Amianto e rifiuti pericolosi, una storia vera: il caso Oricola

L'oggetto preso in considerazione in questa eloquente sequenza è il capannone che si trova nell'ex fornace Corvaia presso il comune di Orticola (AQ); tale sito infatti da più di un decennio sarebbe "dispersore" di amianto disgregato.

25/ott/2010 12.41.05 Virgilio E. Conti Contatta l'autore

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Amianto e rifiuti pericolosi, una storia vera: il caso Oricola

 

 

Fonte
TerreMarsicane
http://www.terremarsicane.it/node/11497

 

Oricola. L’oggetto preso in considerazione in questa eloquente sequenza è il capannone che si trova nell’ex fornace Corvaia presso il comune di Orticola (AQ); tale sito infatti da più di un decennio sarebbe “dispersore” di amianto disgregato. L’amianto com’è noto è altamente cancerogeno per tanto è necessaria la messa in sicurezza immediata della zona oltre alla bonifica del territorio poiché il suddetto sito come viene indicato “grava su un’area al di sotto della quale si trovano le falde acquifere di pescaggio dei pozzi d’acqua di uso domestico”.

Per ora invece la cosiddetta “messa in sicurezza” si concretizza con una rete che circonda una superficie di 10000 metri quadrati mentre le microfibre cancerogene continuerebbero a disperdersi nell’ambiente circostante.
Di seguito gli aspetti più importanti che danno un quadro generale sulla situazione che grava da ormai moltissimi anni sul comune di Orticola:

L’oggetto
è un capannone situato presso l’ex fornace Corvaia in località Golfarolo (Comune di Oricola, AQ) e confinante con i territori della Piana del Cavaliere, Carsoli, Pereto, ecc

I soggetti
- la proprietà del sito
- la Procura della Repubblica di Avezzano
- il Comune di Oricola
- il Dipartimento della Protezione Civile di Roma
- la Prefettura dell’Aquila
- l’Amministrazione Provinciale dell’Aquila
- la ASL di Avezzano-Sulmona
- l’agenzia per l’ambiente ARTA Abruzzo
- la Regione Abruzzo 

Le carte
- le carte della vicenda del capannone di amianto, scritte a vario titolo nel corso degli anni, costituiscono un faldone ormai cospicuo e polveroso più del sito dei veleni che denunciano, accusano, condannano …
- le carte, …giacciono tutte lì, negli uffici che ricevono le segnalazioni e si rimpallano i doveri, nelle stanze dove si registra, si protocolla, si sentenzia … - le carte sono pesanti e ferme come e più della struttura incriminata che pur qualche sussulto manifesta nel crollo e nella dispersione aerea dei suoi pezzi
- le carte, tante e nessuna che protegge realmente, riferiscono esposti e denunce, ispezioni e analisi, ordinanze e ingiunzioni, sequestri e processi… ma da decine d’anni le sostanze nocive che contaminano l’aria, la terra, le acque, incombono ogni momento, gravi, pericolose, terribili, …cancerogene
- le carte ci sono tutte, per dare finalmente concretezza alle disposizioni previste, per avviare a soluzione una vicenda gravissima e non più tollerabile di offesa alla salute e all’ambiente
- le carte ci sono tutte per realizzare un passo che rafforzerà nell’animo dei cittadini, dei residenti, dei contribuenti e degli elettori quella fiducia per le istituzioni che talvolta essi sentono vacillare.

La domanda
Potranno le tante citate carte tradursi in un intervento definitivo e conclusivo di concreta messa in sicurezza di questo territorio?
I pericoli in corso
- il capannone in cemento-amianto, abbandonato, diroccato e pericolante è stato, da circa un ventennio, continuativamente aggredito dagli elementi atmosferici e dalla vegetazione che ne hanno provocato sfaldamenti e crolli
- l’estensione dell’amianto in matrice friabile e di altri rifiuti pericolosi, già valutata in circa 10000 mq, potrebbe rivelarsi sottostimata
- i materiali cancerogeni gravano su un’area al di sotto della quale si trovano le falde acquifere di pescaggio dei pozzi d’acqua di uso domestico
- la costruzione che insiste sul sito summenzionato appare sempre più strutturalmente degradata ed ai limiti del collasso
- un cedimento della costruzione portante accrescerebbe a dismisura il quantitativo delle fibre di amianto in aerodispersione
- un inciso tecnico: trattasi, secondo l’ASL di Avezzano-Sulmona e l’Agenzia per l’ambiente ARTA Abruzzo, di sostanze estremamente pericolose per la salute: amianto in matrice friabile del tipo crisotilo o asbesto bianco e crocidolite o asbesto blu; in altre parole, polveri e microfibre amiantifere che, liberate dalle aggressioni atmosferiche e poste in aerodispersione sono, se inalate, letali e cancerogene anche a distanze “notevoli”

