Semine: confermate le difficoltà degli agricoltori. Costi pesanti e prezzi non remunerativi. Meno grano, pomodori e bietole. Più terre a riposo

In molti casi si è preferito non seminare perché gli oneri non sarebbero stati compensati da quotazioni di mercato volatili e troppo basse.

02/nov/2011 11.47.06 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Semine: confermate le difficoltà degli agricoltori. Costi pesanti e prezzi non remunerativi. Meno grano, pomodori e bietole. Più terre a riposo
 
In merito ai dati dell’Istat, la Cia ribadisce l’esigenza di una nuova politica per il settore. E’ vero che le campagne scontano gli effetti della Pac e del maltempo, ma è altrettanto vero che i produttori agricoli operano in un contesto di grandi incertezze. In molti casi si è preferito non seminare perché gli oneri non sarebbero stati compensati da quotazioni di mercato volatili e troppo basse.
 
 
         
I dati dell’Istat sulle intenzioni di semina 2010-2011 delle principali colture confermano le gravi difficoltà degli agricoltori, sempre più oberati da costi (produttivi, contributivi e burocratici) sempre più pesanti, da prezzi non remunerativi e da redditi in forte calo. Non solo. Sulle campagne hanno pesato sia le nuove disposizioni determinate dalla Pac sia il maltempo, che soprattutto nei mesi scorsi di ottobre e novembre ha avuto conseguenze rilevanti nel lavoro dei campi. Molti i produttori di cereali che non hanno potuto seminare. E’ quanto afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, sottolineando la complessità dei problemi che oggi vive la nostra agricoltura alle prese con una crisi complicata e con una totale disattenzione nei suoi confronti da parte del governo. L’ultima vicenda del “Milleproroghe” ne è la chiara prova.
          E cosi si assiste a una flessione delle semine per il grano duro (meno 13,5 per cento rispetto all’annata 2009-2010), di quello tenero (meno 5 per cento), delle barbabietole da zucchero (meno 21 per cento), del tabacco (meno 11,5 per cento), del pomodoro (meno 15,5 per cento). Nello stesso tempo -rimarca la Cia- si evidenzia anche un netto aumento (più 19,1 per cento) dei terreni lasciati a riposo. In molti casi non si è deciso di seminare in quanto i costi erano notevoli e i prezzi di mercato, caratterizzati da una crescente volatilità, non avrebbero compensato gli oneri da fronteggiare.
          Un quadro che dà la precisa immagine di un’agricoltura in affanno e non supportata da valide misure che permettano di affrontare una situazione alquanto precaria, specialmente -fa notare la Cia- per quanto concerne i costi. Ovviamente, anche la Pac e il maltempo hanno causato effetti negativi, ma quello che preoccupa è la totale disattenzione che c’è nei confronti del settore primario. In questi ultimi anni, nonostante la gravità dei problemi che gli imprenditori agricoli hanno denunciato a più riprese, poco e nulla si è fatto per dare reali sostegni. Un dato su tutti fa capire la complessità del momento: nel 2010 oltre 25 mila imprese sono state costrette a chiudere.
Le rilevazioni Istat sulle semine sono un campanello d’allarme. C’è l’urgente necessità -sottolinea la Cia- di una nuova politica agricola. Da parte del governo, però, non è arrivata alcuna risposta. La stessa Conferenza nazionale dell’agricoltura e dello sviluppo rurale, proposta dalla Confederazione nel lontano 2004 e che aveva iniziato il suo iter nel 2008, è finita nel dimenticatoio. E’, invece, indispensabile guardare con occhio diverso a una realtà produttiva, economica e sociale come quella agricola, soprattutto in una fase complessa e piena di sfide cruciali a livello internazionale ed europeo, a cominciare dalle nuove allarmanti tensioni sulle commodity alimentari e dalla riforma della Pac post 2013.
 
 
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