Maltempo: "spauracchio" gelo per i campi Allarme serre, orti e logistica

L'agricoltura italiana, che ancora fa i conti dell'ondata di maltempo di novembre, con allagamenti, smottamenti e danni a strutture e attrezzature, si prepara all'annunciata gelata di fine anno.

27/dic/2010 13.26.49 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Maltempo: “spauracchio” gelo per i campi
Allarme serre, orti e logistica
 
La Cia-Confederazione italiana agricoltori teme la picchiata delle temperature annunciata per i prossimi giorni. Le gelate potrebbero appesantire ulteriormente il bilancio dei danni in agricoltura che, da novembre ad oggi, ammontano già ad oltre 20 milioni di euro.
 
L’agricoltura italiana, che ancora fa i conti dell’ondata di maltempo di novembre, con allagamenti, smottamenti e danni a strutture e attrezzature, si prepara all’annunciata gelata di fine anno. C’è preoccupazione tra i produttori perché un freddo eccessivo è sinonimo di perdite e disagi: maggiori costi per riscaldare le serre, prodotti orticoli out, difficoltà nelle consegne e per l’approvvigionamento mangimistico per gli allevamenti. Il bilancio dei danni causati dal maltempo potrebbe diventare così ancora più pesante, e superare i 20 milioni di euro già registrati. È quanto sostiene la Cia-Confederazione italiana agricoltori sulla scorta di un attento monitoraggio effettuato nelle principali aree agricole del Paese.
Gli allevamenti zootecnici e gli ortofrutticoli -spiega la Cia- sono i settori più allarmati. Qualora le temperature andassero troppo sotto lo zero e le precipitazioni nevose superassero i canoni dell’ordinario, per le aziende ci sarebbero ricadute dirette sui costi di gestione e sulla produttività. Per le aziende site in aree interne e in particolare per gli allevamenti nelle zone di montagna potrebbero verificarsi dei veri e propri “black out” dei cicli produttivi.
Se la morsa del gelo -conclude la Cia- dovesse rivelarsi tanto violenta da mandare in tilt i trasporti e quindi la logistica complessiva del Paese, è ovvio che diventerebbe problematica anche la corretta distribuzione degli alimentari freschi, come il latte. 
 
 

 
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