Inflazione: la caduta dei prezzi agricoli "taglia" i listini al dettaglio degli alimentari , ma per i consumi è ancora crisi

14/lug/2010 11.35.32 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Inflazione: la caduta dei prezzi agricoli “taglia” i listini
al dettaglio degli alimentari, ma per i consumi è ancora crisi
                                               
La Cia commenta i dati Istat di giugno ed evidenzia che il crollo delle quotazioni sui campi (meno 15 per cento negli ultimi due anni) è stato determinante per frenare la “corsa” sugli scaffali, dove si cominciano a registrare anche evidenti diminuzioni. Un contributo che gli agricoltori hanno pagato in modo pesante, vista la grave situazione reddituale. Tuttavia gli acquisti segnano un ulteriore calo.
 
Prezzi sui campi in crollo (meno 15 per cento negli ultimi due anni), listini sugli scaffali bloccati (meno 0,3 per cento in un anno), ma per i consumi alimentari la ripresa è ancora molto lontano. Anzi, dopo la ripresa del primo trimestre 2010 (più 1,1 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno passato), hanno registrato un calo ad aprile del 2 per cento. E nonostante il rallentamento delle quotazioni al dettaglio, le famiglie cambiano il menù e così modifica anche il carrello della spesa: meno pane, pasta, carne bovina, vino e olio d’oliva e più prodotti trasformati, formaggi, latte, ortaggi e frutta. E’ quanto afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori a commento dei dati provvisori dell’Istat sull’inflazione a giugno.
Ancora una volta -segnala la Cia- l’agricoltura ha dato un deciso apporto al rallentamento del trend inflazionistico. Un contributo che, però, gli agricoltori hanno pagato in maniera salata. Il mix micidiale tra crollo delle quotazioni all’origine e il vertiginoso aumento dei costi produttivi, contributivi e burocratici, che, oltretutto, dal primo agosto prossimo subiranno un'ulteriore impennata per la fine della proroga (il 31 luglio) della fiscalizzazione degli oneri sociali, ha causato, infatti, un taglio di circa il 21 per cento dei redditi.
La frenata al dettaglio dei prezzi dei prodotti agroalimentari -sottolinea la Cia- ha così permesso di alleggerire la spesa alimentare (meno 3,9 per cento nel primo trimestre 2010), grazie soprattutto alla riduzione delle quotazioni di prodotti come la frutta, gli ortaggi, il latte, i formaggi, il vino e alcuni tipi di carne (avicole in particolare). Tuttavia, circa il 60 per cento delle famiglie, negli ultimi dodici mesi, ha cambiato il menù, indirizzando le proprie scelte verso alimenti meno cari, grazie alle promozioni esercitate dalla distribuzione. E di conseguenza si è modificata anche la composizione del carrello.
Gli italiani cercano di acquistare con maggiore consapevolezza e guardano con attenzione al prezzo. Obiettivo è quello di spendere al meglio le risorse (sempre più ridotte) disponibili. Si guarda, quindi, con interesse a saldi, sconti, offerte. E così l’indice degli acquisti domestici -ricorda la Cia- resta al palo. La ripresa ritarda e, al momento, la situazione resta difficile.
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