L'Italia non è un Paese per giovani imprenditori. Fisco, burocrazia, credito con il contagocce, costi opprimenti: ecco le barriere insormontabili. In agricoltura solo uno su tre riesce a fare impresa

Non solo -come è emerso nel corso della tavola rotonda svolta nel corso del convegno e aperta dalla presidente dell'Agia Gianfranca Pirisi- al nostro Paese serve cultura d'impresa, formazione per fare impresa.

16/nov/2010 15.40.46 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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L’Italia non è un Paese per giovani imprenditori. Fisco, burocrazia, credito con il contagocce, costi opprimenti: ecco le barriere
insormontabili. In agricoltura solo uno su tre riesce a fare impresa
 
Il convegno dell’Agia-Cia mette a confronto le organizzazioni giovani del sistema imprenditoriale. Alle nuove leve resta molto difficile avviare un’azienda o subentrare. Tante le difficoltà impediscono un effettivo ricambio generazionale. E questo avviene soprattutto in agricoltura dove solo 112 mila imprese sono condotte da “under 40”. Ma ci sono grandi potenzialità che bisogna incentivare e valorizzare. I lavori saranno aperti dal prof. Andrea Segrè e da Joris Beacke (presidente del Ceja) e conclusi dal presidente Giuseppe Politi. L’intervento di Gianfranca Pirisi.
 
