Comunicato stampa

02/feb/2011 16.32.47 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Alimentare: bene la Ue su stop a olio “tarocco”.
Così si tutela la qualità dell’extravergine “made in Italy” 
 
La Cia esprime soddisfazione per le modifiche al Regolamento adottate dalla Commissione europea. Accrescendo la capacità di lottare contro le frodi si proteggono le aziende italiane. Ora occorre attivare anche l’ammasso nel settore: ai produttori serve una boccata d’ossigeno.    
 

 
Era ora di mettere un freno alla commercializzazione di olio “tarocco” spacciato per extravergine d’oliva. Finalmente arriva dalla Ue una norma a più stretta tutela della qualità dell’olio, un settore nel quale il “made in Italy” non è secondo a nessuno. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando le modifiche da parte della Commissione europea al Regolamento sulle caratteristiche e i metodi di analisi degli oli di oliva e degli oli di sansa d'oliva, che inasprisce e affina i controlli sulla presenza dei cosiddetti “oli deodorati” negli oli “normali”, poi spacciati e venduti illegalmente per oli di frantoio.
Ora sarà più difficile far passare per olio italiano quello che non lo è -afferma la Cia-. Il provvedimento, quindi, protegge le nostre produzioni di alta qualità che in questi anni hanno subito enormi danni dalle sofisticazioni sull’olio. Accrescendo la capacità di lottare contro le frodi e le contraffazioni, si proteggono e tutelano le aziende sane del nostro paese e l’intero comparto olivicolo, che è di primaria importanza per la nostra economia.
Solo in Italia -ricorda la Cia- i consumi medi di olio si aggirano intorno a 650-700 mila tonnellate/anno (per un consumo a persona di circa 12-14 kg) e se ne produce mediamente ogni anno circa 500 mila tonnellate, di cui il 30-40 per cento destinato all’export.
A livello europeo, la Cia concorda con il Copa-Cogeca per l’attivazione dell’aiuto all’ammasso privato nel settore dell’olio d’oliva, ma ribadisce la necessità di regolamentarlo al fine di evitare che l’uso dello strumento generi elementi di turbativa nel mercato ai vari livelli. L’ammasso costituisce un’opportunità solo se contribuisce a un ritiro a titolo definitivo di prodotto da commercializzare, contribuendo nell’attuale congiuntura negativa dei prezzi a dare una boccata d’ossigeno agli operatori del comparto. Che -conclude la Cia- nel 2010 hanno subito un crollo dei redditi del 5,7 per cento rispetto all’anno precedente.        
 
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