Embargo ore 15 (18.01.2011). Etichetta: ecco le scelte italiani per imbandire le tavole. Nove su dieci vogliono l'indicazione d'origine. L'83 per cento preferisce prodotti "made in Italy" ( ritenuti più sicuri) e l'85 per cento dice "no" agli Ogm

18/gen/2011 13.30.12 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Etichetta: ecco le scelte italiani per imbandire le tavole. Nove su dieci
vogliono l’indicazione d’origine. L’83 per cento preferisce prodotti “made in Italy” (ritenuti più sicuri) e l’85 per cento dice “no” agli Ogm
 
Secondo la Cia, le emergenze alimentari, ultima quella della diossina in Germania, ha fatto crescere tra i nostri connazionali l’esigenza di una più chiara informazione. L’agricoltura nazionale è un importante fattore di garanzia e di qualità.
 
Più di nove italiani su dieci (95 per cento) chiede un’etichetta più “trasparente” dove sia indicata la provenienza. L’83 per cento sceglie prodotti alimentari nazionali, soprattutto se tipici e tradizionali, il 75 per cento vuole cartellini dei prezzi al dettaglio più chiari, mentre l’84 per cento vorrebbe meno passaggi dal campo alla tavola proprio per avere prezzi più contenuti. E ancora: l’85 per cento esprime netta contrarietà per gli Ogm, mentre il 65 per cento ritiene che il biologico sia più sicuro. Sono questi alcuni dei risultati di un’indagine sui nuovi orientamenti dei consumi alimentari nel nostro paese anticipata oggi dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori in occasione dell’approvazione delle nuova legge sull’etichettatura.
Le emergenze alimentari, ultima quella della diossina nei prodotti tedeschi, ha fatto crescere tra gli italiani -afferma la Cia- l’attenzione verso l’etichetta e in particolare nei confronti della provenienza del prodotto. Un’etichettatura che deve essere assolutamente trasparente. Se, infatti, la stragrande maggioranza dei nostri connazionali è favorevole all’indicazione d’origine, il 75 per cento guarda, nel caso del trasformato, alle composizioni delle materie prime agricole. Il 65 per cento, invece, controlla la data di scadenza.
Il “made in Italy” è, comunque, il cibo più ricercato dai nostri connazionali. Le motivazioni di questa scelta -sottolinea la Cia- sono da ricercare sia nelle consolidate abitudini delle famiglie del nostro Paese sia nella certezza che i prodotti nostrani, oltre a rispondere alle caratteristiche di tipicità, tradizionalità e legame con il territorio, sono più sicuri di quelli d’importazione. Convinzione che si è andata sempre più rafforzando in questi ultimi anni anche in seguito alle sofisticazioni, adulterazioni e truffe relative a prodotti stranieri.
Un’altra motivazione che spinge ad acquistare “made in Italy” viene dal fatto che i nostri prodotti sono più convenienti di altri. Una caratteristica che si riscontra soprattutto nelle zone rurali e di campagna e meno nelle grandi città, dove, tuttavia, si registra una sempre maggiore propensione verso il prodotto italiano.
Molta attenzione da parte degli italiani (il 75 per cento del totale) è riservata anche alle Dop (Denominazioni d’origine protetta), alle Igp (Indicazione geografica protetta) e alle Stg (Specialità tradizionale garantita) che vengono considerate prodotti di grande qualità e sicurezza, anche se, in molti casi, ritenuti troppo cari per le loro tasche.
D’altra parte, questi prodotti -rileva la Cia- vengono considerati un patrimonio formidabile del nostro Paese che, conserva la leadership nella classifica europea, seguito dalla Francia e dalla Spagna.
Un orientamento alla qualità e alla tipicità che si riscontra -avverte la Cia- anche nella scelta dei vini: il 65 per cento predilige quelli a denominazione. Sei italiani su dieci si dichiarano disponibili a bere di meno e a spendere qualcosa di più per avere un prodotto con determinate caratteristiche. Un contesto nel quale scende e di molto la schiera di quei nostri connazionali (55 per cento) che sulle tavole portano vino sfuso.
          L’attenzione verso i prodotti “bio” degli italiani è confermata dalla crescita dei consumi registrata negli ultimi anni. Una scelta -sostiene Cia- che per il 58 per cento del totale dei “bio-appassionati” (63 per cento) viene motivata sia dalla sicurezza alimentare che dalla qualità del prodotto.
Consistente la percentuale di italiani (85 per cento) che si è dichiarata nettamente contraria al cibo “biotech” (una “trasparenza” in tal senso è prevista dalla nuova legge sull’etichettatura) che viene ritenuto dannoso per la salute dal 56 per cento, mentre il 78 per cento degli “anti-Ogm” ritiene che siano meno salutari di quelli tradizionali. L’82 per cento dichiara, invece, di non aver mai acquistato prodotti provenienti da manipolazioni genetiche.
Sotto accusa da parte degli italiani anche le filiere agroalimentari troppo lunghe e complesse che -conclude la Cia- sarebbero responsabili dei rincari dei prodotti. Oltre 8 nostri connazionali su dieci sono, quindi, per una riduzione drastica dei passaggi, che permetterebbe un contenimento dei costi e un freno a qualsiasi manovra di carattere speculativa.
 
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