I pericoli in corso
- il capannone in cemento-amianto, abbandonato, diroccato e pericolante è stato, da circa un ventennio, continuativamente aggredito dagli elementi atmosferici e dalla vegetazione che ne hanno provocato sfaldamenti e crolli
- l’estensione dell’amianto in matrice friabile e di altri rifiuti pericolosi, già valutata in circa 10000 mq, potrebbe rivelarsi sottostimata
- i materiali cancerogeni gravano su un’area al di sotto della quale si trovano le falde acquifere di pescaggio dei pozzi d’acqua di uso domestico
- la costruzione che insiste sul sito summenzionato appare sempre più strutturalmente degradata ed ai limiti del collasso
- un cedimento della costruzione portante accrescerebbe a dismisura il quantitativo delle fibre di amianto in aerodispersione
- un inciso tecnico: trattasi, secondo l’ASL di Avezzano-Sulmona e l’Agenzia per l’ambiente ARTA Abruzzo, di sostanze estremamente pericolose per la salute: amianto in matrice friabile del tipo crisotilo o asbesto bianco e crocidolite o asbesto blu; in altre parole, polveri e microfibre amiantifere che, liberate dalle aggressioni atmosferiche e poste in aerodispersione sono, se inalate, letali e cancerogene anche a distanze “notevoli”

I tempi trascorsi
- il tempo trascorso dalle certificazioni ASL e ARTA che attestano la pericolosità del sito è di tre anni e mezzo
- il tempo massimo di trenta giorni previsto dall’Ordinanza del comune di Oricola per lo sgombero e la bonifica è scaduto da tre anni
- il tempo trascorso dal sequestro penale e dalle prime notifiche sanzionatorie è di due anni e sei mesi
- il tempo trascorso dall’emanazione della sentenza (che ha decretato la condanna della persona fisica proprietaria del sito e ordinato la bonifica del sito) è di un anno
- il tempo scorre: ad oggi, 29 settembre 2010, nessun provvedimento concreto di messa in sicurezza, nessuna rimozione dei materiali inquinanti, nessuna bonifica del territorio, ecc. e si è in attesa di veder attuato quanto disposto da ARTA e ASL, ordinato dal Comune di Oricola, sollecitato dalla Protezione Civile di Roma, dalla Regione Abruzzo, dalla Provincia e dalla Prefettura di L’Aquila e, da ultimo, intimato dalla Procura di Avezzano.

 Cosa dice la legge
Articoli tratti (e qui liberamente riproposti) dal Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 "Norme in materia ambientale", pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 14 aprile 2006 
Stante lo stato dell’arte di questa vicenda la legge prevede quanto segue:
- Articolo 244 (ordinanze) - Se il proprietario del sito non provvede, gli interventi necessari sono adottati dall'amministrazione competente in conformità a quanto disposto dall'articolo 250.
- Articolo 247 (siti soggetti a sequestro) - Nel caso in cui il sito inquinato sia soggetto a sequestro, l'autorità giudiziaria che lo ha disposto può autorizzare l'accesso al sito per l'esecuzione degli interventi di messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale delle aree, anche al fine di impedire l'ulteriore propagazione degli inquinanti ed il conseguente peggioramento della situazione ambientale.
- Articolo 250 (bonifica da parte dell'amministrazione) - Qualora i responsabili della contaminazione non provvedano, gli interventi sono realizzati dal comune territorialmente competente e, ove questo non provveda, dalla regione.

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