Mozzarella rosa: Cia, "no" alla caccia alle streghe

Mozzarella rosa: Cia, "no" alla caccia alle streghe 26 agosto 2010 Mozzarella rosa: Cia, "no" alla caccia alle streghe Secondo la Cia-Confederazione italiana agricoltori: "E' giusto perseguire con fermezza e rapidità chi mina la sicurezza alimentare dei consumatori con prodotti scadenti o sofisticati, ma occorre cautela e senso di responsabilità per non sommare ulteriori danni ai 15 miliardi già persi dal sistema agroalimentare negli ultimi 20 anni".

26/ago/2010 14.40.06 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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26 agosto 2010
 
Mozzarella rosa: Cia, “no” alla caccia alle streghe
 
Secondo la Cia-Confederazione italiana agricoltori: “E’ giusto perseguire con fermezza e rapidità chi mina la sicurezza alimentare dei consumatori con prodotti scadenti o sofisticati, ma occorre cautela e senso di responsabilità per non sommare ulteriori danni ai 15 miliardi già persi dal sistema agroalimentare negli ultimi 20 anni”.
 
          Sulla mozzarella in Italia si sta creando, tra i consumatori, un pericoloso clima da caccia alle streghe. In Italia si produce della straordinaria mozzarella di latte vaccino come di bufala. Il prodotto in commercio è generalmente ottimo, sottoposto a rigidissimi controlli degli organismi preposti e vanto dell’agroalimentare nostrano nel mondo. Oggi la mozzarella rosa, ieri quella blu e domani forse quella fosforescente rappresentano solo casi isolati e infinitesimali rispetto al volume del prodotto in commercio. Tra l’altro, tutte le anomalie sono prontamente individuate e sottoposte a serie analisi. La ricaduta negativa, tutta a discapito dei produttori che operano nella qualità, di un discredito generalizzato sul prodotto mozzarella costa milioni di euro, in termini di mancata vendita. E’ quanto rileva la Cia-Confederazione italiana agricoltori commentando l’ultimo caso di “mozzarella rosa” riscontrato, in queste ore, nelle Marche.
          E’ chiaro -sottolinea la Cia- che qualora si dimostrasse un comportamento, da parte di operatori senza scrupoli, di un attentato alla sicurezza alimentare dei consumatori, questi dovranno essere perseguiti dalla legge con veemenza.
          Resta il fatto -ricorda la Cia- che i “falsi allarmi” su produzioni alimentari italiane sono costati al settore già 15 miliardi di euro, dal 1990 ad oggi. La vicenda dell’“Aviaria”, solo per citare un esempio, che non riscontrò un solo caso di contagio nel nostro Paese, costò, in poche settimane, posti di lavoro e condusse alla chiusura di svariate aziende di pollame.
          Alcuni meccanismi mediatici e una informazione a volte troppo superficiale e sensazionalistica -conclude la Cia- sono capaci di scatenare psicosi collettive che spesso precedono la valutazione scientifica sull’effettiva pericolosità del fenomeno, di fatto, come è accaduto costantemente negli ultimi 25 anni nel nostro Paese.
 
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