Pac post 2013: avviare subito un confronto nazionale per costruire una posizione unitaria e forte nelle trattative Ue. Non lasciare la palla solo a Francia e Germania

Pac post 2013: avviare subito un confronto nazionale per costruire una posizione unitaria e forte nelle trattative Ue.

17/set/2010 12.10.36 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Pac post 2013: avviare subito un confronto nazionale
per costruire una posizione unitaria e forte nelle
trattative Ue. Non lasciare la palla solo a Francia e Germania
 
Alla Fiera del Levante di Bari il presidente della Cia Giuseppe Politi, che da mesi chiede una vasta consultazione nel nostro Paese su questo problema di grande rilevanza, ribadisce l’esigenza di una strategia chiara in grado di tutelare e valorizzare gli agricoltori italiani che hanno necessità di un futuro di certezze. Nessuna critica all’accordo di Parigi e Berlino, di cui condividiamo anche alcuni aspetti. Solo l’opportunità di affermare anche le ragioni della nostra agricoltura.
 
“Da mesi chiediamo al governo che sul futuro della Pac si avvii una vasta concertazione con tutti i soggetti della rappresentanza interessati, con l’obiettivo di costruire una posizione unitaria, utile per la nostra agricoltura e per gli agricoltori italiani. Un’esigenza ancora più forte davanti all’accordo raggiunto tra Francia e Germania. Intesa che non contestiamo, anzi alcuni aspetti li condividiamo, ma vogliamo che il nostro Paese si presenti alle prossime decise trattative comunitarie, e soprattutto prima che la Commissione di Bruxelles presenti le sue proposte, con una strategia condivisa che permetta di far valere le esigenze dei produttori che stanno vivendo una fase molto difficile e il loro domani dipende molto dalle scelte che verranno fatte dall’Ue”. E’ quanto sottolineato dal presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi nel suo intervento oggi a Bari alla Fiera del Levante durante il convegno sulla riforma della politica agricola comune post 2013.
“Sul problema la nostra posizione è molto chiara e l’abbiamo espresse in più occasioni. Per la Cia -ha rimarcato Politi- la Pac post 2013 dovrà porre al centro l’agricoltura e le imprese agricole. Come è scritto nel documento per l’Assemblea: il sostegno pubblico dovrà essere destinato agli agricoltori professionali ed alle imprese agricole che operano nel mercato dei prodotti e del lavoro. Vogliamo sostenere gli imprenditori agricoli, non i percettori di rendita fondiaria. Dobbiamo superare l’anomalia della Pac che concentra l’80 per cento del sostegno sul 20 per cento delle aziende e riserva il regime di aiuti ai beneficiari storici”.
“D’altra parte, l’attuale architettura della Pac basata sui tradizionali pilastri (politiche di mercato, aiuti diretti e sviluppo rurale) è inadeguata. Per ipotizzare una nuova architettura, dobbiamo partire dagli obiettivi che ci proponiamo e dalla visione unitaria delle politiche di sostegno.
Il sostegno della Pac finalizzato all’innovazione ed allo sviluppo delle aziende deve essere separato da altre forme di sussidio a finalità sociale. Una politica di integrazione di reddito ed ammortizzatori sociali è necessaria in agricoltura per tutelare le aziende più deboli, garantire il mantenimento delle attività agricole nelle aree meno produttive e favorire il ricambio generazionale. Essa è cosa diversa rispetto a politiche a sostegno delle imprese.
E’ indispensabile, inoltre, sviluppare azioni: per correggere il malfunzionamento del mercato, sostenere le imprese ed il loro adattamento alle condizioni di mercato ed alla domanda sociale, promuovere lo sviluppo delle aree rurali ed i progetti di filiera. Questo -ha aggiunto il presidente della Cia- dovrà essere il cuore della futura Pac.
“Un’altra priorità riguarda il finanziamento della Pac. Il bilancio Ue -ha sostenuto Politi- non è cosa separata dai bilanci degli Stati membri. È essenziale il collegamento tra politiche nazionali e comunitarie. Questo collegamento è, tradizionalmente, realizzato attraverso i due strumenti del cofinanziamento e dell’addizionalità. Il primo (che caratterizza lo sviluppo rurale) serve a rendere gli Stati membri corresponsabili degli interventi finanziari dell’Unione; il secondo (adottato con il Fondo per le aree sottoutilizzate) fa sì che le risorse comunitarie non si sostituiscano a quelle nazionali ma siano aggiuntive ad esse”.
“Attraverso questi meccanismi, la spesa comunitaria ha un effetto leva in grado di accrescere gli investimenti a favore della crescita. Il cofinanziamento è, dunque, cosa diversa dalla rinazionalizzazione della Pac, tesi già respinta nel 2005. Così concepito, il cofinanziamento della Pac -ha concluso il presidente della Cia- sarebbe scelta opportuna. Parlo di cofinanziamento obbligatorio, per evitare distorsioni tra i Paesi membri, e non alternativo al finanziamento comunitario. Nella prospettiva del federalismo fiscale, il cofinanziamento garantirebbe al settore agricolo i finanziamenti che, oggi, appaiono assolutamente incerti”.
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