Immigrazione: una risorsa per il Paese e l'agricoltura

26/ott/2010 17.00.09 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Immigrazione: una risorsa per il Paese e l’agricoltura
 
La Cia sottolinea l’importanza del “dossier” Caritas. Offre un autorevole e prezioso spunto intorno alle politiche relativi agli immigrati. Indispensabile una revisione dell’attuale legge.
 
La presentazione del 20° rapporto sull’immigrazione della Caritas, avvenuta oggi a Roma e in contemporanea in tutte le regioni italiane, offre un autorevole e prezioso spunto per riflettere intorno alle politiche dell’immigrazione, tema da troppo tempo trascurato dall’agenda governativa. Lo ha sottolineato la Cia-Confederazione italiana agricoltori. .
In particolare, preoccupa la contrapposizione “Aumento della chiusura-aumento dell’immigrazione”, che non solo rappresenta la sintesi logica dei dati presentati dal “dossier”, ma conferma soprattutto come la situazione reale del nostro tessuto socio-economico continui ad essere del tutto disallineata rispetto agli slogan politici e alle paure che si diffondono nell’opinione pubblica .
E i dati ci dicono che -afferma la Cia- gli immigrati sono una risorsa per il Paese, dal punto di vista culturale, sociale ed economico: quasi cinque milioni di stranieri regolari, pari al 7 per cento della popolazione; oltre un ottavo degli immigrati, quasi 600 mila, sono di seconda generazione. Ma rappresentano anche un’importante risorsa per l’agricoltura.
I dati sul fronte produttivo rafforzano questa considerazione: gli immigrati sono il 10 per cento degli occupati dipendenti, il 3,5 per cento dei titolari di impresa; incidono l’11,1 per cento sul Pil; pagano 7,5 miliardi di contributi previdenziali; dichiarano al fisco un imponibile di oltre 33 miliardi (i dichiaranti sono 2,7 milioni).
Ma anche il dato sull’immigrazione irregolare che -secondo Caritas- si attesta intorno alle 500/700 mila unità, induce alla riflessione, laddove alle origini della legalità non vi sono gli sbarchi, ma gli ingressi legali (ossia arrivi per lavoro, turismo, affari, visita e altri motivi, che, una volta scaduti, diventano clandestinità).
Tutto ciò, secondo Cia, richiede una revisione dell’attuale legge sull’immigrazione, non con lo scopo di approvare una nuova legge, ma con l’intento di migliorare -alla luce dell’esperienza fatta in quasi dieci anni di testo Unico- l’efficacia delle norme attuali.
Ampliamento dei canali di ingresso, semplificazione delle procedure, accelerazione dei tempi, selezione dei soggetti abilitati, rimodulazione ed estensione della durata dei permessi di soggiorno sia in fase di primo ingresso sia in fase di rinnovo: sono queste alcune delle proposte che Cia porta avanti da tempo e sulle quali sarebbe opportuno aprire un confronto a tutti i livelli.
Rendere più agevole l’immigrazione regolare resta -conclude la Cia- il più efficace deterrente all’irregolarità e al lavoro nero.
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