Eternit ...da marzo 2008 a ottobre 2010

04/ott/2010 16.20.39 Virgilio E. Conti Contatta l'autore

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da marzo 2008 a ottobre 2010

marzo 2008

La cronaca di questa vicenda di malambiente da un articolo de Il centro dello scorso Marzo c.a.

 

Oricola, il capannone è ritenuto pericoloso per la presenza di amianto

 

Ex fornace sequestrata dalla Finanza
Oricola, il capannone è ritenuto pericoloso per la presenza di amianto
ORICOLA. Sequestrato dalla Guardia di Finanza di Avezzano, in collaborazione con il nucleo operativo ecologico dei carabinieri di Pescara, il sito industriale dell’ex fornace “Corvaia”. Il proprietario dell’immobile è stato denunciato: sulla questione erano intervenuti i residenti della zona che temevano danni alla salute a causa della copertura in eternit, oltre alla Protezione civile e al Comune.
La struttura, secondo la Finanza, è in gravi condizioni di degrado da diversi anni e rappresenta un notevole pericolo per l’incolumità della salute dei residenti, soprattutto a causa dell’imponente quantitativo di amianto utilizzato per la copertura dei capannoni, che si estendono su circa 10mila metri quadrati. Il capannone, inoltre, sempre secondo i rilievi eseguiti dalla Guardia di Finanza di Avezzano, coordinata dal capitano Lucio Malvestuto, è risultato pericoloso dal punto di vista strutturale. Per tali motivi, su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica di Avezzano, Guido Cocco, il proprietario dell’immobile abbandonato è stato denunciato per omissione di lavori in edifici o costruzioni che minacciano rovina. Ora sono in corso accertamenti della Procura per verificare se ci siano stati o meno in questi anni conseguenze sulla salute degli abitanti della zona. Sulla bonifica del capannone abbandonato nella zona di Golfarolo, era intervenuto anche il dipartimento della Protezione civile. Il Comune di Oricola, da parte sua, aveva già preso posizione ordinando ai proprietari di bonificare l’area in modo che venisse salvaguardata la salute dei cittadini. Il capo del dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, alcuni giorni fa aveva invitato la Provincia, il Comune di Oricola, la Asl, e l’Arta (Associazione regionale per la tutela dell’ambiente) «a porre in essere gli interventi urgenti ritenuti più idonei». I cittadini si dicono preoccupati per la massiccia presenza di amianto che è lì da circa 20 anni e a poche decine di metri dalle case.
Pietro Guida
Il centro 27/03/08

ottobre 2008

Fin qui la cronaca del sequestro. Ad oggi non si registra alcun intervento e nella zona si continua a respirare ed inalare le pericolosissime microfibre (cancerogene, come certificato da ASL di Avezzano-Sulmona) dell’eternit disgregato e corrotto dagli agenti atmosferici che, veicolato dal vento (anche a distanze notevoli, come certificato da ARTA), sposta sempre più i confini dell’area contaminata

Le misure adottate non accolgono le disposizioni previste dall'Ordinanza Sindacale e, di fatto, non mettono al riparo dall’amianto e non salvaguardano né la salute dei cittadini né l’ambiente. La messa in sicurezza del sito, posta in opera dopo decine d’anni di colposo immobilismo, è infatti costituita da una rete installata lungo il perimetro della struttura contenente e diffondente amianto. 

Questa misura, ancorchè accompagnata dal sequestro penale ordinato dall’autorità giudiziaria ed eseguito, come già detto, otto mesi fa, non risponde per nulla alle disposizioni stabilite da ARTA-Abruzzo a fronte dei pericoli per la salute pubblica certificati da ASL-Sulmona/Avezzano ed è gravemente inadempiente rispetto all’Ordinanza Sindacale emessa da più di un anno dal Comune di Oricola.

In buona sostanza, l’iter burocratico intrapreso, ancorchè necessario per l’irresponsabile inadempienza del proprietario del sito, rischia di produrre lungaggini ormai inaccettabili.

