Anno 2011, l’amianto di Oricola e le istituzioni

10/gen/2011 10.00.42 Virgilio E. Conti Contatta l'autore

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Anno 2011, l’amianto di Oricola

 

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La vecchia fornace Corvaia, in località Golfarolo, Comune di Oricola in provincia dell’Aquila, è un capannone di 10000 mq che non sforna più da lungo tempo cotti e laterizi; più di vent’anni fa infatti, questo stabilimento fu chiuso, abbandonato e da officina di mattoni divenne, a causa della disgregazione delle sue strutture, una “fabbrica” d’amianto.

La mia cronaca comincia da quando vidi per la prima volta, era il 2004, il minaccioso e fatiscente capannone; non sapevo che fosse un’ex fornace ne che producesse amianto. Ciò nonostante, la vista di quella decrepita struttura suscitò subito in me una naturale repulsione per il solo fatto che deturpava il verde paesaggio circostante.

Alla mia richiesta di cosa fosse quella bruttura qualcuno mi rispose “sta lì da parecchi anni …è un relitto, dovrebbe essere demolito …pare vi sia un contenzioso, un’ordinanza comunale …”

Allora, mi dissi, prima o poi lo toglieranno, se poi c’è di mezzo il Comune …

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Solo più tardi seppi dell’amianto e delle varie proteste dei residenti che da tempo ne chiedevano la rimozione.

Un inciso tecnico - Trattasi di amianto in matrice friabile del tipo crisotilo o asbesto bianco e crocidolite o asbesto blu; in altre parole, polveri e microfibre amiantifere liberate dalle aggressioni atmosferiche e poste in aerodispersione: estremamente pericolose se inalate. Uno studio ha messo in evidenza che ogni metro quadrato di eternit rilascia ogni anno mediamente tre grammi di amianto; questo significa che l’area del sito in oggetto che ha una estensione di diecimila  metri quadri, ogni anno può disperdere nell’aria trenta chilogrammi di amianto! Si tenga conto che un centimetro lineare di questo materiale contiene 335.000 microfibre potenzialmente cancerogene; cioè milioni di particelle rilasciate ogni giorno e in attesa di essere inalate, dal solo tetto, senza considerare possibili dispersioni aggiuntive anche di amianto friabile, eventualmente presente in altre parti della struttura.

La cosa cominciò ad inquietarmi ma sentivo anche dire “stavolta ci siamo, pare che il capannone sia stato messo in vendita …qualcuno si farà carico dello smantellamento di quel fabbricato diroccato e di quel tetto che sta per crollare …”

La preoccupazione si trasformò poi in allarme dal momento in cui appresi che si registravano casi di malattia alle vie respiratorie tra gli abitanti della zona. Certo, nulla correlava univocamente le malattie o i tumori con l’amianto, però seppi che erano state presentate circostanziate denunce in merito.

Provai a chiedere azioni e spiegazioni all’ufficio ASL di Carsoli, al Comune di Oricola, e venni fortuitamente in possesso della copia cartacea di un’ordinanza del Sindaco la quale mi dette modo di approfondire l’argomento.

Nell’ordinanza si evidenziavano rischi e pericoli certificati da ASL e ARTA (Agenzia per l’ambiente della Regione Abruzzo), si individuavano precise responsabilità, si ordinavano interventi di bonifica e misure di sicurezza; insomma, debbo dire, un documento ben fatto ed articolato con citazioni di decreti legge, normative in materia di sostanze nocive, tempi limite di attuazione e via dicendo.

Da questo documento si evinceva inoltre che lo stato di inquinamento era grave ed allarmante e si arguiva che la fornace dismessa era stata a suo tempo permeata da calore e fuoco, un posto cioè in cui l’amianto, per le sue caratteristiche intrinseche, era servito non solo per le coperture di eternit ma anche per preservare dalle alte temperature le strutture, le pareti, i rivestimenti, le aree di cottura dei manufatti, ecc.

Però, mi dicevo, il documento che ho sottomano è un atto pubblico ed il Comune dovrà, in un modo o nell’altro, farlo rispettare, magari con l’intervento della forza pubblica o, alle brutte, sostituendosi alla parte inadempiente per poi rivalersi successivamente sulla stessa, il tutto perché il Sindaco in quanto Ufficiale del Governo ha il dovere di tutelare la salute pubblica dei cittadini e mi dissi ancora

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Ai trenta giorni stabiliti dall’ordinanza sindacale, come tempo limite d’intervento, si aggiunsero altri mesi di vana attesa. Nulla accadeva.

