60 anni fa la riforma fondiaria segnò una svolta. Ora occorre un nuovo progetto di politica agraria per vincere sfide decisive. Tappa fondamentale è la Conferenza nazionale sull'agricoltura

"Se 60 anni fa la Riforma agraria, anche con tutti i suoi limiti, perché si tratto di una "legge stralcio", contribuì a migliorare l'agricoltura, favorendo lo sviluppo socio-economico e la modernizzazione delle aziende, oggi appare quanto mai necessario un nuovo progetto per il settore primario.

11/nov/2010 16.06.28 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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60 anni fa la riforma fondiaria segnò una svolta. Ora occorre
un nuovo progetto di politica agraria per vincere sfide decisive.
Tappa fondamentale è la Conferenza nazionale sull’agricoltura
 
Il presidente della Cia Giuseppe Politi, aprendo a Roma i lavori del convegno nazionale (che si concluderà domani) organizzato insieme all’Istituto Alcide Cervi, sottolinea l’importanza di una legge che, con tutti i suoi limiti, contribuì alla modernizzazione del nostro mondo rurale. Oggi come allora serve un cambiamento di rotta. L’attuale situazione critica del settore impone scelte condivise. Dare certezze future soprattutto ai giovani.
 
“Se 60 anni fa la Riforma agraria, anche con tutti i suoi limiti, perché si tratto di una ‘legge stralcio’, contribuì a migliorare l’agricoltura, favorendo lo sviluppo socio-economico e la modernizzazione delle aziende, oggi appare quanto mai necessario un nuovo progetto per il settore primario. C’è l’esigenza di una nuova politica agraria per poter affrontare e vincere le nuove sfide poste dal contesto internazionale. Una svolta che deve nascere dalla Conferenza nazionale dell’agricoltura e lo sviluppo rurale, un appuntamento indispensabile per delineare, fra tutti i ‘protagonisti’ dell’agroalimentare italiano, azioni e strategie condivise che aprano nuove prospettive e assicurino, soprattutto ai giovani, certezze nel futuro”. Lo ha sostenuto il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi aprendo oggi a Roma, presso Palazzo Marini, i lavori del convegno promosso in collaborazione con l’Istituto Alcide Cervi, sul tema, appunto, “60 anni dalla Riforma fondiaria”.
“Ripercorrendo gli eventi che caratterizzarono le varie fasi della Riforma, a sessant’anni di distanza -ha rimarcato Politi- appare più nitida e netta la validità delle lotte, attraverso le quali si rivendicava la riforma agraria non solo nell’interesse immediato delle forze sociali interessate (i braccianti ed i contadini senza terra), ma per favorire lo sviluppo economico generale dell’Italia e la sua crescita civile e democratica. Una Riforma, dunque, che liberò nuove forze produttive e contribuì alla trasformazione dell’Italia. Contemporaneamente, però, pur assistendo all’industrializzazione del Paese, venne valorizzata anche l’agricoltura, le cui imprese cominciarono ad innovarsi, segnando un passaggio che oggi possiamo definire epocale. Si può, insomma, dire che, allora, la riforma agraria migliorò la situazione nelle campagne e favorì l’espansione dell’industria, a vantaggio di tutta la nazione”.
“Oggi, come 60 anni fa, l’agricoltura ha, quindi, bisogno di una nuova politica. Di un reale cambiamento. Davanti a nuove sfide e scadenze decisive, a cominciare dalla riforma della Politica agricola comune post 2013, serve -ha rilevato il presidente della Cia- un nuovo progetto e non più solo dei provvedimenti di emergenza e frammentari. E la Conferenza nazionale dell’agricoltura e dello sviluppo rurale, da noi proposta fin dal 2004, diventa un passaggio obbligato. E su questo abbiamo riscontrato un vastissimo consenso da parte dei vari componenti della filiera agroalimentare, degli esponenti delle istituzioni centrali (Governo) e locali (Regioni), dei rappresentanti delle forze politiche sia di maggioranza che di opposizione”.
“In una situazione di profonda crisi del settore primario, con redditi in calo, prezzi in discesa e costi sempre più in crescita, c’è assoluto bisogno di un deciso mutamento di rotta. Dobbiamo progettare l’agricoltura del futuro. E per questo -ha sottolineato Politi- diciamo basta a provvedimenti sporadici e ad azioni scollegate. Diciamo un fermo ‘no’ alla logica del declino. Noi siamo per lo sviluppo e per politiche di ampio respiro: l’agricoltura non è allo sbando; tanto meno gli agricoltori hanno ‘tirato i remi in barca’ e rinunciato ad essere imprenditori. Vogliono soltanto essere messi nelle condizioni di operare con efficacia, di competere seriamente sui mercati”.
“Come già avvenne con le due precedenti Conferenze del 1961 e 1978, anche oggi siamo, dunque, chiamati a disegnare un progetto di agricoltura, che -ha affermato il presidente della Cia- ci permetta di affrontare, con adeguata capacità competitiva, le sfide di un’economia globalizzata”.
“Occorre, di conseguenza, un confronto alto sull’agricoltura in uno scenario in cui tutto cambia in fretta. La Conferenza nazionale -ha detto ancora Politi- dovrà delineare un progetto condiviso nei confronti del quale le istituzioni e le rappresentanze agricole possano assumersi le proprie responsabilità, impegnandosi a realizzarlo. Strategia condivisa, attuazione nel rispetto dei ruoli e dei livelli istituzionali, partecipazione delle forze sociali è, d’altronde, quanto delineato nella proposta della Cia del Nuovo patto con la società”.
Concetti questi che sono riecheggiati nel corso del convegno, che è stato aperto, oltre cha da Politi, dal presidente dell'Istituto Alcide Cervi, Rossella Cantoni. I lavori della prima giornata (domani le conclusioni), ai quali è intervenuta, tra gli altri, Anna Finocchiaro, presidente del gruppo Pd al Senato, si sono articolati in due sessioni. Alla prima (“Il contesto storico e politico delle leggi di riforma”) sono intervenuti Mario Pacelli, Università La Sapienza di Roma (“Il contesto storico politico”), Giacomina Nenci, Università di Perugia (“Il dibattito politico e sociale”), Emanuele Bernardi, Università La Sapienza di Roma (“La riforma agraria nel contesto internazionale del secondo dopoguerra”), Fabrizio Nunnari, Università La Sapienza di Roma (“La riforma fondiaria nella stampa straniera”).
La seconda sessione (“Situazioni locali e l’idea del territorio nella Riforma”) -preceduta dalla proiezione di un'intervista del 1960 a Emilio Sereni (ricerca dagli archivi Rai di Valeria Panfili)- ha visto gli interventi di Graziella Sibra, Politecnico di Milano (“Il caso del Delta padano”), di Francesco Di Bartolo, Università di Palermo (“La riforma fondiaria in Sicilia”), di Raffaele De Leo, Università di Bari (“Dalla riforma agraria alle politiche di sviluppo. Note sull’esperienza in Puglia, Lucania e Molise”) e di Valentina Iacoponi, Università La Sapienza di Roma (“Riforma fondiaria e paesaggio prima e dopo. Il caso della Maremma laziale”).
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