Commercio: consumi alimentari "fermi", italiani costretti a cambiare carrello della spesa

24/feb/2011 12.22.34 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Commercio: consumi alimentari “fermi”, italiani costretti a cambiare carrello della spesa
 
La Cia commenta i dati diffusi oggi dall’Istat, secondo cui le vendite di beni alimentari calano dello 0,3 per cento nel 2010. Per risparmiare i consumatori modificano le loro abitudini: c’è meno carne, vino, pane e pasta nel menù quotidiano. E si va sempre più spesso al discount abbandonando le botteghe al dettaglio.
 

La crisi economica non fa crescere le vendite alimentari, anzi costringe gli italiani a modificare il carrello della spesa. Anche nel 2010 i consumatori restano cauti negli acquisti, tanto che prodotti di prima necessità come il pane e la pasta calano rispettivamente in un anno del 2,6 per cento e dell’1,7 per cento. Ma cambia anche la tipologia di esercizio commerciale scelto: ci si orienta sempre più spesso verso canali convenienti come i discount e si abbandonano invece le piccole botteghe di quartiere. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i dati diffusi oggi dall’Istat sul commercio fisso al dettaglio.
Nel complesso del 2010 le vendite di beni alimentari -spiega la Cia- hanno subito una flessione dello 0,3 per cento, più accentuata per le imprese operanti su piccole superfici (meno 0,4 per cento) mentre resiste la Grande distribuzione organizzata (più 0,7 per cento), seppure con grosse differenze. Nell’ambito della Gdo, infatti, gli italiani si dirigono sempre di più verso gli hard-discount (che crescono dell’1,3 per cento) e poco negli ipermercati e nei supermercati (rispettivamente meno 0,3 per cento e più 0,4 per cento). Un trend che si spiega con il bisogno di risparmiare, tanto che nell’ultimo anno il 30 per cento degli italiani si è rivolto quasi esclusivamente alle “promozioni” commerciali.
Ma la crisi costringe pure una famiglia su tre a modificare il menù quotidiano, tagliando sui generi alimentari per niente superflui: nel 2010 -osserva la Cia analizzando i dati Ismea- le stime parlano di una contrazione tendenziale della domanda di pane (meno 2,6 per cento) e di pasta (meno 1,7 per cento), di carni bovine (meno 4,4 per cento) e di prodotti ittici (meno 3,1 per cento), di vini e spumanti (meno 2,9 per cento), di frutta e agrumi (meno 1,8 per cento) e, in misura minore, di ortaggi e patate (meno 0,3 per cento).
Una domanda più vivace, invece, resta per il latte fresco (più 2,1 per cento) e per l’olio d’oliva (più 3,2 per cento). In crescita anche i consumi di uova (più 1,1 per cento), pollo (più 2,5 per cento), sostituti del pane come grissini e cracker (più 4,6 per cento), latte e derivati (più 0,3 per cento). Un vero e proprio exploit viene registrato dagli ortaggi di IV gamma (i freschi confezionati), che sono aumentati ben del 7,9 per cento.
E le previsioni per il 2011 -conclude la Cia- non sono buone. Quest’anno la situazione dovrebbe mantenersi “stazionaria”, con gli acquisti domestici alimentari ancora in lieve riduzione, tra il meno 0,2 e il meno 0,3 per cento.
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