Istat: anche a tavola si tira la cinghia. Una famiglia su tre costretta a "tagliare" gli acquisti alimentari

Una famiglia su tre costretta a"tagliare"gli acquisti alimentari La Cia, in merito al rapporto dell'Istat, mette in mostra i problemi che si riscontrano anche per mangiare.

02/feb/2011 13.43.50 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Crisi: anche a tavola si tira la cinghia.
Una famiglia su tre costretta a“tagliare”gli acquisti alimentari
 
La Cia, in merito al rapporto dell’Istat, mette in mostra i problemi che si riscontrano anche per mangiare. Le difficoltà economiche, nel 2009, hanno obbligato tre famiglie su cinque a modificare il menù quotidiano, mentre oltre il 30 per cento ha comprato esclusivamente “promozioni” commerciali.
 
Anche a tavola la crisi fa sentire i suoi effetti negativi e costringe a tirare la cinghia. Nel 2009 (ultimi dati disponibili) una famiglia su tre è stata obbligata a “tagliare” gli acquisti alimentari, mentre tre su cinque hanno dovuto modificare il menù quotidiano e oltre il 30 per cento, proprio a causa delle difficoltà economiche, ha comprato prodotti di qualità inferiore. Analoga la percentuale di chi si rivolge ormai esclusivamente alle “promozioni” commerciali, che sono sempre più frequenti soprattutto nella Grande distribuzione. Una tendenza che sembra consolidarsi anche nel 2010, visto che le prime stime parlano di consumi alimentari al palo. E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori, in merito al rapporto dell'Istat sul “Reddito disponibile delle famiglie nelle Regioni”.
Sul fronte dei “tagli” alimentari si rileva, in particolare, come nel 2009 il 41,4 per cento delle famiglie italiane ha ridotto -afferma la Cia- gli acquisti di frutta e verdura, il 37 per cento quelli di pane e il 38,5 per cento quelli di carne bovina.
Quanto alla scelta di prodotti di qualità inferiore, invece, l’orientamento delle famiglie italiane ha riguardato -rimarca la Cia- il pane per il 40,2 per cento, la carne bovina per il 46,2 per cento, la frutta per il 44,5 per cento, gli ortaggi per il 39,7 per cento, i salumi per il 32,5 per cento.
Nel 2009, per riempire il carrello alimentare, ogni famiglia italiana ha speso in media 461 euro al mese. Una spesa (pari al 18,9 per cento di quella complessiva per un totale di 146 miliardi di euro l’anno) assai diversificata per aree geografiche: al Nord -rileva la Cia- è stata pari a 455 euro, al Centro a 472 euro, al Sud a 463 euro.
La Cia sottolinea, inoltre, che è aumentata la percentuale di famiglie (il 10,6 per cento del totale) che ha acquistato prodotti agroalimentari presso gli hard-discount, dove la spesa è a prezzi più che contenuti.
 
 
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