Pomodoro: la Cia lancia il progetto del Distretto agroalimentare del Sud Più forza alla filiera e reale tutela dei redditi dei produttori agricoli

25/gen/2011 12.19.02 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Pomodoro: la Cia lancia il progetto del Distretto agroalimentare del Sud
Più forza alla filiera e reale tutela dei redditi dei produttori agricoli
 
Nel corso del convegno nazionale di Foggia, concluso dal presidente Giuseppe Politi, si è sottolineata l’importanza di un punto di confronto per scambiare esperienze e cogliere insieme le opportunità del mercato. Può essere il contesto ideale dove poter avviare le trattative volte ai contratti-quadro. Il cardine, quindi, per il buon funzionamento della macchina per le prossime campagne di commercializzazione.
 
Anche nel Mezzogiorno si dovrà lavorare per la costituzione di un Distretto agro-alimentare del pomodoro da industria, a carattere interregionale, che diventi l’ambito entro il quale i soggetti della filiera si incontrano, si scambiano esperienze e colgono insieme le opportunità del mercato. Sarà così il contesto ideale dove poter avviare le trattative volte ai contratti-quadro. Il cardine, quindi, per il buon funzionamento della macchina per le prossime campagne di commercializzazione. È questo il messaggio scaturito dal convegno nazionale della Cia-Confederazione italiana agricoltori tenuto a Foggia e durante il quale si è discusso, appunto, della necessità della creazione del Distretto e delle azioni indispensabili per tutelare i redditi dei produttori e di valorizzazione la filiera.
E’ stato lo stesso presidente nazionale della Cia Giuseppe Politi, concludendo i lavori, a rimarcare l’urgenza di un progetto che apra nuove prospettive ad un settore che oggi nel Sud vive un momento particolarmente delicato, con problemi che vanno affrontati con tempismo e azioni adeguate Anche perché il 2010 è stato l’ultimo anno del periodo transitorio di disaccoppiamento parziale degli aiuti comunitari. Con il nuovo anno, quindi, il settore navigherà in mare aperto, senza più alcun sostegno diretto alla trasformazione della materia prima e ciò comporterà gradualmente nuovi assetti organizzativi della filiera.
Per questa ragione è indispensabile operare -è stato rilevato durante i lavori del convegno di Foggia- per la stabilità della filiera, soprattutto se si pensa che lo spirito del disaccoppiamento totale risiede proprio in una maggiore libertà, per l’imprenditore, di decidere quale ordine colturale scegliere per la propria azienda in base alle convenienze che trova sul libero mercato.
Ovviamente -è stato sottolineato dalla Cia- i produttori dovranno continuare a mantenere uno stretto rapporto con le aziende di trasformazione, la cui attività in questo comparto è fortemente legata a quella agricola. La firma di un contratto e l’obbligo di rispettarlo, seguendo regole condivise, sarà il nuovo perno delle relazioni interprofessionali.
Bisogna, tuttavia, creare le condizioni favorevoli affinché le sinergie di filiera si concretizzino in accordi stabili tra produzione ed industria. Ecco perché la Cia ritiene che per il Mezzogiorno il Distretto sia il giusto contenitore di questi rapporti economici di filiera. Non dovrà certo sostituirsi all’Organismo interprofessionale ortofrutticolo, dato che le competenze sono diverse, ma è proprio nel suo ambito che la filiera potrà riunirsi sistematicamente e portare avanti le trattative necessarie agli accordi e ai contratti-quadro.
In pratica, per il comparto pomodoro da industria del Mezzogiorno sia l’Organismo interprofessionale ortofrutticolo che il Distretto, se lavoreranno in sinergia, saranno due importanti strumenti di programmazione e coordinamento della filiera, anche per la salvaguardia e la valorizzazione della qualità del prodotto, contribuendo al rilancio del “made in Italy”.
La Cia, durante il convegno di Foggia, ha comunque tenuto a sottolineare che nei tre anni del periodo transitorio di disaccoppiamento parziale degli aiuti, il livello organizzativo del comparto e la sua tenuta dimostrano che l’impalcatura complessiva del sistema finora è stata salvaguardata. Anche la novità relativa alla correlazione dell’aiuto alle superfici, anziché ai quantitativi consegnati, non ha modificato la realtà produttiva del Paese né creato appesantimenti burocratici.
Certo, durante il periodo transitorio, secondo la Cia, si sarebbe dovuto realizzare un passaggio graduale -cosiddetto “atterraggio morbido”- verso il regime di disaccoppiamento totale, in modo da salvaguardare l’equilibrio di mercato della filiera interessata. Ciò doveva passare anche attraverso un processo di concentrazione delle Organizzazioni dei produttori, per avere maggiore capacità di gestione del prodotto e, di conseguenza, una più forte posizione contrattuale.
Anche per le industrie -ha rilevato la Cia- sarebbe stato importante un percorso di razionalizzazione per eliminare alcuni elementi di arretratezza, soprattutto nel Sud, ma oggi tutto ciò non è visibile e l’ultima campagna dimostra che esiste ancora un rapporto precario e non certo armonico tra le Organizzazioni dei produttori e le industrie di trasformazione. Sono mancate regole certe, affidabilità sia del prodotto che della capacità di adempimento contrattuale, da parte delle industrie.
Da qui l’esigenza di costituire il Distretto nelle regioni del Sud rappresenta una chiave di volta importante, un progetto concreto per disegnare un quadro nuovo, ma soprattutto per dare nuova forza e organicità all’intera filiera.
 
 
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