Istat: nel 2010 la produzione industriale "sorride", ma l'agricoltura resta in crisi

Secondo la Cia, all'agroalimentare servono subito misure di sostegno, altrimenti nei prossimi anni la situazione non potrà che peggiorare.

02/ott/2011 13.35.31 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Istat: nel 2010 la produzione industriale “sorride”, ma l’agricoltura resta in crisi
 
Il settore primario chiude l’anno con un calo produttivo di circa il 2 per cento, mentre il comparto industriale si avvia alla ripresa archiviando il 2010 a più 5,3 per cento. Secondo la Cia, all’agroalimentare servono subito misure di sostegno, altrimenti nei prossimi anni la situazione non potrà che peggiorare.
 
 
          Se il settore industriale archivia il 2010 con il segno più, l’agricoltura italiana non riesce a fare lo stesso: la produzione del comparto chiude l’anno con una flessione tendenziale di circa il 2 per cento, contro l’incremento del 5,3 per cento segnato dall’industria. Una conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, dei gravi problemi che affliggono il settore primario, per il quale poco o nulla si è fatto in questi ultimi anni. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i dati diffusi oggi dall’Istat.
          Secondo l’Istituto nazionale di statistica, l’indice della produzione industriale ha registrato a dicembre un rialzo del 5,4 per cento su base annua e dello 0,3 per cento rispetto a novembre. Un segnale di ripresa -spiega la Cia- confermato anche dal risultato complessivo del 2010, con l’indice grezzo che raggiunge un più 8,7 per cento rispetto a dicembre 2009 e a più 5,5 per cento nella media dell’anno. Di segno opposto la situazione nell’agricoltura: la produzione resta negativa. Una situazione destinata a protrarsi nei prossimi anni se non ci saranno interventi “ad hoc” per il rilancio del settore primario.
          Anche l’Ismea, nel suo Outlook sullo scenario di medio-lungo termine, parla di “produzione agricola stabile” o al massimo “in moderata espansione” nel periodo 2011-2017, associata a “un aumento dei prezzi sui mercati internazionali” e a “un inasprimento dei costi legati all'approvvigionamento dei fattori produttivi”. Questo vuol dire che, se non si interviene subito, le speculazioni finanziarie e le spese per la produzione -continua la Cia- continueranno a pesare sulle spalle degli agricoltori, che già scontano prezzi non remunerativi e redditi in picchiata.
          Ecco perché ora è tempo di dire basta alle chiacchiere e alla politica degli annunci. E’ giunto il momento -conclude la Cia- di pensare a misure concrete. L’agricoltura ha bisogno di un nuovo progetto di sviluppo e competitività, di misure tempestive e realmente efficaci di sostegno, soprattutto in ambito fiscale e burocratico. Altrimenti la Confederazione è pronta a scendere in piazza e a fare sentire la “voce” degli agricoltori, con una mobilitazione capillare sull’intero territorio nazionale.
 
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