Fao: più agricoltura nei paesi poveri, un deciso "no" al neo-protezionismo e l'avvio di nuove politiche economiche

17/nov/2010 15.31.19 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Fao: più agricoltura nei paesi poveri, un deciso “no”
al neo-protezionismo e l’avvio di nuove politiche economiche
 
In merito all’allarme lanciato oggi con il Rapporto sulle commodities alimentari, il presidente della Cia Giuseppe Politi ribadisce l’esigenza di strategie realmente incisive che permettano uno sviluppo adeguato e consistente della produzione agricola. Solo in questa maniera si può contribuire alla lotta alla fame e alla povertà nel mondo. Vanno aboliti i sussidi per le coltivazioni destinate ai biocarburanti. Riaffermata la contrarietà all’utilizzo degli Ogm.
 
“Si è ormai infranta l’antica certezza secondo la quale il mondo produce a sufficienza, il problema è il protezionismo dei paesi ricchi e l’iniqua distribuzione delle risorse alimentari. Certo, nell’immediato i paesi ricchi debbono sostenere i programmi di aiuti alimentari della Fao. Nel medio lungo periodo occorre, però, riporre al centro dell’attenzione, nelle economie industrializzate ed in quelle in via di sviluppo, il tema dell’agricoltura. È essenziale aumentare la produttività agricola, promuovendo gli investimenti in progetti irrigui ed infrastrutturali e l’accesso dei piccoli agricoltori al mercato dei fattori, a partire dalla terra. Insomma, occorre più agricoltura per sfamare il Pianeta”. E’ quanto sostenuto dal presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi in merito al Rapporto sulle commodities alimentari presentato oggi dalla Fao nel quale si prevede un calo delle produzioni (soprattutto cereali) e l’aumento dei prezzi della materie prime che sarà avvertito, in special modo, nei paesi più poveri o in via di sviluppo. Un fattore che avrà importanti ripercussioni sul tessuto sociale.
In particolare, la Fao prevede che a fine 2010 il costo delle importazioni alimentari aumenterà dell’11 per cento per i paesi più poveri e del 20 per cento per i paesi a basso reddito con deficit alimentare. Il costo totale delle importazioni alimentari a livello mondiale, con tutta probabilità, supererà il tetto dei mille miliardi di dollari, in linea con il record registrato nel 2008.
Per la Fao si annunciano, quindi, tempi non facili, a meno -viene avvertito nel Rapporto- che nel 2011 la produzione delle principali colture alimentari non aumenti in modo significativo. Infatti, anche a causa di sfavorevoli condizioni atmosferiche e contrariamente alle previsioni precedenti, la produzione cerealicola mondiale sembra avviarsi verso una contrazione annuale del 2 per cento, a fronte di un aumento previsto dell’1,2 per cento solo lo scorso giugno. Gli “stock” cerealicoli potrebbero così ridursi notevolmente.
“L’emergenza cibo, divenuta sempre più drammatica, va affrontata -ha aggiunto Politi- con politiche realmente incisive e soprattutto con uno sviluppo adeguato e consistente dell’agricoltura che può contribuire in maniera determinante alla lotta alla fame e alla povertà nel mondo. E’ tempo di una svolta decisiva. Per questo rinnoviamo le nostre priorità: abolizione dei sussidi per le coltivazioni destinate ai biocarburanti; “no” a politiche neo-protezionistiche e all’utilizzo degli Ogm; aiutare con programmi seri i paesi più poveri a sviluppare le loro agricolture”.
“La soluzione dei problemi alimentari dei Paesi in via di sviluppo -ha affermato il presidente della Cia- richiede politiche nuove. Fino ad ora abbiamo assistito ad una crescita consistente di importazioni di prodotti agricoli in questi paesi. In pratica, anziché favorire la modernizzazione dei sistemi agricoli locali, si è preferito optare per l’acquisto dall’estero. E’ una politica sbagliata che va abbandonata. E’ vero che davanti all’emergenza di milioni di persone che muoiono di fame occorre intervenire con aiuti; ma è altrettanto vero che bisogna cominciare a pensare in maniera diversa cercando di far crescere le agricolture di questi paesi attraverso ricerca e innovazione”.
“Di fronte alla difficoltà di mettere a coltura nuova terra, la strada principale -ha sostenuto Politi- è l’aumento della produttività dell’agricoltura avvalendosi dei margini che in grandi aree del mondo sono tecnicamente possibili. La trappola della povertà è, principalmente, un fenomeno rurale, legato ad un’agricoltura di sussistenza bloccata dalla spirale perversa di una popolazione in crescita e produzione alimentare pro-capite in calo o stagnante. Un confronto temporale tra paesi in ritardo di sviluppo mostra che quelli che sono partiti da una resa cerealicola per ettaro più elevata ed hanno fatto maggiormente ricorso alle moderne tecnologie tendenzialmente mostrano i tassi più elevati di crescita. Il primo grande rivolgimento economico per l’India fu a cavallo degli anni sessanta e settanta con la rivoluzione verde che contribuì a sottrarre il paese dall’incubo della fame”.
“In sostanza, se è vero che la crisi dei prezzi internazionali è, in parte, frutto di speculazioni e di scelte sbagliate, ma soprattutto conseguenza di una strutturale carenza di materie prime agricole, allora ciò -ha evidenziato il presidente della Cia- richiede una radicale modifica delle politiche economiche. Decenni di prezzi bassi e di abbondanza alimentare hanno rallentato gli investimenti, hanno favorito scelte tecnologiche inadeguate alle reali necessità delle agricolture, hanno orientato le risorse a favore dell’industrializzazione e delle aree urbane. L’arretratezza delle agricolture dei paesi in sviluppo sono state per molti anni compensate dagli aiuti alimentari e, soprattutto, dal ricorso alle importazioni finanziate dai proventi delle materie prime non alimentari e dal debito pubblico. Troppo poco si è fatto, non sempre per scelta ma come conseguenza dei conflitti locali, per avviare e sostenere la modernizzazione delle agricolture”.
 
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