Istat: vola l'export agroalimentare, nel 2010 più 21,3 per cento

Per la Cia ora è necessario continuare con l'opera di valorizzazione e promozione del "made in Italy" nel mondo.

15/feb/2011 13.30.02 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Istat: vola l’export agroalimentare, nel 2010 più 21,3 per cento
 
Il settore primario spinge le esportazioni nazionali, che mettono a segno nei dodici mesi una crescita tendenziale pari al 15,7 per cento. Per la Cia ora è necessario continuare con l’opera di valorizzazione e promozione del “made in Italy” nel mondo.   
 
 
L’agricoltura concorre alla ripresa dell’export italiano nel mondo. Nel 2010 i prodotti tipici del “made in Italy” agroalimentare hanno contribuito a trainare le esportazioni nazionali, che nell’anno sono cresciute del 15,7 per cento, con una dinamica più vivace verso i paesi extra Ue. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i dati sul commercio estero diffusi oggi dall’Istituto di statistica.
In particolare, nel 2010 le esportazioni dei prodotti agricoli freschi hanno registrato un aumento “boom” del 21,3 per cento a livello tendenziale, mentre l’export dei trasformati alimentari ha segnato quota più 10,8 per cento. Un bilancio positivo -spiega la Cia- su cui ha inciso anche la dinamica straordinaria delle esportazioni agricole a dicembre. Nell’ultimo mese dell’anno, infatti, il segmento dei prodotti freschi è cresciuto eccezionalmente del 26,7 per cento e quello dei trasformati del 19,3 per cento. Le esportazioni complessive a dicembre 2010 si sono “fermate” a quota 21,2 per cento.
Per l’agricoltura si tratta di un risultato importantissimo -osserva la Cia-. In un anno in cui il valore aggiunto del settore primario è calato del 3 per cento e la produzione del 2 per cento, i costi e gli oneri amministrativi e burocratici sono saliti del 4 per cento e i redditi degli imprenditori sono rimasti con il segno meno, l’export ha rappresentato l’unica boccata d’ossigeno per le aziende, lo sbocco necessario anche per tenere a bada il calo dei consumi sul mercato interno.
Ecco perché, ora più che mai, è importante continuare con l’opera di valorizzazione dei prodotti simbolo della nostra agricoltura nel mondo -conclude la Cia- evitando però di muoverci in ordine sparso, ma percorrendo una nuova e più efficace azione sinergica per il settore, portando avanti una valida promozione che esalti a livello globale la qualità del “made in Italy”.
 
 
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