Agricoltura: le imprese professionali al centro della Pac post 2013, ma è indispensabile che la riforma venga accompagnata da una nuova politica agraria nazionale

13/gen/2011 12.46.04 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Agricoltura: le imprese professionali al centro
della Pac post 2013, ma è indispensabile che la riforma
venga accompagnata da una nuova politica agraria nazionale
 
Convegno interregionale della Cia a Portogruaro (Venezia). Il presidente Giuseppe Politi: a livello Ue si annuncia un negoziato lungo e difficile. Alla trattativa comunitaria l’Italia deve presentarsi con una posizione unitaria e forte. Per il nostro mondo agricolo servono scelte mirate e condivise. Occorre puntare su ricerca e innovazione, ricambio generazionale e aggregazione fondiaria, efficienza dei mercati, sostegno della competitività e costi di produzione, semplificazione amministrativa. Ai lavori è intervenuto, fra gli altri, il presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo Paolo De Castro.
 
“Al centro della Pac post 2013 vanno poste le imprese professionali e la necessità di promuovere modelli organizzativi più competitivi in grado di valorizzare sui mercati la produzione agroalimentare europea. Ma una buona Pac deve essere accompagnata da un’altrettanta buona politica agricola nazionale. La Pac, d’altra parte, non potrà, da sola, aiutarci a superare le criticità della nostra agricoltura e a valorizzare e consolidare le tante eccellenze e i punti di forza che pure ci sono. Serve un reale sostegno alle imprese agricole che vuol dire, soprattutto, ricerca ed innovazione, ricambio generazionale e aggregazione fondiaria, efficienza dei mercati, sostegno della competitività e costi di produzione, semplificazione amministrativa”. E’ quanto ha sostenuto oggi il presidente nazionale della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi intervenendo al convegno interregionale “Seminare per il futuro. La Pac 2014-2020” a Portogruaro (Venezia) al quale hanno partecipato, tra gli altri, il presidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo rurale del Parlamento europeo Paolo De Castro, gli assessori regionali all’Agricoltura di Veneto e Friuli Venezia Giulia Franco Manzato e Claudio Violino.
I lavori del convegno sono stati aperti da Mario Quaresimin, presidente della Cia di Venezia e dai saluti di Daniele Toniolo, presidente della Cia del Veneto, e di Ennio Benedetti, presidente della Cia del Friuli Venezia Giulia. Sono seguite un’introduzione di Albano Furlan, presidente della Cia di zona di Portogruaro e una relazione (“Le tre opzioni della riforma”) di Giuseppe Cornacchia, responsabile del Dipartimento Agroalimentare e Territorio della Cia nazionale.
“Sulla riforma della Pac, dopo la presentazione delle proposte da parte della Commissione Ue, si è aperto un dibattito che si annuncia lungo, complesso, pieno di incognite e con nuovi protagonisti. Già in queste prime battute -ha rilevato il presidente della Cia- emergono posizioni difficilmente conciliabili: sull’ammontare della spesa agricola all’interno del bilancio; sul riequilibrio; sul tipo di sostegno. Per questa ragione dobbiamo presentarci al negoziato con una posizione forte e autorevole; soprattutto condivisa dal sistema agricolo alimentare del nostro Paese. Insieme a Confagricoltura e Copagri abbiamo sottoscritto un documento comune che abbiamo presentato alle istituzioni comunitarie; lo stesso hanno fatto le centrali cooperative. È nostro impegno, condiviso, di pervenire a un documento unitario di tutta la filiera agroalimentare, ripercorrendo la stessa strada che seguimmo in occasione dell’health check. Il ministero ha insediato un Tavolo di confronto per definire la posizione della delegazione italiana. È una sede dove faremo pesare l’unità realizzata”.
          “Bisogna, tuttavia, tenere presente che è la prima riforma della Pac che vede coinvolte in modo attivo le tre principali istituzioni europee, Commissione, Consiglio e Parlamento, e i dodici nuovi Stati membri. Una situazione, dunque, inedita che impone -ha rimarcato Politi- di procedere con grande cautela, ma avendo ben chiaro il disegno che si vuole realizzare e l’obiettivo che ci proponiamo: imprese agricole vitali, capaci di creare reddito, di corrispondere alla domanda mondiale di cibo, di contribuire ad affrontare le sfide ambientale e climatica”.
“Comunque, la discussione sul futuro della Pac -ha aggiunto il presidente della Cia- chiama in causa le politiche nazionali. Sono i capitoli del documento per una politica agraria nazionale che abbiamo scritto insieme a Confagricoltura e Copagri. Lavoreremo, a partire dalle prossime settimane, insieme per tradurre quel documento in proposte legislative. Proporremo alle organizzazioni della filiera di partecipare a questi lavori e a condividere con noi i risultati. Ci confronteremo con le Regioni e con i gruppi parlamentari”.
“Oggi il consolidato della spesa pubblica a favore dell’agricoltura, peraltro in calo in valori costanti negli ultimi dieci anni, si ripartisce -ha sottolineato Politi- in modo paritario, un terzo ciascuno, tra agevolazioni, Pac, politiche nazionali e regionali. La spesa che fa capo allo Stato -Ministeri e Regioni- progressivamente si riduce; lo stesso potrà avvenire, in misura più o meno accentuata, con la spesa comunitaria per la Pac. Crescerà, quindi, a parità di condizioni, il peso relativo delle agevolazioni contributive e fiscali. Non può essere questa la prospettiva delle politiche per l’agricoltura”.
“Non riteniamo, però, positiva una politica concentrata solo sulle agevolazioni e che trascura il sostegno all’innovazione e competitività. Non è corretto che lo Stato, di fatto, deleghi gli interventi a sostegno delle imprese alla Pac e al bilancio dell’Unione europea. Non è giusto, in sostanza, che lo Stato rinunci a una sua politica agraria nazionale. Questo non significa evocare rinazionalizzazione delle politiche agricole, ma più semplicemente -ha concluso il presidente della Cia- vuol dire affrontare, nel rispetto delle regole comunitarie sulla concorrenza, i nodi e le criticità delle diverse agricolture e, contemporaneamente, valorizzarne i punti di forza”.
 
 
 
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