Prezzi agricoli: crescono a gennaio ma sono "tagliati" dai costi

03/mar/2011 15.30.56 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Prezzi agricoli: crescono a gennaio ma sono “tagliati” dai costi
 
La Cia ricorda che i fattori produttivi gravano sulla gestione aziendale con una quota compresa tra il 60 e l’85 per cento, penalizzando i redditi. In due mesi solo il caro-gasolio è costato al settore, soprattutto alle serre, oltre 5 milioni di euro.
 

3 marzo 2011 - Tornano a crescere i prezzi alla produzione agricola a gennaio, che segnano un incremento del 2 per cento rispetto a dicembre e del 21,2 per cento su base annua. Una crescita “gonfiata” dai rincari che si registrano sui mercati internazionali -come ha denunciato nuovamente oggi la Fao- e che, tuttavia, non riesce a compensare il “boom” dei costi produttivi, soprattutto mangimi e carburante, che “tagliano” di un quarto i redditi degli agricoltori. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, in occasione della diffusione dei dati Istat sui prezzi alla produzione dell’industria.
Sul risultato dei prezzi agricoli a gennaio -spiega la Cia- hanno contribuito gli aumenti record delle quotazioni delle materie prime agricole e dei prodotti petroliferi. Analizzando i listini, si segnalano rispetto a dicembre rialzi ad esempio per ortaggi e legumi (più 3,1 per cento), frutta e olio (più 1 per cento), vino (più 1,7 per cento), latte e derivati (più 1,4 per cento). Ma si tratta di aumenti che non sono ancora remunerativi per gli agricoltori, soprattutto perché allo stesso tempo devono fare i conti con il costante incremento dei costi contributivi, burocratici e produttivi.
A gennaio, soltanto i costi dei fattori di produzione -ricorda la Cia sulla base dei dati Ismea- segnano un aumento medio del 4,4 per cento su base annua (più 0,6 per cento sul mese), con rincari fortissimi sui mangimi (più 16,9 per cento tendenziale e più 1,5 per cento su dicembre) e sui listini energetici (più 3,2 per cento su gennaio 2010 e più 1,1 per cento congiunturale) trainati dai rialzi dei carburanti (più 6,4 per cento sull’anno e più 1,8 per cento sul mese), complici le rivolte in Nord Africa.
Nel giro di due mesi, gennaio e febbraio, il “caro-gasolio” (con il petrolio che ormai sfiora i 120 dollari a barile) è costato all’agricoltura, ma soprattutto alle serre, un conto molto salato: oltre 5 milioni di euro. Attualmente i costi produttivi nel loro insieme -conclude la Cia- gravano sulla gestione aziendale agricola, in media, tra il 60 e l’85 per cento. Nel 2009 l’incremento di questi oneri, secondo le ultime stime, è stato del 9 per cento rispetto al 2008; mentre per il 2010 l’incremento dovrebbe oscillare tra il 5 e il 7 per cento.

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