Le tavole degli italiani parlano sempre più "bio" . La crisi non frena i consumi. E nell'alimentare è il solo settore a crescere

19/nov/2010 12.08.35 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Le tavole degli italiani parlano sempre più “bio”. La crisi
non frena i consumi. E nell’alimentare è il solo settore a crescere
 
La Cia, anche sulla base dei dati Ismea, ricorda la performance registrata dall’agricoltura biologica, i cui prodotti segnano, nei primi nove mesi del 2010, un aumento nelle vendite dell’11 per cento. Un risultato positivo nonostante le difficoltà che incontrano i produttori.
 
Mentre l’alimentare tradizionale segna il passo, il “bio” non conosce crisi. E così i consumi continuano a crescere (più 11 per cento nei primi nove mesi del 2010), confermando un trend ormai consolidato dai dati registrati nel 2008 (più 5,2 per cento) e nel 2009 (più 6,9 per cento). Un’ascesa inarrestabile che dimostra ulteriormente quanta attenzione c’è da parte dei nostri connazionali verso questi prodotti, che entrano sempre più nella spesa quotidiana delle famiglie. È quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori che, sulla base delle ultime rilevazioni dell’Ismea, evidenzia con soddisfazione la crescita del comparto, nonostante i difficili problemi che oggi vivono le imprese e la mancanza di misure adeguate che costringe i produttori ad operare in un contesto carico di problemi e di poche certezze.
Analizzando l’andamento dei singoli comparti, si rileva che la crescita di consumi dell’ortofrutta fresca e trasformata (che rappresenta il 22 per cento del valore degli acquisti biologici) è stata del 4 per cento rispetto al 2009, mentre il pane e i sostituti segnano un aumento tra il 15 e il 20 per cento. Marcato anche -come sottolineano i dati Ismea- l’incremento registrato dalla pasta di semola (più 9,5 per cento). Diversa, invece, la tendenza che si riscontra per questi stessi prodotti sul fronte convenzionale: il pane cala del 2,3 per cento e la pasta del 2,4 per cento.
Per i prodotti lattiero-caseari il consumo cresce del 10,4 per cento, con punte di oltre il 23 per cento per il latte fresco. Un aumento del 7,5 per cento registrano gli acquisti di carne e uova. Ben più consistente è l’aumento (più 20 per cento) registrato dall’olio d’oliva. In calo, al contrario, la spesa per il riso che arretra del 17 per cento.
Tra i canali di vendita la crescita più alta si registra negli ipermercati (più 21,7 per cento). Nella ripartizione delle vendite la Cia evidenzia che il 45 per cento avviene nei supermercati e ipermercati, il 26 per cento nei negozi specializzati, il 9 per cento nella vendita diretta e il 20 per cento da parte dei gruppi d’acquisto solidali e nel dettaglio tradizionale.
Ma un fenomeno nuovo che interessa il settore è dovuto al fatto che i maggiori aumenti -avverte la Cia- si registrano al Sud ed in Sicilia (più 25,3 per cento), luoghi che da sempre hanno fatto registrare consumi molto bassi. Si confermano, invece, aumenti importanti nel Nord-Est (più 15,4 per cento) e nel Nord-Ovest (più 9,7 per cento). Più contenuto l’incremento nelle regioni del Centro (compresa la Sardegna) con un più 3,3 per cento.
Il consumo di prodotti biologici resta, comunque, fortemente sbilanciato nei territori settentrionali, la cui incidenza sugli acquisti totali supera il 70 per cento.
I terreni coltivati in Italia a biologico sono -conclude la Cia- oltre un milione 200 mila ettari. Il giro di affari è di circa di 1,7 miliardi di euro l’anno.
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