Anno 2011, l’amianto di Oricola

La cosa cominciò ad inquietarmi ma sentivo anche dire "stavolta ci siamo …pare che il capannone sia stato messo in vendita …qualcuno si farà carico dello smantellamento di quel fabbricato diroccato e di quel tetto che sta per crollare …" La preoccupazione si trasformò poi in allarme dal momento in cui appresi che, sempre più frequentemente, si registravano casi di malattia alle vie respiratorie tra gli abitanti della zona.

08/gen/2011 10.05.33 Virgilio E. Conti Contatta l'autore

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Anno 2011, l’amianto di Oricola

 

La vecchia fornace Corvaia di Golfarolo (Oricola, AQ) non produce più, da molti anni, cotti e laterizi. Più di vent’anni fa infatti, questo stabilimento fu chiuso e da officina di mattoni qual’era fu, con  grande lungimiranza industriale e consenso delle amministrazioni locali, riconvertita in “fabbrica di amianto” (sic) con una produzione che, per qualità e quantità, è in linea con quella dei siti più pericolosi e inquinati del territorio nazionale.

 

io ho fiducia nelle Istituzioni

La mia cronaca comincia da quando vidi per la prima volta, era il 2004, l’imponente e fatiscente capannone dell’amianto; non sapevo che fosse un’ex fornace e non sapevo nemmeno che producesse amianto. Ciò nonostante, la vista di quella decrepita struttura suscitò subito in me una naturale repulsione per il solo fatto che essa deturpava notevolmente il verde paesaggio circostante.

Alla mia richiesta di cosa fosse quella bruttura qualcuno mi rispose “sta lì da parecchi anni …è una struttura dismessa che dovrebbe essere demolita …pare vi sia un contenzioso, un’ordinanza comunale …”

Allora, mi dissi, prima o poi la toglieranno, se poi c’è di mezzo il Comune …

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Solo più tardi seppi dell’amianto (nda: amianto in matrice friabile del tipo crisotilo o asbesto bianco e crocidolite o asbesto blu; in altre parole, polveri e microfibre amiantifere ininterrottamente liberate dalle aggressioni atmosferiche e poste in aerodispersione: estremamente pericolose, specialmente se inalate, anche a distanze “notevoli”) e delle varie proteste dei residenti che da tempo ne chiedevano la rimozione.

La cosa cominciò ad inquietarmi ma sentivo anche dire “stavolta ci siamo …pare che il capannone sia stato messo in vendita …qualcuno si farà carico dello smantellamento di quel fabbricato diroccato e di quel tetto che sta per crollare …”

La preoccupazione si trasformò poi in allarme dal momento in cui appresi che, sempre più frequentemente, si registravano casi di malattia alle vie respiratorie tra gli abitanti della zona. Certo, nulla correlava univocamente le malattie o i tumori con la presenza di amianto ma …i casi erano percentualmente rilevanti e seppi che erano state presentate denunce ed esposti in merito. Provai allora a chiedere azioni e spiegazioni all’ufficio ASL di Carsoli, al Comune di Oricola, e venni fortuitamente in possesso della copia cartacea di un’ordinanza del Sindaco la quale mi dette modo di approfondire l’argomento.

Nell’ordinanza si evidenziavano rischi e pericoli certificati da ASL e ARTA, si individuavano precise responsabilità, si ordinavano interventi di bonifica e misure di sicurezza …Insomma, debbo dire, un documento ben fatto ed articolato con citazioni di decreti legge, normative in materia di sostanze nocive, tempi limite di attuazione e via dicendo.

Da questo documento si evinceva inoltre che lo stato di inquinamento del sito ex fornace Corvaia era grave ed allarmante.

E, ancor di più, si capiva che il capannone con coperture del tetto in amianto altro non era che una fornace dismessa, cioè un’officina a suo tempo permeata da calore e fuoco …e ciò faceva arguire che in un posto del genere l’amianto, per le sue caratteristiche intrinseche, potesse essere stato usato anche, se non principalmente, per preservare dalle alte temperature le strutture, le pareti, i rivestimenti, le aree di cottura dei manufatti, ecc.

Però, mi dicevo, il documento che ho sottomano è un atto pubblico ed il Comune dovrà, in un modo o nell’altro, farlo rispettare, magari con l’intervento della forza pubblica o, alle brutte, sostituendosi alla parte inadempiente per poi rivalersi successivamente sulla stessa, il tutto perché il Sindaco in quanto Ufficiale del Governo ha il dovere di tutelare la salute pubblica dei cittadini e mi dissi ancora

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Ai trenta giorni stabiliti dall’ordinanza sindacale, come tempo limite d’intervento, si aggiunsero altri mesi di vana attesa. Nulla accadeva.