Mi decisi allora ad inoltrare formali richieste d’intervento alle autorità amministrative (Comune, Provincia, Regione, Prefettura, Ministeri, Procura, ecc.) ed a quelle di forza pubblica (Carabinieri, Guardia di Finanza, Corpo Forestale dello Stato), informando altresì associazioni ambientaliste, movimenti politici, esperti di ambiente e sanità, giornalisti ...Insomma mi rivolsi agli “enti preposti” perchè

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Tra i primi consensi e interventi debbo registrare quelli di

   Protezione Civile di Roma

   Prefettura di l’Aquila

   NOE dei Carabinieri di Pescara

   Guardia di Finanza di Avezzano

   Procura Generale c/o il Tribunale di Avezzano,

i quali determinarono o contribuirono al conseguimento dei primi risultati

- il sequestro penale del sito

- la denuncia della proprietà per reati ambientali e, penalmente, per non aver ottemperato agli obblighi di legge

- la recinzione in rete metallica della struttura pericolante

Era l’anno 2008 e questi provvedimentii, va riconosciuto, costituivano, dopo tanti anni di inerzia, una concreta risposta delle istituzioni e perciò meritavano apprezzamento e plauso, pur non soddisfacendo nè le istanze manifestate né le disposizioni di legge.

A ottobre 2008 inizia il processo, il Comune di Oricola si costituisce parte civile; a settembre 2009 viene emessa una sentenza di condanna: un anno e due mesi di reclusione per inquinamento ambientale, il pagamento di 7mila euro, il risarcimento delle spese di recinzione, per 23mila euro, la rimozione dei materiali pericolosi e la bonifica dell’area.

Sembrava fatta! A dicembre 2010 tutto tace: nessuno sgombero dell’amianto, nessuna bonifica del territorio, nessuna messa in sicurezza, …niente di niente, ancora una fase di stallo.

Intanto, la parte condannata ricorre in appello ed il procedimento penale passa dal Tribunale di Avezzano alla Corte d’Appello dell’Aquila. Ora, considerando che il nostro ordinamento prevede tre gradi di giudizio e che i procedimenti giudiziari non possono sempre definirsi celeri, si paventano tempi lunghi e si temono ulteriori proroghe e rinvii.     

Anno 2011, lo scenario che si prefigura è francamente inaccettabile da parte di chi da decenni vive nell’emergenza amianto; si ritiene insomma che, indipendentemente dai tempi e dalle risultanze dei passaggi giudiziari, si debba intervenire con somma urgenza per la protezione delle persone e dell’ambiente.

Tuttavia, nonostante i tempi biblici e gli scarsi risultati conseguiti, io confido nella possibilità di portare a buon compimento questa brutta vicenda di malambiente e ciò rafforza vieppiù il mio già dichiarato convincimento, perciò ribadisco

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e l’estremo atto di una fiducia che talvolta vacilla ma non crolla sta nell’appello e nel sollecito rivolti a tutte le istituzioni e, particolarmente, al Comune di Oricola, alla Provincia dell’Aquila ed alla Regione Abruzzo perché orientino la soluzione di questo caso verso l’unica praticabile e cioè quella che passa per l’esercizio dei poteri sostitutivi da parte della Pubblica Amministrazione, come previsto dalle Ordinanze Sindacali, dalle leggi vigenti (D.L. n° 152/2006 - Norme in materia ambientale), in nome dei principi di rispetto ambientale in cui credono tutti coloro che ritengono di avere il diritto di respirare aria senza amianto e in virtù del fatto che l’osservanza dei principi medesimi significa sempre un risparmio di vite e oneri sociali.

Un informale appello è anche indirizzato ai Sindaci delle Comunità limitrofe perché assumano un approccio proattivo e sinergico nella tutela della salute pubblica: il consenso politico dipenderà sempre più dalla cura del territorio e dalla qualità della vita che gli amministratori sapranno attuare.

Una preghiera è destinata agli Operatori dell’informazione, della sanità e dell’ambiente perché informino di più e meglio su come alcune gravi malattie si possano sconfiggere o ridurre eliminando all’origine le cause che le producono.

Si rinnova il ringraziamento a quei Responsabili e Dirigenti degli Uffici contattati i quali, fin qui rispondendo ad appelli e segnalazioni, hanno dato assistenza e manifestato la loro vicinanza al cittadino.

Cordialmente

Virgilio Conti

daciaforceone@gmail.com

 

 

 

 

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