Crisi: la Conferenza nazionale sull'agricoltura è un passaggio obbligato per delineare un nuovo progetto di sviluppo. Tanti i consensi alla proposta della Cia

13/ott/2010 13.17.42 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Crisi: la Conferenza nazionale sull’agricoltura
è un passaggio obbligato per delineare un nuovo progetto
di sviluppo. Tanti i consensi alla proposta della Cia
 
Il presidente Giuseppe Politi evidenzia che istituzioni centrali e locali, forze politiche e filiera agroalimentare sono d’accordo sull’opportunità di svolgere in tempi brevi questa iniziativa. Durante la Conferenza economica di Lecce si è riscontrata convergenza sull’esigenza di un confronto per una seria e rinnovata politica agraria, soprattutto per superare l’attuale difficile situazione delle imprese e per meglio affrontare la riforma Pac 2013.
 
“La nostra agricoltura ha davanti a sé importanti sfide e scadenze, a cominciare dalla riforma della Politica agricola comune post 2013. Vanno affrontate con la massima determinazione e soprattutto con un nuovo progetto di politica agraria e non più solo con provvedimenti di emergenza e frammentari. La Conferenza nazionale dell’agricoltura e dello sviluppo rurale, da noi proposta fin dal 2004, diventa, quindi, un passaggio obbligato. E su questo abbiamo riscontrato un vastissimo consenso da parte dei vari componenti della filiera agroalimentare, degli esponenti delle istituzioni centrali (governo) e locali (Regioni), dei rappresentanti delle forze politiche sia di maggioranza che di opposizione. Un riscontro chiaro che è venuto durante i lavori della nostra quarta Conferenza economica di Lecce”. È quanto ha rilevato il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi, per il quale “in una situazione di profonda crisi del settore primario, con redditi in calo, prezzi in discesa e costi sempre più in crescita, c’è assoluto bisogno di un deciso cambiamento di rotta”.
“I grandi cambiamenti dell’ultimo decennio ormai impongono senza ulteriori indugi la Conferenza nazionale. Dobbiamo progettare l’agricoltura del futuro. E per questo -ha sottolineato Politi- diciamo basta a provvedimenti sporadici e ad azioni scollegate. Siamo contro politiche di scarso respiro e diciamo un fermo ‘no’ alla logica del declino. Noi siamo per lo sviluppo e per politiche di ampio respiro. A Lecce lo abbiamo rimarcato con forza: l’agricoltura non è allo sbando; tanto meno gli agricoltori hanno ‘tirato i remi in barca’ e rinunciato ad essere imprenditori. Vogliono soltanto essere messi nelle condizioni di operare con efficacia, di competere seriamente sui mercati”.
“Come già avvenne con le due precedenti Conferenze del 1961 e 1978, anche oggi siamo, dunque, chiamati a disegnare un progetto di agricoltura che -ha affermato il presidente della Cia- ci permetta di affrontare, con adeguata capacità competitiva, le sfide di un’economia globalizzata”.
“Occorre, di conseguenza, un confronto alto sull’agricoltura in uno scenario in cui tutto cambia in fretta. La Conferenza nazionale -ha detto ancora Politi- dovrà delineare un progetto condiviso nei confronti del quale le istituzioni e le rappresentanze agricole possano assumere le proprie responsabilità, impegnandosi a realizzarlo. Strategia condivisa, attuazione nel rispetto dei ruoli e dei livelli istituzionali, partecipazione delle forze sociali: è, d’altronde, quanto delineato nella proposta della Cia del Nuovo patto con la società”.
“D’altra parte, come abbiamo sostenuto nella Conferenza economica di Lecce, siamo convinti che la Pac non potrà, da sola, aiutarci a superare le criticità della nostra agricoltura ed a valorizzare e consolidare le tante eccellenze ed i punti di forza che pure ci sono. C’è, appunto, la necessità di una nuova politica agraria nazionale, più volte chiesta ed annunciata, ma mai nemmeno messa in cantiere. E la risposta -ha concluso il presidente della Cia- può venire dalla Conferenza nazionale che deve svolgere in tempi rapidi”.
 
 
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