Povertà: due famiglie su cinque costrette a "tagliare" la spesa alimentare. Tre su dieci portano a tavola soltanto "promozioni". E i discount si affollano sempre di più

15/lug/2010 11.01.50 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Povertà: due famiglie su cinque costrette a “tagliare”
la spesa alimentare. Tre su dieci portano a tavola soltanto
“promozioni”. E i discount si affollano sempre di più
 
In merito all’indagine dell’Istat, la Cia mette in evidenza le gravi difficoltà che incontrano gli italiani per “comporre” il menù quotidiano. E il carrello s’alleggerisce: meno 3 per cento nel 2009. Gli acquisti mensili per mangiare scendono a 461 euro per nucleo familiare.
 
Due famiglie su cinque costrette a “tagliare” la spesa alimentare, tre su dieci comprano soltanto “promozioni”, sempre più frequenti nella nostra catena distributiva; sei su dieci cambiano menù; una su dieci rinuncia a pranzi e cene fuori dalle mura domestiche (ristoranti, trattorie, tavole calde, fast food, pizzerie). E’ quanto evidenzia la Cia-Confederazione italiana agricoltori che, in occasione della presentazione del Rapporto Istat sulla povertà, anticipa i risultati di un’indagine sui consumi che verrà presentata nelle prossime settimane.
Sono dati che dimostrano -afferma la Cia- le gravi difficoltà economiche delle famiglie che si impoveriscono sempre di più. Sta di fatto che nel 2009 è diminuita del 3 per cento rispetto all’anno precedente la spesa media per generi alimentari e bevande (461 euro al mese). In particolare calano gli acquisti di pane e cereali, di carne, di oli e grassi, di frutta e ortaggi, di zucchero, di caffè. Una tendenza negativa che si riscontra anche dalle stime preliminari del primo semestre 2010. Solo nel mese di aprile si è avuta una flessione dei consumi pari al 2 per cento.
La spesa mensile per generi alimentari e bevande rappresenta, in media, il 18,9 per cento di quella totale (il 16,4 per cento tra le famiglie del Nord, il 24,4 per cento nel Mezzogiorno). La crisi economica ha, comunque, spinto il 10,4 per cento delle famiglie -avverte la Cia- ad acquistare generi alimentari presso gli hard-discount, percentuale in netta crescita tra le regioni del Centro (dal 9,8 al 10,5 per cento). Il supermercato -come risulta anche dall’ultima indagine Istat sui consumi- si conferma, tuttavia, il luogo di acquisto prevalente (68,4 per cento), soprattutto nel Centro-Nord (superiore al 70 per cento). Nel Mezzogiorno, invece, il 76,9 per cento delle famiglie continua ad acquistare presso il negozio tradizionale, con percentuali decisamente superiori alla media per tutti i beni (pane, pasta, carne, pesce, frutta e ortaggi).
Nella fotografia della Cia sui consumi alimentari, si rileva che la famiglia italiana acquista con maggiore consapevolezza e attenzione al prezzo, con l’obiettivo di spendere al meglio le sempre più esigue risorse disponibili. Si cercano alternative più convenienti, si rincorrono le promozioni, si compra in punti vendita dove gli stessi prodotti si trovano a quotazioni più basse (appunto negli hard-discount). Si guarda con interesse a saldi, sconti, offerte. E così gli acquisti domestici continuano a scendere e il carrello della spesa diventa ancora più povero.
 
 
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