Il fiore "made in Italy" appassisce sempre più. Imprese in grave affanno schiacciate da una concorrenza sleale, da alti costi e da prezzi in crollo

Imprese in grave affanno schiacciate da una concorrenza sleale, da alti costi e da prezzi in crollo Il presidente della Cia Giuseppe Politi a Bruxelles nel corso di una sessione della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, convocata dal presidente Paolo De Castro, denuncia una situazione difficile non solo per l'Italia, ma per tutta l'Europa.

29/set/2010 15.29.55 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Il fiore “made in Italy” appassisce sempre più. Imprese in grave affanno schiacciate da una concorrenza sleale, da alti costi e da prezzi in crollo
 
Il presidente della Cia Giuseppe Politi a Bruxelles nel corso di una sessione della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, convocata dal presidente Paolo De Castro, denuncia una situazione difficile non solo per l’Italia, ma per tutta l’Europa. I mercati invasi dalle importazioni a “dazio zero” dei paesi terzi. Il preoccupante fenomeno della delocalizzazione. Presentato un articolato documento della Confederazione.
 
Il fiore “made in Italy”, e più in generale quello europeo, è sempre più in crisi. I costi in sensibile crescita (a cominciare da quelli del gasolio, il cui “bonus” per le serre è stato soppresso dal novembre dello scorso anno), i prezzi in caduta libera, ma soprattutto le dilaganti importazioni da parte dei paesi terzi, che hanno invaso i mercati di tutta Europa e in particolare quelli italiani, sono le cause principali di una situazione drammatica per le nostre imprese floricole, molte delle quali rischiano di chiudere, mentre altre negli anni passati sono state già costrette a cessare l’attività. Un quadro estremamente allarmante che si riscontra in tutta l’Ue e che il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi ha delineato oggi a Bruxelles nel corso di una sessione della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, presieduta da Paolo De Castro. Una sessione che la Cia ha sollecitato proprio perché il problema floricolo ha ormai raggiunto una dimensione preoccupante e richiede pronti e efficaci interventi per evitare un tracollo.
Negli ultimi cinque anni la produzione di fiori recisi nel nostro Paese (un settore che rappresenta un’elevata quota della Plv agricola -6 per cento- e conta un totale di circa 36 mila aziende, con circa 100.000 addetti) è diminuita -ha rimarcato Politi, che nel corso della sessione della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo ha presentato un documento della Cia sulla crisi del settore floricolo- di oltre un quarto (meno 26 per cento) e con essa c’è stata la perdita di più di mille ettari (soprattutto strutture serricole). Particolarmente grave è lo scenario per le rose, la cui produzione si è dimezzata e i costi aumentati del 30 per cento. Difficoltà che vengono riscontrate anche da altri paesi Ue, dove le aziende floricole continuano a manifestare un trend sempre più al ribasso.
“Già nel 2007 -ha ricordato il presidente della Cia- si è potuto registrare un ridimensionamento della superficie coltivata in Europa. Molte aziende sono uscite dal mercato per l’insostenibile concorrenza dei prodotti importati (tra questi, appunto, le rose del Kenya). La perdita di competitività del fiore europeo, ovviamente, deriva dalle migliori condizioni climatiche dei paesi terzi, ma anche e soprattutto dal bassissimo costo della manodopera che, in alcuni paesi africani, è addirittura 15 volte inferiore a quello delle aziende in Europa. Ecco perché la maggioranza dell’import di fiori recisi proviene proprio dal Kenya, Colombia ed Ecuador”.
Politi ha rimarcato il fatto che verso molti paesi terzi l’Ue ha da tempo avviato politiche di sostegno allo sviluppo che si sono tradotte, per il settore floricolo, in un totale taglio dei dazi. Per la precisione, di questi accordi commerciali a “dazio zero” ne usufruiscono Kenya, Etiopia, Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia e Costarica.
Il nocciolo della questione è, però, che la competizione in atto in questo comparto non è fra paesi ricchi e paesi poveri, ma -ha rilevato il presidente della Cia- fra piccole e medie imprese che operano in Europa e grandi imprese, sempre europee, che hanno delocalizzato le loro produzioni. “Queste entrano nell’Ue sia in esenzione di dazio che senza alcun controllo fitosanitario. L’aumento di tali importazioni risulta in costante aumento, facendo nascere un problema di eccessiva quantità di offerta su un territorio, quello europeo, dove, a causa della crisi economica, si è registrato un calo dei consumi. Naturalmente ne deriva un deprezzamento che velocizza ancora di più la crisi del comparto”.
Una situazione estremamente critica che i produttori europei, e soprattutto quelli italiani, non sono più in grado di sopportare. I dati, del resto, parlano da soli: oltre all’Italia, anche in Olanda, negli ultimi anni, si è avuta una perdita superiore ai mille ettari coltivati a fiori recisi; stesso discorso per la Spagna dove si è avuta una flessione di superficie di oltre il 12 per cento e per la Francia con una diminuzione di circa 700 ettari. Lo scenario in Italia è, tuttavia, ancora più preoccupante. “Senza interventi tempestivi -ha detto il presidente della Cia- le produzioni di fiori recisi sono destinate a sparire sia nel nostro Paese che in tutta Europa, facendoci così diventare dei semplici importatori”.
“La complessità del problema -ha sottolineato Politi- deve essere affrontata con molteplici strumenti che insieme concorrano a facilitare una ripresa del settore. E’ indispensabile una revisione delle politiche comunitarie che oggi prevedono facilitazioni e sostegni per le aziende che investono fuori dal mercato europeo e una regolamentazione dei flussi di import di fiori e fronde recisi che, alla luce del calo di reddito e di produzione di molte aziende europee negli ultimi tre anni, potrebbe prevedere la possibilità di un avvio della procedura di ‘clausola di salvaguardia’, prevista dalla normativa in casi analoghi. In ogni caso la normativa comunitaria dovrebbe prevedere analoghi obblighi sanitari (passaporto verde, gassificazione del prodotto) per le merci in ingresso, esattamente come le merci europee quando vengono esportate verso un paese extra-Ue”.
Il presidente della Cia ha, inoltre, sollecitato “l’inserimento, nell’ambito delle politiche della Pac post 2013, di strumenti di sostegno al settore florovivaistico. Ciò diventa possibile anche alla luce di un cambio del sistema di erogazione degli aiuti che non dovrebbe basarsi più sul criterio storico. Inoltre, lo strumento della promozione, che già include il settore florovivaistico, dovrà essere utilizzato maggiormente in futuro”.
Secondo Politi, occorre, infine, una revisione della normativa comunitaria relativa alla possibilità di concedere agevolazioni sull’accisa gasolio che, in Italia, negli ultimi anni hanno avuto un ruolo importante di sostegno per i produttori florovivaistici. In ogni caso, il presidente della Cia ha sollecitato uno specifico intervento da parte del governo italiano.
 
 
 
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