.35 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Agricoltura: il biologico Ue ha un nuovo marchio. Ora è essenziale
una campagna di comunicazione per farlo conoscere ai consumatori
 
Cia e la sua associazione per l’agricoltura biologica Anabio sostengono l’importanza di valorizzare il settore il cui mercato è in continua crescita soprattutto nel nostro Paese. Sottolineata l’esigenza di approvare una norma nazionale per la produzione di vino “bio”.
 
Il biologico europeo da oggi ha un nuovo logo. Il vecchio era molto contestato, perché indistinguibile da quello delle Dop (Denominazione di origine protetta) ed Igp (indicazione geografica protetta) e generava confusione tra i consumatori. La Commissione Ue ha, quindi, adottato, con il Regolamento 271 del 24 marzo 2010, il nuovo marchio che diventa obbligatorio e che impone anche l’indicazione del luogo di origine in cui sono state coltivate le materie prime agricole. E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori e la sua associazione per l’agricoltura biologica Anabio.
La genericità del logo, una foglia su fondo verde stilizzata da dodici stelle bianche e da una cometa, impone, tuttavia, una forte campagna di informazione per aiutare -affermano Cia e Anabio- i consumatori a riconoscerlo e ad associarlo al prodotto biologico. Si auspica, pertanto, un Piano di comunicazione, adeguatamente finanziato, anche per non rischiare di compromettere il mercato dei prodotti biologici che in Europa è molto vivace ed in continua crescita.
In Italia in particolare, i consumi di prodotti biologici non conoscono crisi. Da tre anni a questa parte, mentre si contraggono sempre più i consumi delle famiglie, il biologico continua la sua crescita senza sosta con aumenti che in media si attestano intorno al 7 per cento.
Perché questa crescita dei consumi dia anche opportunità di mercato certe agli agricoltori italiani, tocca al nostro Paese creare le migliori condizioni di produzione per le aziende. E’ perciò il caso di valutare, con la dovuta serenità, l’impatto -sostengono Cia e Anabio- della normativa italiana su alcuni aspetti della produzione ed in particolare del D.M. di recepimento delle norme comunitarie che entra in vigore oggi e che impone calendari di rotazioni, dal Nord al Sud Italia, identici e di conseguenza inattuabili.
E’ anche il caso di stabilire, a parere di Cia e Anabio, di procedere al più presto ad approvare una norma nazionale per la produzione di vino biologico, dopo che è naufragata la possibilità di una norma europea con il ritiro, da parte del commissario all’Agricoltura Dacian Ciolos, della proposta di regolamento dell’esecutivo di Bruxelles.
In Italia si è raggiunta una sostanziale condivisione fra le rappresentanze dei produttori sulle norme tecniche da adottare per il vino biologico. Sarebbe auspicabile -concludono Cia e Anabio- non disperdere il lavoro svolto e procedere velocemente all’approvazione di una norma nazionale, poiché quello del vino biologico è un mercato molto in crescita in Europa e sul quale molti vitivinicoltori italiani hanno investito e molti altri sono pronti a farlo.
 
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