Direzione carcere di Rossano

Direzione carcere di Rossano I detenuti del carcere di Rossano riscoprono i colori della vita col disegno e l'arteterapia in un atelier di Arteterapia appositamente realizzato.

05/nov/2010 16.16.46 Direzione carcere Rossano Contatta l'autore

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I detenuti  del carcere di Rossano riscoprono i colori della vita col disegno e l’arteterapia in un atelier di Arteterapia appositamente realizzato.

Per la prima volta in Calabria viene attuato un progetto di questo tipo in cui i detenuti scoprono una nuova forma di linguaggio. L’ arte terapia in contesto carcerario, come ha spiegato il Dirigente Dott. Carrà, acquista un’importanza fondamentale nel favorire uno spazio di comprensione per i detenuti che, attraverso il processo creativo, provano ad esprimere i loro sentimenti in un clima di accoglienza e di non-giudizio. La creatività in questo caso viene usata per incanalare la rabbia o le emozioni violente che possono caratterizzare la personalità di un detenuto in modo costruttivo e dar vita a esperienze positive e significative. Nonostante il corpo sia forzatamente recluso, la mente del detenuto rimane assolutamente libera; l’arte terapia allora può lavorare su questa mente libera, stimolare la sua creatività e in questo modo cercare di favorire un cambiamento che, anziché reprimere gli istinti aggressivi, li trasformi in espressioni positive di sé tramite il linguaggio del disegno, della pittura e della scultura.

Il corso sperimentale, che inizierà lunedi 15 novembre e durerà circa tre mesi, interamente finanziato dal Dipartimento dell’Amm.ne Penitenziaria con sede in Roma, coinvolge 30 detenuti del carcere di Rossano e sarà condotto dall’artista D.ssa Riccarda Stabile nella qualità di docente delle arti visive e dalla Psicologa D.ssa Mina Converso  le quali opereranno in sinergia affiancandosi anche nelle ore del corso.

I detenuti saranno scelti in base all’età, ad eventuali percorsi di dipendenza di droghe o alcool e dovranno esprimere i loro disagi attraverso il disegno e la scultura. Le loro opere, saranno decodificate dai due esperti individuati dalla direzione del Carcere. Il compito dei due professionisti sarà quello di fare in modo che - tramite l’arte - sia data forma e visibilità alla sensibilità, alla emotività ed umanità dei reclusi che vi parteciperanno abbattendo la “corazza” fatta di difese, di cose non dette, di impossibilità di pensarsi altro da ciò che si è stati. Infatti, grazie, ai colori e al disegno, che saranno gli strumenti di questo primo percorso di arte terapia, i reclusi dovranno sforzarsi nel cercare di dare un nuovo senso alla vita, cercando di dare un senso al tempo vuoto trasformandolo in tempo vitale, costruttivo e facendo emergere sentimenti, altrimenti, sopiti.

Si tratta di un’occupazione che viene sempre più introdotta nell’ambiente penitenziario perché, studi condotti in altre sedi, hanno dimostrato che questa  attività, riesce a fare diminuire  del 20% i tentativi di suicidio e gli atti di autolesionismo. Nel carcere, l’Arteterapia si configura come uno spazio mentale vitale; è di facile applicazione e dunque può essere utilizzata a favore di qualsiasi soggetto tossicodipendente a prescindere dalla cultura, dallo status sociale e dalle provenienza: gli stranieri, in particolare, sono agevolati perché con questo tipo di terapia non devono superare l’ostacolo della lingua. Ognuno sarà completamente libero di creare secondo le proprie capacità e possibilità nel pieno rispetto e nella piena accettazione del suo “essere” .

 

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