Redditi agricoli sempre più falcidiati: in cinque anni "taglio" del 34 per cento. E con costi pesanti e crollo dei prezzi anche per il 2010 s'annuncia un nuovo colpo di scure

14/set/2010 13.22.53 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Redditi agricoli sempre più falcidiati: in cinque anni “taglio”
del 34 per cento. E con costi pesanti e crollo dei prezzi
anche per il 2010 s’annuncia un nuovo colpo di scure
 
La Cia mette in risalto una situazione molto difficile per le imprese. Nel 2009 si è toccato il fondo con un crollo reddituale di circa il 21 per cento. A causa dell’abolizione del “bonus gasolio” e della fine della fiscalizzazione lo scenario per gli agricoltori rischia di divenire ancora più grave.
 
Negli ultimi cinque anni, dal 2005 e al 2009, i redditi degli agricoltori italiani hanno subito un “taglio” drastico: meno 34 per cento. Nello stesso periodo i costi per i mezzi di produzione, dei contributi e quelli burocratici sono cresciuti di oltre il 20 per cento, mentre i prezzi praticati sui campi sono scesi del 18 per cento. Un trend al ribasso che dovrebbe proseguire anche per il 2010: le previsioni parlano di una diminuzione tra il 5 e il 7 per cento. Sono, comunque, stime per difetto. Potrebbero, infatti, verificarsi discese ben più consistenti. E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori per la quale la situazione dei nostri produttori è sempre più preoccupante e, in ambito europeo, sono quelli che hanno avuto gli effetti più drammatici di una crisi che non accenna a stemperarsi, anzi si aggrava sempre di più.
Il “colpo di grazia” per i redditi degli agricoltori italiani è venuto -afferma la Cia- lo scorso anno, quando sono crollati di circa il 21 per cento. Il calo più accentuato degli ultimi dieci anni che, nonostante i dati positivi del 2004 e del 2008 (rispettivamente più 3,5 per cento e più 2 per cento), avevano segnato un continuo andamento al ribasso, con punte del meno 10,4 per cento nel 2005 e del meno 3,4 per cento nel 2006.
Dal 2000 -rimarca la Cia- è stato così un crollo verticale per i redditi agricoli italiani. E anche per l’anno in corso non si prospetta nulla di buono, visto che i prezzi praticati sui campi dovrebbero segnare un calo intorno al 4 per cento, certamente minore a quello registrato nel 2009 (meno 13,4 per cento), ma la situazione resta alquanto allarmante.
Stesso discorso -rileva la Cia- per i costi produttivi, in particolare quelli petroliferi (aumentati anche per l’abolizione del “bonus gasolio” per le serre), che a luglio scorso hanno segnato un incremento tra il 9 e il 10 per cento nei confronti dell’analogo periodo del 2009, con picchi del 26 per cento per il comparto degli ortaggi, del 24 per cento per la frutta e del 14 per cento per il latte e i suoi derivati.
Non dissimile la situazione sul fronte degli oneri contributivi, il cui peso si è accresciuto ulteriormente con la fine (il 31 luglio scorso) della fiscalizzazione. Oneri opprimenti che in poco meno di due anni sono cresciuti quasi del 30 per cento e che -conclude la Cia- si traducono in forte ostacolo alla crescita economica delle imprese, con incidenza negativa notevole sull’occupazione e la competitività.

Così i redditi degli agricoltori italiani in dieci anni

2000 +1,6%
2001 -1,8%
2002 -2,6%
2003 -2,2%
2004 +3,5%
2005 -10,4%
2006 -3,4%
2007 -2,0%
2008 +2,0%
2009 -20,6%
2010 -5/7% (previsione)
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