Diossina: 9 italiani su 10 vogliono un'etichetta chiara con l'indicazione

L'83 per cento sceglie il "made in Italy" perché è più sicuro e perché c'è fiducia negli agricoltori e negli allevatori del nostro Paese.

01/ott/2011 13.16.04 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Diossina: 9 italiani su 10 vogliono un’etichetta chiara con l’indicazione
 
La Cia sottolinea che le emergenze alimentari hanno accresciuto l’attenzione dei nostri connazionali sulla provenienza del prodotto. L’83 per cento sceglie il “made in Italy” perché è più sicuro e perché c’è fiducia negli agricoltori e negli allevatori del nostro Paese.
 
La nuova emergenza diossina rafforza la “voglia” da parte degli italiani di un’etichetta chiara con l’indicazione d’origine in etichetta. Nove su dieci la ritengono quanto mai essenziale, poiché permette di conoscere subito la provenienza del prodotto alimentare. Mentre l’83 per cento dei nostri connazionali preferisce il prodotto “made in Italy”, soprattutto se tipico, tradizionale e biologico, in quanto lo ritiene più sicuro, l’82 per cento dice “no” agli Ogm. Questi alcuni dei dati più significati contenuti in un’indagine della Cia-Confederazione italiana agricoltori che verrà presentata nelle prossime settimane.
Dall’indagine emerge, quindi, evidente l’attenzione che gli italiani hanno per l’etichetta che deve essere assolutamente trasparente. Se il 91 per cento dei nostri connazionali è favorevole all’indicazione d’origine del prodotto, il 72 per cento guarda, nel caso del trasformato, alle composizioni delle materie prime agricole, il 64 per cento controlla la data di scadenza. Un’esigenza che le emergenze alimentari, ultima quella dei prodotti tedeschi, in particolare uova, contaminati da diossina, hanno sempre più rafforzato. Sta di fatto che la stragrande maggioranza dei nostri connazionali (95 per cento) guarda con attenzione al prodotto italiano, in quanto ha fiducia nel lavoro degli agricoltori e degli allevatori del nostro Paese.
Il “made in Italy” è, dunque, il prodotto più ricercato dai nostri connazionali. Le motivazioni di questa scelta -rileva la Cia- sono, inoltre, da ricercare sia nelle consolidate abitudini delle famiglie sia nella certezza che tali prodotti, oltre a rispondere alle caratteristiche di tipicità, tradizionalità e legame con il territorio, sono più sicuri di quelli d’importazione. Convinzione rafforzatasi con le emergenze alimentari (è il caso della Bse, dell’aviaria e della diossina) e con la scoperta di sofisticazioni, adulterazioni e truffe relative a prodotti stranieri, in particolare quelli provenienti dalla Cina.
Un’altra motivazione che spinge a comprare “made in Italy” viene dal fatto che questi prodotti sono più convenienti di altri. Una caratteristica che si riscontrano soprattutto nelle zone rurali e di campagna e meno nelle grandi città, dove, tuttavia, si registra una sempre maggiore propensione per il prodotto italiano.
L’attenzione verso i prodotti “bio” degli italiani è confermata dalla crescita dei consumi registrata negli ultimi anni. D’altra parte, più di 8 italiani su dieci è contro il cibo “biotech” che viene ritenuto dannoso alla salute dal 55 per cento, mentre il 78 per cento degli “anti-Ogm” ritiene che siano meno salutari di quelli tradizionali. L’84 per cento dichiara invece di non aver mai acquistato prodotti provenienti da manipolazioni genetiche.
 
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