Prezzi: la caduta verticale sui campi "taglia" i redditi degli agricoltori E' impennata dei costi . Per le imprese è sempre più emergenza

Uno scenario che nelle prossime settimane si aggraverà ulteriormente vista la fine della proroga (31 luglio) della fiscalizzazione degli oneri sociali per le zone svantaggiate e di montagna e la mancata reintroduzione del "bonus gasolio" per le serre.

27/lug/2010 11.33.49 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Prezzi: la caduta verticale sui campi “taglia” i redditi degli agricoltori
E’ impennata dei costi. Per le imprese è sempre più emergenza
 
La Cia sottolinea che i dati Istat del primo trimestre 2010 confermano una situazione molto difficile che s’aggraverà ulteriormente nelle prossime settimane con la fine della proroga (31 luglio) della fiscalizzazione degli oneri sociali e la mancata reintroduzione del “bonus gasolio”. Agricoltori in grande affanno.
 
La fotografia dell’Istat sui prezzi all’origine dei prodotti agricoli (meno 6,2 per cento nei primi tre mesi del 2010 rispetto all’analogo periodo del 2009) e sui costi sostenuti dagli agricoltori (più 1,8 per cento su base congiunturale) confermano un settore primario in grave emergenza, ma soprattutto imprese sempre più a rischio chiusura. Un trend negativo che ormai si protrae dal 2008 e che soprattutto lo scorso anno ha toccato livelli insostenibili. Sta di fatto che i redditi dei produttori sono stati “tagliati” del 21 per cento. Uno scenario che nelle prossime settimane si aggraverà ulteriormente vista la fine della proroga (31 luglio) della fiscalizzazione degli oneri sociali per le zone svantaggiate e di montagna e la mancata reintroduzione del “bonus gasolio” per le serre. Lo ha sostenuto la Cia-Confederazione italiana agricoltori, fortemente preoccupata per una situazione alquanto complessa.
Per l’agricoltura italiana, i cui problemi continuano ad essere ignorati dal governo, le prospettive future -afferma la Cia- non sono certo allegre. Tutt’altro. Già negli ultimi dieci anni circa 500 mila imprese agricole, in particolare quelle che operavano in zone di montagne e svantaggiate, hanno dovuto chiudere. E dopo il nuovo crollo registrato nel primo trimestre, c’è il fondato pericolo che, se non si adottano precisi provvedimenti, nei prossimi tre-quattro anni, altre 250 mila aziende rischiano di cessare l’attività. Servono, quindi, misure in grado di dare una boccata d’ossigeno agli imprenditori che non possono continuare ad operare in una crisi profonda e nella perenne incertezza.
Siamo, quindi, in presenza di un quadro allarmante, di una realtà molto grave che, purtroppo, si continua ad ignorare. Basta vedere -avverte la Cia- quello che è avvenuto a partire dalla legge finanziaria 2010 per finire alla manovra economica attualmente in discussione alla Camera, per comprendere quale è l’interesse nei confronti degli agricoltori. Praticamente nullo.
Sarebbe, invece, il momento di agire con iniziative concrete, anche perché il settore è atteso da nuove e decisive sfide, a cominciare dalla Pac post 2013. Serve, dunque, un cambiamento di rotta da parte del governo che -ribadisce la Cia- deve riprendere le redini per un vero progetto di politica agricola, dando così vita alla Conferenza nazionale dell’agricoltura e dello sviluppo rurale, solennemente annunciata nel 2007 e poi lasciata cadere.
 
 
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