Più agricoltura per sconfiggere fame e povertà nel mondo

Più agricoltura per sconfiggere fame e povertà nel mondo Più agricoltura per sconfiggere fame e povertà nel mondo In merito al rapporto Ifad il presidente della Cia Giuseppe Politi sottolinea l'esigenza di politiche che permettano di incrementare l'agricoltura nei Paesi in via di sviluppo.

12/giu/2010 16.57.20 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Più agricoltura per sconfiggere fame e povertà nel mondo
 
 
In merito al rapporto Ifad il presidente della Cia Giuseppe Politi sottolinea l’esigenza di politiche che permettano di incrementare l’agricoltura nei Paesi in via di sviluppo. Il 70 per cento delle popolazioni più in difficoltà vive nelle aree rurali. 
 
“Diventa sempre più urgente sviluppare politiche che permettano di aumentare la produttività agricola nei paesi più poveri. Per sconfiggere l’emergenza alimentare e combattere la povertà occorre promuovere investimenti in progetti irrigui ed infrastrutturali, garantire l’accesso dei piccoli agricoltori al mercato dei fattori, a partire dalla terra. Insomma, serve più agricoltura per sfamare il Pianeta”. Lo ha affermato il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi in merito al Rapporto del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad) per il quale a livello globale la povertà rimane un fenomeno imponente e principalmente è rurale. Infatti, il 70 per cento del miliardo e quattrocento milioni di persone che, in tutto il mondo, vivono in condizioni di povertà assoluta risiedono proprio nelle aree rurali.
“È, dunque, fondamentale combattere fame e povertà rurale con efficaci ed adeguati progetti di sviluppo agricolo. D’altra parte, per nutrire nove miliardi di persone, ossia il numero stimato di abitanti che popolerà il pianeta entro il 2050, la produzione alimentare dovrà aumentare del 70 per cento e la produzione agricola nei paesi in via di sviluppo dovrà raddoppiare. Per affrontare tale sfida, è indispensabile che -ha rilevato Politi- l’agricoltura dei piccoli proprietari terrieri assuma un ruolo più significativo in questi paesi, che le aree rurali sfruttino al massimo le opportunità per la crescita dell’occupazione nei settori non agricoli e che un maggiore e più efficace impegno venga profuso in risposta ai timori delle popolazioni povere rurali in quanto acquirenti di cibo”.
“L’emergenza cibo, divenuta sempre più drammatica, va affrontata -ha aggiunto il presidente della Cia- con politiche realmente incisive e soprattutto con uno sviluppo adeguato e consistente dell’agricoltura che può contribuire in maniera determinante alla lotta alla fame e alla povertà nel mondo. È tempo di una svolta decisiva”.
“La trappola della povertà è, principalmente, un fenomeno rurale, legato ad un’agricoltura di sussistenza bloccata dalla spirale perversa di una popolazione in crescita e ad una produzione alimentare pro-capite in calo o stagnante. Decenni di prezzi bassi delle materie prime e di abbondanza alimentare -ha sostenuto il presidente della Cia- hanno rallentato gli investimenti, hanno favorito scelte tecnologiche inadeguate alle reali necessità delle agricolture, hanno orientato le risorse a favore dell’industrializzazione e delle aree urbane. L’arretratezza delle agricolture dei paesi in via di sviluppo sono state per molti anni compensate dagli aiuti alimentari e, soprattutto, dal ricorso alle importazioni finanziate dai proventi delle materie prime non alimentari e dal debito pubblico. Troppo poco si è fatto, non sempre per scelta ma come conseguenza dei conflitti locali, per avviare e sostenere la modernizzazione delle agricolture. Adesso è venuto il momento di cambiare”.
 
 
 
 
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