Grano duro: per il "made in Italy" i prezzi restano non remunerativi Rafforzare i rapporti di filiera e politiche di sostegno per i produttori

17/set/2010 13.09.57 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Grano duro: per il “made in Italy” i prezzi restano non remunerativi Rafforzare i rapporti di filiera e politiche di sostegno per i produttori
 
Riunito a Roma il Gruppo di interesse economico (Gie) cereali della Cia. Un chiaro invito all’industria molitoria per avviare un confronto costruttivo. “Cabina di regia” per controlli efficaci. Garantire la specificità del grano duro nella Pac, come è stato fatto per il riso. Servono finanziamenti più adeguati per il Piano nazionale cerealicolo.
 
Prezzi del grano duro “made in Italy” in crescita, ma ancora non remunerativi; rafforzare i rapporti di filiera, arrivando ad accordi interprofessionali; costituzione di una “cabina di regia” per controlli sia nella fase di importazione che in quelle di trasformazione e commercializzazione. Sono questi alcuni degli aspetti emersi dalla riunione a Roma del Gie-Gruppo di interesse economico cereali della Cia-Confederazione italiana agricoltori la quale ha anche evidenziato la necessità di garantire nella Pac la specificità del grano duro, per meglio affrontare e focalizzare i problemi del comparto, come, del resto è già avvenuto per il riso.
I produttori di grano duro -è stato rilevato dal Gie-Cia- continuano a vivere una fase di grande difficoltà. Nonostante gli aumenti -determinati, peraltro, da fattori contingenti- registrati nelle ultime settimane (ma con quotazioni inferiori a quelle degli altri paesi europei e internazionali), i prezzi pagati ai nostri agricoltori (20-21 euro al quintale contro i 24 euro in Francia e i 28 dollari in Canada) non compensano affatto gli alti costi produttivi, contributivi e burocratici. Costi che hanno subito un’ulteriore impennata sia a causa dei rincari petroliferi che della fine (lo scorso 31 luglio) della fiscalizzazione degli oneri sociali.
Un settore, quindi, in grave affanno che ha necessità di nuove politiche che diano reali sostegni alle imprese agricole che non possono continuare ad operare nell’incertezza più profonda e in un sistema competitivo che sta fiaccando sempre più i produttori italiani. Da qui l’esigenza -è stato sottolineato nel corso della riunione del Gie cereali- di rendere più saldi e producenti i rapporti di filiera e di lavorare in maniera seria per cercare di raggiungere efficaci accordi interprofessionali che permettano di tutelare e valorizzare il “made in Italy”. Dunque, un chiaro invito all’industria molitoria per avviare un confronto costruttivo. Un problema, questo, che sarà al centro del dibattito che caratterizzerà la prossima Conferenza economica promossa dalla Cia a Lecce per il 7 e l’8 ottobre.
Comunque, vista la complessità delle questioni che pesano attualmente sul grano duro che, pur rappresentando soltanto il 2 per cento della produzione cerealicola, costituisce un comparto fortemente ancorato alla qualità e alla tipicità dei territori, è indispensabile -è stato rimarcato dal Gie-Cia- garantire la specificità del comparto nella Pac, sviluppando cosi azioni mirate che consentano di superare le difficoltà e di cercare di risolvere le questioni che condizionano l’attività degli agricoltori. Cosa che, del resto, è già avvenuta con il riso e con risultati positivi.
Dopo aver espresso preoccupazioni per la mancanza di strategie nazionali per la riforma Pac post 2013 e sottolineato la necessità che con la nuova politica agricola europea i sostegni vadano unicamente ai produttori professionali e non alle rendite parassite, il Gie-Cia ha rilevato l’urgenza di costituire in tempi rapidi una “cabina di regia” per il grano duro. Essa deve avere il compito non solo di procedere ai controlli sull’importazione del prodotto dall’estero, soprattutto da Paesi terzi, ma di allargarli anche in tutte le fasi della filiera, fino all’ultimo anello, quello distributivo. Un’azione per garantire e difendere il “made in Italy” che ha a che fare da troppo tempo con vicende che lo stanno penalizzando pesantemente.
Infine, il Gie cereali della Cia ha ribadito che l’attuale Piano nazionale cerealico ha finanziamenti totalmente insufficienti per dare risposte valide ai produttori. Occorre, dunque, cambiare marcia e operare affinché ci siano interventi realmente efficaci in grado di aprire nuove prospettive di sviluppo e competitività.
 
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