Vendemmia 2010: meno produzione e buona qualità , ma per i produttori restano le difficoltà . I prezzi delle uve rosse in grande sofferenza

16/set/2010 14.49.31 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Vendemmia 2010: meno produzione e buona qualità, ma per i produttori restano le difficoltà. I prezzi delle uve rosse in grande sofferenza
 
La Cia evidenzia, anche sulla base dei dati Ismea, che i livelli produttivi dovrebbero toccare quest’anno i 45 milioni di ettolitri, con una flessione dell’1 per cento rispetto al 2009. Per i vitivinicoltori occorrono politiche nuove e interventi propulsivi, in modo da tutelare redditi sempre più corrosi. Servono strategie che permettano di operare nell’ottica dello sviluppo e della competitività.
 
Produzione in lieve calo (45 milioni di ettolitri) rispetto al 2009 (meno 1 per cento), buona la qualità, prezzi delle uve bianche in ripresa, mentre sono in sofferenza quelli delle uve rosse. E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori sulla vendemmia 2010 in pieno svolgimento.
Analizzando le varie aree geografiche, anche sulla base degli ultimi dati Ismea, si riscontra, sotto il profilo produttivo, una sostanziale crescita per le regioni del Nord, mentre -avverte la Cia- per quanto riguarda quelle del Centro, si hanno situazioni di stabilità. Nel Mezzogiorno, invece, a partire dall'Abruzzo e dalla Puglia, si registrano evidenti riprese produttive, che fanno seguito alle forti flessioni dello scorso anno, senza, però, tornare ai livelli precedenti l’entrata in vigore della nuova Ocm. Nelle isole maggiori si hanno, al contrario, accentuate perdite.
La qualità, nel complesso, si presenta buona, ma molto dipenderà -rileva la Cia- dal clima che caratterizzerà i giorni precedenti la raccolta. Serve caldo e non umidità. Occorrono alte temperature diurne e fresco nelle ore notturne, in modo da rallentare la retrogradazione della componente acida.
Comunque, ci sono altri elementi -come fa notare anche l’Ismea- che rendono ancora incerti gli esiti della campagna in corso. Primo fra tutti, la "vendemmia verde", attivata per la prima volta, che, di fatto, ha tolto materia prima dal circuito produttivo. A questo si aggiungono le estirpazioni con premio, che rischiano di incidere per circa 20.000 ettari.
Queste le previsioni produttive per le singole realtà regionali: Piemonte (più 6 per cento), Valle d’Aosta (più 10 per cento), Lombardia (più 5 per cento), Veneto (più 3 per cento), Trentino Alto Adige (più 5 per cento), Friuli Venezia Giulia (più 5 per cento), Liguria (meno 3 per cento), Emilia Romagna (meno 5 per cento), Toscana (meno 3 per cento), Marche (più 5 per cento), Umbria (meno 2 per cento), Lazio (nessuna variazione), Abruzzo (più 8 per cento), Molise (più 10 per cento), Campania (più 5 per cento), Puglia (più 9 per cento), Basilicata (meno 3 per cento), Calabria (più 15 per cento), Sicilia (meno 20 per cento), Sardegna (meno 15 per cento).
Al di là della produzione e della qualità, restano, tuttavia, le gravi difficoltà dei vitivinicoltori ad ottenere una buona remunerazione del prodotto, in particolare per le uve rosse, che -sostiene la Cia- lamentano una situazione di evidente sofferenza. Nella situazione di mercato attuale i più fragili sono i produttori che costituiscono la stragrande maggioranza delle micro e piccole imprese italiane. E ad aggravare lo scenario sono i pesanti costi produttivi, contributivi e burocratici che stanno creando notevoli ostacoli alla gestione delle imprese che continuano a muoversi fra mille e complesse incertezze.
Per la Cia occorrono, quindi, progetti atti a proteggere e valorizzare il lavoro e i redditi dei produttori vitivinicoli che svolgono un ruolo fondamentale per garantire vini tipici e legati al territorio. Occorrono politiche serie e mirate che permettano agli agricoltori di operare con efficacia e con margini remunerativi. Non bastano le raccomandazioni per fare più qualità, per migliorare il rapporto qualità-prezzo, per accorciare la filiera. Tutti elementi certamente positivi, ma che hanno bisogno di interventi incisivi e di strategie che aprano nuove prospettive di sviluppo e di competitività per le aziende “made in Italy”.
 
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