Mi decisi così ad inoltrare formali richieste d’intervento alle autorità amministrative (Comune, Provincia, Regione, Prefettura, Ministeri, Procura, ecc.) ed a quelle di forza pubblica (Carabinieri, Guardia di Finanza, Corpo Forestale dello Stato), informando altresì associazioni ambientaliste, movimenti politici, esperti di ambiente e sanità, giornalisti ...Insomma mi rivolsi agli “enti preposti” perchè

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Tra i primi consensi e interventi debbo registrare quelli di

   Protezione Civile di Roma

   Prefettura di l’Aquila

   NOE dei Carabinieri di Pescara

   Guardia di Finanza di Avezzano

   Procura Generale c/o il Tribunale di Avezzano,

i quali determinarono o contribuirono al conseguimento dei seguenti tangibili effetti

- la recinzione in rete metallica della struttura pericolante

- il sequestro penale del sito

- la denuncia della proprietà per reati ambientali e, penalmente, per non aver ottemperato agli obblighi di legge.

Era l’anno 2008 e detti risultati, va riconosciuto, costituivano, dopo tanti anni di inerzia, una concreta risposta delle istituzioni e perciò meritavano apprezzamento e plauso, pur non soddisfacendo nè le istanze trasmesse né le disposizioni di legge.

A ottobre 2008 inizia il processo, il Comune di Oricola si costituisce parte civile; a settembre 2009 viene emessa una sentenza di condanna: un anno e due mesi di reclusione per inquinamento ambientale, al pagamento di 7mila euro, al risarcimento delle spese di recinzione, per 23mila euro, e alla bonifica dell’area.

A dicembre 2010, nessuna messa in sicurezza, nessuna rimozione dei materiali inquinanti, nessuna bonifica del territorio …niente di niente, ancora una fase di stallo.

Intanto, la parte condannata ricorre in appello ed il procedimento penale passa dal Tribunale di Avezzano alla Corte d’Appello dell’Aquila. Ora, considerando che il nostro ordinamento prevede tre gradi di giudizio e che i procedimenti giudiziari non sono sempre celeri, si comprenderà il legittimo timore di tempi lunghi, di ulteriori proroghe e rinvii.     

Anno 2011, lo scenario che si prefigura è francamente inaccettabile da parte di chi da decenni convive con l’amianto; si ritiene insomma che, indipendentemente dai tempi e dalle risultanze dei passaggi giudiziari, si debba intervenire con somma urgenza per la protezione delle persone e dell’ambiente al fine di porre in essere le misure di sicurezza, gli interventi di rimozione delle sostanze nocive, il loro corretto smaltimento e le opere di bonifica del territorio

Per concludere, nonostante i tempi biblici e gli scarsi risultati conseguiti, io confido nella ormai prossima possibilità di portare a buon compimento questa brutta vicenda di malambiente e ciò rafforza vieppiù il mio già dichiarato convincimento di fede, perciò ribadisco

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e l’estremo atto di una fiducia che talvolta vacilla ma non crolla sta nell’appello e nel sollecito rivolti a tutte le istituzioni e, particolarmente, al Comune di Oricola, alla Provincia dell’Aquila ed alla Regione Abruzzo perché orientino la soluzione di questo caso verso l’unica praticabile e cioè quella che passa per l’esercizio dei poteri sostitutivi da parte della Pubblica Amministrazione, come previsto dalle Ordinanze Sindacali, dalle leggi vigenti (D.L. n° 152/2006 - Norme in materia ambientale), in nome dei principi di rispetto ambientale/sanitario in cui credono tutti coloro che ritengono di avere il diritto di respirare senza amianto nell’aria e in virtù del fatto che l’osservanza dei principi medesimi significa sempre un risparmio di vite e oneri sociali.

Un informale appello è anche indirizzato ai Sindaci delle Comunità limitrofe perché assumano un approccio proattivo e sinergico nella tutela della salute pubblica; si consideri che il consenso popolare dipenderà sempre di più dalla cura del territorio e dalla qualità della vita che gli amministratori sapranno attuare.

Una preghiera è destinata agli Operatori dell’informazione, della sanità e dell’ambiente perché informino di più e meglio su come alcune gravi malattie si possano sconfiggere o ridurre eliminando all’origine le cause che le producono.

Si rinnova il ringraziamento a quei Responsabili e Dirigenti degli Uffici contattati i quali, fin qui rispondendo ad appelli e segnalazioni, hanno dato assistenza e manifestato la loro vicinanza al cittadino.

Cordialmente

Virgilio Conti

daciaforceone@gmail.com

 

 

 

 

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