L'Istat conferma le difficoltà dell'agricoltura : In 10 anni chiuse quasi 500 mila imprese

19/gen/2011 13.24.11 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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L’Istat conferma le difficoltà dell’agricoltura: In 10 anni chiuse quasi 500 mila imprese
 
La Cia commenta i dati diffusi dall’Istituto di statistica sull’agricoltura, che evidenziano ancora una volta gli enormi problemi del settore primario. Calano i redditi e aumentano i costi, ma così le aziende non riescono più a stare sul mercato. Ora è necessario aprire un confronto serio con tutti gli operatori per rilanciare sviluppo e competitività.       
 
 
Nell’arco di dieci anni in Italia hanno chiuso i battenti ben 474 mila aziende agricole. Lo dice l’Istat, confermando di fatto le gravi difficoltà che affliggono il settore. Si tratta di una perdita complessiva di quasi 50 mila imprese l’anno: un numero impressionante, con conseguenze pesanti sull’occupazione, che deve far riflettere sullo stato del comparto e sulla necessità -qui e ora- di un nuovo progetto per rilanciare sviluppo e competitività dell’intero settore primario. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i dati sull’agricoltura contenuti nel rapporto “Noi Italia. 100 statistiche per capire il paese”.
Il comparto vive una situazione molto complessa, che è stata acuita dalla crisi economica -spiega la Cia-. L’incertezza sulle prospettive a breve e medio termine accentua i fenomeni di abbandono e pesa sulle scelte di investimento. Nel 2010, per esempio, c’è stata una flessione degli investimenti pari al più 3,5 per cento. L’insicurezza poi allontana i giovani non consentendo un ricambio generazionale: soltanto 112 mila aziende, oggi, hanno un conduttore “under 35”.
Un quadro critico, dunque, aggravato dall’incremento dei costi produttivi e burocratici che continuano a pesare sugli agricoltori. Nell’anno appena trascorso, infatti, sono cresciuti ancora gli oneri complessivi (più 4-5 per cento), mentre sono calate sia la produzione (meno 1,8 per cento) che il valore aggiunto (meno 3 per cento). Resta poi la questione dei prezzi non remunerativi sui campi: in particolare la “voce” energia è praticamente triplicata in dodici mesi, incidendo in modo grave sulla gestione aziendale.
Tutte queste spese rischiano di trascinare nel baratro migliaia di aziende che non riescono più a stare sul mercato -aggiunge la Cia- tanto più che, sempre nel 2010, è proseguito il calo dei redditi (meno 4-6 per cento). Un crollo molto più netto che nel resto dell’Europa.
            Per questo ora c’è bisogno di misure realmente incisive a sostegno dell’agricoltura. Il governo non può dimenticare un settore che conta in totale 1,7 milioni di aziende e oltre 4 milioni di occupati tra titolari, dipendenti, familiari e lavoratori stagionali. Adesso è necessario lasciare da parte la propaganda -conclude la Cia-. Dopo le continue promesse, l’esecutivo deve dare da subito risposte concrete al comparto. Mentre da parte di tutti gli attori interessati serve l’impegno serio per aprire un tavolo di confronto e ricercare insieme le soluzioni più adatte a rilanciare l'attività del settore. In questo senso, non si può prescindere da un appuntamento come la Conferenza nazionale sull'agricoltura e lo sviluppo rurale. 
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