Carnevale, ultimi giorni per frappe e castagnole ma a prezzi "d'oro": più 12 per cento sul 2010

28/feb/2011 13.50.37 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Carnevale, ultimi giorni per frappe e castagnole ma a prezzi “d’oro”: più 12 per cento sul 2010. Molto meglio il “fai da te”
 
Per un chilo di dolcetti della tradizione l’anno scorso si spendevano tra i 15 e i 20 euro, oggi servono tra i 18 e i 25 euro. I consumi restano stabili: 22 mila tonnellate complessive per una spesa che sfiora i 160 milioni di euro.     
 
 
Il Carnevale entra nella settimana “clou” e con l’aumento di feste, sfilate e cortei mascherati parte anche la corsa alle ultime specialità della tradizione carnascialesca: frappe, castagnole, frittelle e company. Ma quest’anno il consumo dei dolcetti “di stagione” rimane stabile rispetto al 2010, complice l’ennesimo incremento dei prezzi. Se nel 2010 un chilo di frappe costava in media tra i 15 e i 20 euro, quest’anno i costi lievitano ancora, attestandosi tra i 18 e i 25 euro al chilo, per arrivare a punte di 35 euro. Con un incremento medio sull’anno del 12 per cento. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori.
Molto meglio, quindi, il “fai da te”. La spesa per le frappe fatte in case -osserva la Cia- si può aggirare intorno ai 5 euro sempre per un chilo. Sicuramente si risparmia, e anche di tanto.
In ogni caso, “casalinghe” o di pasticceria, le frappe e le castagnole restano regine delle tavole: in tutto il periodo carnevalesco il consumo di specialità come queste è stimato intorno alle 22 mila tonnellate, esattamente come nel 2010, per una spesa totale che sfiora i 160 milioni di euro (contro i 140 milioni dello scorso anno).
Ma le specialità di Carnevale non sono le stesse in tutte le regioni italiane: si va dalla “cicerchiata” dell’Abruzzo alle “chiacchiere” della Basilicata; dalla “pignolata” in Sicilia e Calabria agli “struffoli” in Campania; dalle “sfrappole” e “lasagnette” in Emilia Romagna ai “crostoli” del Friuli Veneria Giulia; dalle “frappe e castagnole” del Lazio alle “bugie” della Liguria e del Piemonte; dai “tortelli” della Lombardia ai “berlingozzi” ai “cenci”, alle “ciambelle” della Toscana, dai “brugnolus” e “orillettas” della Sardegna ai “grostoi” del Trentino, ai “galani” del Veneto.
D’altra parte -conclude la Cia- il Carnevale è una festa che nasce proprio dalla tradizione contadina. Forti, infatti, erano le valenze simboliche legate al mondo agricolo-pastorale: si salutava la fine dell’inverno e l’arrivo della primavera, la quale, secondo le credenze popolari, dava vita ad un ciclo di stagione opulenta, feconda e fertile per la terra, assicurando ottimi raccolti.
 
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