Inflazione: Il boom delle commodity agricole e il "caro-gasolio" riaccendono la corsa degli alimentari

03/gen/2011 13.35.31 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Inflazione: Il boom delle commodity agricole e il “caro-gasolio” riaccendono la corsa degli alimentari
 
Sull’aumento dei prezzi al consumo incidono gli aumenti generalizzati delle materie prime e le tensioni nel Nord Africa. L’agricoltura italiana ne paga le conseguenze: subisce le speculazioni sui mercati internazionali per i prodotti -come i cereali- che importa in maniera massiccia, mentre il rialzo record del petrolio fa salire i costi di produzione e di filiera.
 

1 marzo 2011 - L’impennata delle commodity agricole e le tensioni sul prezzo del petrolio, accelerate dalle rivolte in Nord Africa, riaccendono la corsa degli alimentari. E cresce il rischio di una nuova fiammata inflazionistica come quella causata dalla “bolla” speculativa nel biennio 2007-2008. Ma le imprese agricole non traggono nessun vantaggio da questa situazione, anzi risentono del “caro-gasolio” che aumenta notevolmente i costi di produzione e subiscono l’incremento sui mercati internazionali di materie prime “strategiche” come cereali e zucchero, di cui la nostra agricoltura è assolutamente deficitaria. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i dati provvisori diffusi oggi dall’Istat sul trend inflazionistico a febbraio.
I prezzi dei prodotti alimentari -ricorda la Cia- aumentano dello 0,4 per cento rispetto a gennaio e del 2 per cento su base annua. Una crescita su cui incidono in particolare gli aumenti sul mercato cerealicolo, dove in un solo mese i prezzi sono saliti mediamente del 10,5 per cento, con punte del 19,8 per cento per il frumento duro, e hanno guadagnato oltre il 66 per cento rispetto a gennaio di un anno fa (addirittura il più 89 per cento per il frumento tenero). Ma l’agricoltura italiana è impossibilita a governare e “raffreddare” i listini di commodity come queste, che noi importiamo in grandi quantità ma i cui prezzi sono determinati su scala mondiale spesso attraverso “giochi” di speculazione finanziaria. Con conseguenti rincari che vanno a incidere sulla borsa della spesa degli italiani.
Oltre a subire gli effetti dell’aumento generalizzato delle materie prime agricole, il settore primario italiano risente in maniera pesante dei costi di produzione. Negli ultimi dieci anni -osserva la Cia- i prezzi dei fattori produttivi (concimi, mangimi, sementi, antiparassitari e soprattutto carburante) sono cresciuti più del doppio rispetto a quelli dei prodotti agricoli: rispettivamente più 3,7 per cento e più 1,5 per cento in media per anno. Ma il colpo di grazia all’agricoltura è arrivato soprattutto dal “caro-gasolio”, alimentato dalle forti tensioni del Sud del Mediterraneo.
Solo tra gennaio e febbraio -conclude la Cia- il boom del carburante (il greggio ormai sfiora i 120 dollari a barile) è costato all’agricoltura, e alle serre in particolare, un conto molto salato: oltre 5 milioni di euro. In più, l’incremento della benzina pesa sensibilmente anche sui costi della logistica e della distribuzione, e quindi sul prezzo finale di vendita dei prodotti alimentari, visto che in Italia quasi il 90 per cento dei trasporti commerciali avviene su gomma. 

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