Suini: allevatori nel dramma. Prezzi in picchiata e costi alle stelle . E' sempre più invasione estera. Imprese a rischio chiusura. Un danno enorme per la qualità del "made in Italy"

27/ott/2010 13.21.42 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Suini: allevatori nel dramma. Prezzi in picchiata e costi alle
stelle. E’ sempre più invasione estera. Imprese a rischio
chiusura. Un danno enorme per la qualità del “made in Italy”
 
La Cia denuncia una situazione estremamente difficile per il settore. Da parte dell’industria di trasformazione diminuisce l’interesse per il valore qualitativo delle produzioni nazionali. I problemi posti dalla nuova politica del Consorzio del Prosciutto di Parma.
 
Per la suinicoltura italiana è sempre emergenza. La crisi che attanaglia gli allevatori prosegue ormai da molti anni. I prezzi continuano ad andare a picco e sono ormai vicini ad un euro al chilogrammo, con costi produttivi che, invece, sono prossimi a 1,50 euro. Dunque, negli allevamenti si lavora in perdita e così molte aziende sono state costrette a chiuse, mentre altre hanno ridimensionato notevolmente l’attività, riducendo il numero dei capi allevati. In tale modo c’è il rischio che le nostre tavole vengano invase ulteriormente da prodotti esteri (già oggi un prosciutto su tre viene da oltre confine), con gravissimo danno per il “made in Italy”. A lanciare l’allarme è la Cia-Confederazione italiana agricoltori fortemente preoccupata da una situazione che ogni giorno di più si fa tragica.
Uno scenario davanti al quale la Cia si chiede se il perdurare dei prezzi alla stalla così poco remunerativi, se non in perdita, per le produzioni ad alto contenuto qualitativo (destinazione Dop e Igp) sia la chiara dimostrazione della fine dell’interesse per la qualità che l’industria di trasformazione per molti anni ha riconosciuto ai produttori del nostro Paese.
Non solo. Al perdurare della crisi per gli allevatori, si aggiunge -rileva la Cia- la nuova politica del Consorzio del Prosciutto di Parma che ha come obiettivo quello di riportare la Dop ai livelli quantitativi di dieci anni fa (circa 7,5 milioni di pezzi dopo aver superato i 10 milioni). Ad oggi, tuttavia, una diminuzione di un milione di prosciutti prodotti non ha avuto un riscontro sul mercato (il valore del prosciutto Dop Parma vale 6 euro al chilo in partita, mentre quello nazionale 5 euro). Ciò dimostra che gli industriali della trasformazione non riescono a sorreggere il differenziale tra prodotto Dop e nazionale.
Il calo della produzione Dop del Prosciutto di Parma -ricorda la Cia- è stato ottenuto con un uso dei controlli sui suini che fa sì che anche in questo caso sugli allevatori si scarichino i problemi dell’agroindustria. Infatti, solo la scorsa settimana gli allevatori hanno superato il milione di euro di trattenute. Danno economico che si aggiunge al prezzo corrisposto non certo remunerativo.
Non va dimenticato, tra l’altro, che gli industriali della trasformazione calano la produzione di prosciutti Dop, ma mantengono inalterato il numero dei prosciutti immessi sul mercato, sia con prodotti esteri e nazionali non marchiati Dop.
A tutto va aggiunto -sottolinea la Cia- il fallimento della Dop “Gran Suino Padano” che avrebbe permesso la valorizzazione in etichetta della carne “made in Italy”.
Per la Cia è giunto, quindi, il momento per gli allevatori di intraprendere nuove iniziative economiche. Da un lato è importante porsi l’obiettivo di ridimensionare notevolmente la produzione suina per la Dop di Parma e S.Daniele, e, dall’altro, lanciare una linea genetica per sole produzioni nazionali di suino pesante e nel contempo una linea nazionale per il suino leggero da carne.
Inoltre, risulta necessario che -conclude la Cia- le istituzioni diano nuove regole che  possano riequilibrare il divario tra il settore dell’allevamento e della distribuzione al consumatore.
 
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