Ue: cioccolato, così si penalizzano le imprese "made in Italy" che lavorano nella qualità e nella tradizione

25/nov/2010 17.25.28 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Ue: cioccolato, così si penalizzano le imprese
“made in Italy” che lavorano nella qualità e nella tradizione

La Cia giudica negativamente la decisione della Corte di Giustizia che rischia di favorire altre misure che vanno a colpire il nostro agroalimentare.
 
Una sentenza che colpisce le imprese italiane che operano nella qualità e nella tradizione e contro gli stessi consumatori, i cui interessi vengono soverchiati dalla logica delle lobby. Oltretutto, è una misura che rischia di favorire altri provvedimenti che vadano a penalizzare altri settori dell’agroalimentare e che accresce quella contraddizione che da tempo sta caratterizzando la politica di Bruxelles nel settore alimentare, soprattutto sotto l’aspetto dell’etichettatura. Così la Cia-Confederazione italiana agricoltori commenta la decisione della Corte di Giustizia europea che boccia la denominazione italiana di ''cioccolato puro'' per quel cioccolato di qualità realizzato con solo burro di cacao e senza altri grassi vegetali.
          La Cia ricorda che l’Ue permette la commercializzazione di prodotti (è il caso dei formaggi, dove la percentuale di latte è ridicola, o dei vini fatti con i trucioli o addirittura con riduzione del contenuto alcolico naturale), i cui requisiti lasciano non poche perplessità, mentre si mostra insensibile all’esigenza di un’etichetta chiara e trasparente in cui sia indicata l’origine del prodotto. In questo modo si creano solo pesanti intralci e ostacoli al “made in Italy”.
Non è, quindi la prima volta che decisioni comunitarie vanno a danneggiare la nostra tradizione gastronomica, il nostro agroalimentare tipico e di qualità. A questo punto non possiamo che auspicare -sottolinea la Cia- che il governo italiano s’impegni contro questa assurda sentenza, che va contro ogni tutela dei consumatori e contro ogni di chiarezza, evitando, di conseguenza, che in futuro avvengano altri fatti del genere.
Altrimenti, il “made in Italy” -conclude la Cia- sarà sempre sottoposto a misure che rischiano di penalizzare in maniera rilevante il lavoro di tantissime imprese, comprese quelle agricole, che tengono alta la bandiera della qualità nazionale nel mondo.
 
 
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