Inflazione: l'impennata delle materie primealimentari riaccende la corsa dei prezzi al consumo. Ma le imprese agricole sono sempre più condizionate dai costi e i vantaggi sono nulli

L'impennata delle commodity agricole sui mercati internazionali ha riacceso la miccia dell'inflazione.

23/feb/2011 11.43.39 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Inflazione: l’impennata delle materie prime alimentari
riaccende la corsa dei prezzi al consumo. Ma le imprese agricole
sono sempre più condizionate dai costi e i vantaggi sono nulli
 
La Cia preoccupata dai riflessi dei rincari sui mercati internazionali, sui quali stanno incidendo anche le tensioni nei paesi del Nord Africa e la speculazione. La nostra agricoltura ne subisce le conseguenze, perché impossibilitata a governare i listini mondiali delle materie prime, in quanto l’Italia è deficitaria di prodotti strategici come cereali e carne.
 
          L’impennata delle commodity agricole sui mercati internazionali ha riacceso la miccia dell’inflazione. I prezzi alimentari al consumo, dopo mesi di stagnazione, hanno ripreso la corsa, anche se non ai livelli degli anni passati. Ma di questo le imprese agricole non hanno trovato alcun giovamento, in quanto sempre più condizionate dalla crescita record dei costi produttivi, contributivi e burocratici e impossibilitate a governare i listini delle materie prime determinate su scala mondiale, anche perché l’Italia è deficitaria di prodotti alimentari strategici, cereali e carni in testa. E’ quanto evidenzia la Cia-Confederazione italiana agricoltori a commento dei dati definitivi dell’Istat sul trend inflazionistico nel mese di gennaio.
          La Cia rileva che le quotazioni alimentari al dettaglio sono cresciute nello scorso mese di gennaio dello 0,8 per cento in termini congiunturali e dell’1,6 per cento sotto il profilo tendenziale (rispetto allo stesso periodo del 2010). C’è, tuttavia, da sottolineare che nell’anno passato in Italia i prezzi alla produzione dei prodotti agricoli, dopo il crollo del 2009 (meno 14 per cento), hanno avuto una ripresa che, però, si è mantenuta in linea con l’andamento dell’inflazione. Ad incidere, invece, sono stati i nuovi record registrati nel contesto internazionale. E le violente tensioni di queste ultime settimane nei paesi del Nord Africa rischiano di provocare traumatici e pericolosi sconvolgimenti.
        E la nostra agricoltura risente di una situazione sempre più esplosiva. Oltre a subire le conseguenze dei rincari delle commodity mondiali, il settore primario risente in maniera pesante dell’effetto costi. Basti ricordare -sostiene la Cia- che -come rileva l’Ismea- negli ultimi dieci anni i prezzi dei fattori produttivi sono risultati più del doppio rispetto a quelli dei prodotti agricoli: rispettivamente, più 3,7 per cento e più 1,5 per cento in media per anno.
        Il quadro che si ha davanti è ormai ben delineato: minore offerta, domanda in costante aumento e riduzione degli stock. Sono tutti elementi che stanno causando nuove frizioni nei mercati delle commodity agricole e, in particolare, portano a prevedere prezzi in ulteriore aumento rispetto ai livelli già elevati registrati nella seconda metà del 2010. E' possibile, infatti, che in tale scenario -rimarca la Cia- possano intervenire fattori legati alla speculazione finanziaria che hanno avuto un ruolo nel condizionare i prezzi delle materie prime agricole durante la bolla del 2007-2008. Da qui il pericolo di devastanti rincari che non mancheranno di avere effetti sulla borsa della spesa degli italiani.
 
 
 
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