E’ invece urgente e indispensabile uscire dall’attuale fase di stallo; serve un’azione conclusiva e risolutiva, nel totale rispetto della prevista Ordinanza Sindacale, delle leggi vigenti ed in particolare del Decreto Legislativo 152/2006 in materia di rifiuti pericolosi perchè

- questo sito costituisce grave e perdurante pericolo per la popolazione

- l’estensione dell’amianto in matrice friabile potrebbe risultare sottostimata ed ulteriori quantità potrebbero essere celate, unitamente ad altri rifiuti pericolosi, nelle strutture della exfornace

- le sostanze tossiche insistono su un terreno al di sotto del quale si trovano le falde acquifere di pescaggio dei pozzi del villaggio di Golfarolo e perciò la stessa acqua utilizzata dai residenti per uso domestico potrebbe rivelarsi contaminata

- le eventualità di cedimento strutturale o incendio aumenterebbero a dismisura la diffusione dell’amianto nell’aria

- il tempo massimo di trenta giorni previsto dall’Ordinanza Sindacale per lo sgombero e la bonifica è scaduto da un anno

- il tempo trascorso dal sequestro penale e dalle notifiche sanzionatorie è di otto mesi

L’intervento fondamentale ed indifferibile, finanche e ripetutamente sollecitato dalla Protezione Civile, dalla Regione Abruzzo, dalla Provincia e dalla Prefettura di L’Aquila è perciò quello di una corretta, integrale e definitiva rimozione delle sostanze pericolose e della bonifica del territorio deturpato ed avvelenato.

Si fa perciò nuovamente appello a tutte le istituzioni competenti e, particolarmente, al Comune di Oricola ed alla Procura della Repubblica di Avezzano affinchè diano finalmente concretezza alle disposizioni previste e portino a soluzione una vicenda gravissima e intollerabile di salute pubblica violata e di diritti ambientali calpestati.

L’appello è altresì rivolto ai Sindaci delle comunità abitative coinvolte, responsabili, in quanto Ufficiali di Governo, della tutela della salute pubblica, ai cittadini affinchè segnalino questi soprusi ai loro amministratori (ASL, Comune, ecc.), nonché agli operatori dell’informazione e dell’ecologia perché diffondano questa ed analoghe vicende anche al fine di far comprendere quanto sia rilevante la materia sanitario/ambientale e quanto il suo rispetto comporti sempre un risparmio di vite e oneri sociali.

 

ottobre 2010

AMIANTO
le carte, i pericoli, la legge
 
L’oggetto
è un capannone di 10000 mq, denominato ex fornace Corvaia, situato in località Golfarolo (Comune di Oricola, AQ) e confinante con i territori e le comunità abitative, commerciali e industriali della Piana del Cavaliere, Carsoli, Pereto, …