Solo un giovane su tre che ha scelto per il suo futuro l’attività agricola riesce a fare impresa. Burocrazia, ostacoli fiscali, costi opprimenti, mancanza di agevolazioni per l’acquisto della terra e per il subentro in azienda, credito oneroso, nessuna spinta al ricambio generazionale. E così in agricoltura ci sono poco più del 3 per cento di giovani conduttori “under 35” e meno del 7 per cento “under 40”. Praticamente, solo 112mila aziende hanno un conduttore giovane. Una situazione che si riscontra anche negli altri settori produttivi, dove una serie di difficoltà impedisce alle nuove leve di entrare nel sistema imprenditoriale, con gravi danni per l’intera economia nazionale. Sono questi i concetti richiamati oggi nel convegno promosso dall’Agia-Associazione giovani imprenditori agricoli della Cia-Confederazione italiana agricoltori che, affrontando, appunto, il tema “2030: non c’è ‘made in Italy’ senza aziende e giovani”, ha messo a confronto le organizzazioni imprenditoriali giovanili (Confindustria, Federalimentare, Cna, Confcommercio, Confartigianato, Confesercenti, Federalberghi-Cnga, Confapi, Federturismo), cercando di dare una risposta ai vari problemi che frenano l’ingresso delle nuove generazioni.
Un confronto che è partito da una chiara considerazione di fondo: attualmente in Italia c’è poca competitività perché sono pochi i giovani che fanno impresa. I motivi? Molti e complessi. Prima di tutto l’eccessivo e complicato carico burocratico che strangola la stessa capacità di fare impresa (lunghezza dei tempi di attesa per l’erogazione dei servizi, costi elevati, assenza o carenza di sinergia tra i vari uffici delle amministrazioni). Ad esso si aggiunge la mancanza di un credito agevolato. Ed è per questo che alle banche viene chiesto di guardare lontano, d’imparare a rischiare un poco del loro protetto patrimonio sui giovani in progetti a lungo termine, di diventare i nostri partner ideali nella scommessa di un made in Italy che possa finalmente guardare al futuro attraverso le idee imprenditoriali dei suoi giovani.
Non solo -come è emerso nel corso della tavola rotonda svolta nel corso del convegno e aperta dalla presidente dell’Agia Gianfranca Pirisi- al nostro Paese serve cultura d’impresa, formazione per fare impresa. Il sistema formazione, purtroppo, non prepara i giovani per il mondo del lavoro e non è in grado di formare all’imprenditorialità. Infatti, i giovani italiani se non figli di imprenditori, difficilmente scelgono la strada della creazione d’impresa.
C’è poi il problema della ricerca e dell’innovazione. Le nuove imprese nascono spesso da nuovi prodotti, da nuovi processi e da “mix” dei due. Come nazione -è stato rilevato- occorre puntare ancora su questi fattori per favorire lo sviluppo e fornire nuove opportunità di business alle nuove imprese.
Ultima leva su cui chiaramente si può puntare è il fisco. Ovviamente una fiscalità agevolata per i giovani che intraprendono nuove attività potrebbe grandemente facilitare il loro ingresso nel mondo dell’impresa, attraverso uno sgravio dei contributi previdenziali in fase di start up, un credito di imposta etc.
L’Agia ha evidenziato, comunque, che gran parte dei giovani che non cerca lavoro e che non studia in Italia, potrebbe rivolgersi al mondo dell’impresa se si creassero le condizioni perché questo avvenga, con grandissimo giovamento per la nostra economia e per il “made in Italy”.
Un invito in tal senso, d’altra parte, è venuto anche da Papa Benedetto XVI il quale ha sottolineato che bisogna ''rivalutare l'agricoltura non in senso nostalgico, ma come risorsa indispensabile per il futuro'', Una risorsa che, quindi, deve avere i giovani come reali protagonisti, visto che “non pochi giovani hanno già scelto questa strada; anche diversi laureati, tornano a dedicarsi all'impresa agricola,sentendo di rispondere così non solo ad un bisogno personale e familiare, ma anche ad un segno dei tempi, ad una sensibilità concreta per il bene comune”.
          Per quanto concerne, dunque, il settore agricolo, durante il convegno -concluso dal presidente della Cia Giuseppe Politi e al quale sono intervenuti, fra gli altri, il prof. Andrea Segrè, presidente della Facoltà di Agraria all’Università di Bologna, Joris Beacke, presidente del Ceja- è stato ricordato il progetto “Agricoltura Futuro Giovane”, con il quale Agia intende proporre una serie di misure per favorire il ricambio generazionale in agricoltura.
Il “Progetto” dell’Agia si propone una serie di misure che possono essere messe in campo per favorire il ricambio generazionale in agricoltura e che possono costituire un terreno di confronto con tutti gli attori del settore. Primo, l’accesso al fattore terra (si propone la costituzione di un agenzia per il riordino fondiario con il compito di elaborare, gestire e facilitare progetti di riordino fondiario su terreni pubblici -demaniali e degli enti- e anche privati resi liberi per la successiva assegnazione ai giovani); secondo l’accesso al capitale finanziario (si propone la costituzione di società miste giovani e anziani, in cui il l’anziano proprietario titolare dell’azienda entra in società con il giovane); terzo, facilitare il fare impresa attraverso l’accesso al mercato, la semplificazione normativa, la fiscalità agevolata, il supporto alla gestione.
          Per quanto concerne la semplificazione amministrativa, l’Agia-Cia propone la creazione di una banca dati delle informazioni amministrative delle imprese agricole attive. In particolare dovrà essere riconosciuto, da parte della pubblica amministrazione, il fascicolo aziendale come banca dati per tutte le richieste e per le prestazioni pubbliche all’impresa stessa.
Viene richiesta anche la costituzione di forme societarie innovative, come le società miste giovani e anziani, società in cui il l’anziano proprietario entra in società con il giovane. Sono diversi i modi in cui si potrebbero promuovere tali società innovative: si potrebbe elevare il premio di primo insediamento, oppure individuare strumenti normativi atti a collegare la misura di primo insediamento alla misura di prepensionamento.
In merito al fisco e ai contributi vanno privilegiati i giovani imprenditori e gli agricoltori professionali rispetto a chi detiene un terreno senza finalità produttive o per finalità speculative. Viene proposta l’esenzione totale per almeno quattro anni dal pagamento degli oneri previdenziali e delle tasse e fiscalizzazione degli oneri per la mano d’opera assunta nel caso di giovani che subentrano nella conduzione delle imprese o che intendano intraprendere l’attività agricola.
Infine, le imprese giovani, secondo l’Agia-Cia, vanno supportate nella gestione mediante: il collegamento alle università e alla ricerca; la creazione di fiscalità preferenziale per imprese associate e aggregate operanti nel mercato; la creazione di “sportelli giovani”; il potenziamento del Fondo per l’imprenditorialità giovanile in agricoltura; il superamento della problematica dell’allontanamento dall’azienda per motivi di studio; l’incentivazione della formazione finalizzata ad accrescere la capacità imprenditoriale.
 
 
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