I soggetti
- la proprietà del sito
- la Procura della Repubblica di Avezzano
- il Comune di Oricola
- il Dipartimento della Protezione Civile di Roma
- la Prefettura dell’Aquila
- l’Amministrazione Provinciale dell’Aquila
- la ASL di Avezzano-Sulmona
- l’agenzia per l’ambiente ARTA Abruzzo
- la Regione Abruzzo
Le carte
- le carte, …che riferiscono esposti e denunce, ispezioni e analisi, ordinanze e ingiunzioni, sequestri e processi …costituiscono un faldone ormai cospicuo e polveroso più del sito dei veleni che denunciano, accusano, condannano …
- le carte, … tante e nessuna che protegge davvero dalle sostanze nocive che contaminano l’aria, la terra, le acque e che incombono ogni momento, gravi, pericolose, terribili, …cancerogene
- le carte, … giacciono tutte lì, negli uffici che ricevono le segnalazioni e si rimpallano i doveri, nelle stanze dove si registra, si protocolla, si sentenzia …
- le carte, …pesanti e ferme come e più della struttura incriminata che pur qualche sussulto manifesta nel crollo e nella dispersione aerea dei suoi pezzi
- le carte, …scritte per dare concretezza alle disposizioni previste e avviare a soluzione una vicenda di offesa alla salute e all’ambiente
- le carte, … pronte per realizzare un passo che rafforzerebbe quella fiducia per le istituzioni che talvolta vacilla.
La domanda
Quando potranno queste carte avere risposte dalle istituzioni e tradursi in un intervento risolutivo di vera messa in sicurezza?
I pericoli in corso
- il capannone in cemento-amianto, abbandonato, diroccato e pericolante è stato, da circa un ventennio, continuativamente aggredito dagli elementi atmosferici e dalla vegetazione che ne hanno provocato sfaldamenti e crolli
- il relitto, che appare sempre più degradato ed ai limiti del collasso, grava su un’area al di sotto della quale pescano i pozzi d’acqua di uso domestico, confina col corso d’acqua del Fosso Cammarano e/o Fosso Secco, affianca l’impianto del depuratore CAM (distretto idrico dei Comuni di Carsoli, Oricola, Pereto, Rocca Di Botte) e un laghetto di pesca sportiva.
- un cedimento della costruzione accrescerebbe a dismisura il quantitativo delle fibre di amianto in aerodispersione
- un inciso tecnico: trattasi, secondo l’ASL di Avezzano-Sulmona e l’Agenzia per l’ambiente ARTA Abruzzo, di sostanze estremamente pericolose per la salute: amianto in matrice friabile del tipo crisotilo o asbesto bianco e crocidolite o asbesto blu; in altre parole, polveri e microfibre amiantifere che, liberate dalle aggressioni atmosferiche e poste in aerodispersione sono, se inalate, letali e cancerogene anche a distanze notevoli
I tempi trascorsi
- il tempo trascorso dalle certificazioni ASL e ARTA che attestano la pericolosità del sito è di tre anni e mezzo
- il tempo massimo di trenta giorni previsto dall’Ordinanza del comune di Oricola per lo sgombero e la bonifica è scaduto da tre anni
- il tempo trascorso dal sequestro penale e dalle prime notifiche sanzionatorie è di due anni e sei mesi
- il tempo trascorso dall’emanazione della sentenza (che ha decretato la condanna della persona fisica proprietaria del sito e ordinato la bonifica del sito) è di un anno
- il tempo passa: a ottobre 2010, nessun efficace provvedimento di messa in sicurezza, nessuna rimozione dei materiali inquinanti, nessuna bonifica del territorio, nessuna risposta dalle istituzioni ...niente di niente … e la comunità abitativa ancorchè mortificata, amareggiata ed esposta resta ferma e determinata nel denunciare e nel richiedere a gran voce quanto disposto da ARTA e ASL, ordinato dal Comune di Oricola, sollecitato dalla Protezione Civile di Roma, dalla Regione Abruzzo, dalla Provincia, dalla Prefettura di L’Aquila e intimato dalla Procura di Avezzano.
Cosa dice la legge (*)
- Articolo 244 (ordinanze) - Se il proprietario del sito non provvede, gli interventi necessari sono adottati dall'amministrazione competente in conformità a quanto disposto dall'articolo 250.
- Articolo 247 (siti soggetti a sequestro) - Nel caso in cui il sito inquinato sia soggetto a sequestro, l'autorità giudiziaria che lo ha disposto può autorizzare l'accesso al sito per l'esecuzione degli interventi di messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale delle aree, anche al fine di impedire l'ulteriore propagazione degli inquinanti ed il conseguente peggioramento della situazione ambientale.
- Articolo 250 (bonifica da parte dell'amministrazione) - Qualora i responsabili della contaminazione non provvedano, gli interventi sono realizzati dal comune territorialmente competente e, ove questo non provveda, dalla regione.

(*) Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152  "Norme in materia ambientale", pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 14 aprile 2006

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