8 marzo: domani "doppia festa", per mimose e frappe un business da 250 milioni di euro

03/lug/2011 12.24.25 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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8 marzo: domani “doppia festa”, per mimose e frappe un business da 250 milioni di euro
 
Fiori e dolci al centro degli acquisti degli italiani. Secondo la Cia per la Festa della donna si regaleranno quasi 18 milioni di ramoscelli di mimosa. Mentre continua la corsa alle specialità di Carnevale: i consumi stimati si aggirano intorno alle 22 mila tonnellate.
 

7 marzo 2011 - Le mimose per celebrare la Festa della donna ma anche le frappe per ricordare l’ultimo giorno di Carnevale. Domani sarà un 8 marzo più costoso del solito per gli italiani: la doppia ricorrenza muoverà un giro d’affari complessivo di oltre 250 milioni di euro soltanto tra fiori e dolci tipici. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, sulla base dei dati raccolti dalle sedi territoriali e zonali.
In particolare, la spesa per le mimose è stimata oltre i 90 milioni di euro per un totale di quasi 18 milioni di ramoscelli che saranno donati a mamme, fidanzate, colleghe di lavoro e compagne di scuola. Ma i festeggiamenti in onore delle donne -osserva la Cia- si uniranno a quelli per il martedì grasso, con la corsa alle ultime frappe dell’anno: il consumo delle specialità tipiche carnascialesche è previsto intorno alle 22 mila tonnellate, per una spesa totale che sfiorerà i 160 milioni di euro.
Si tratta di una somma più alta rispetto al 2010, nonostante le vendite rimangano pressoché stabili -spiega la Cia-. Il fatto è che, rispetto a 12 mesi fa, i prezzi di chiacchiere e castagnole sono cresciuti in media del 12 per cento: infatti, se l’anno scorso un chilo di frappe costava mediamente tra i 15 e i 20 euro, nel 2011 i costi sono saliti tra i 18 e i 25 euro al chilo, per arrivare a punte di 35 euro. Molto meglio, quindi, il “fai da te”, visto che gli ingredienti per i dolci classici della tradizione carnevalesca si pagano non più di 5 euro sempre per un chilo. Sicuramente si risparmia, quindi, e anche di tanto.
Discorso diverso per le mimose -aggiunge la Cia- che quest’anno fanno i conti con una produzione in calo. Il maltempo delle ultime due settimane, con il ritorno del freddo e delle gelate, ha danneggiato la fioritura delle fronde impedendo di raccogliere una quota pari a circa un terzo della produzione (tra il 29 e il 31 per cento). Le quotazioni però non ne hanno risentito, e i prezzi pagati al produttore sono scesi di quasi la metà rispetto al 2010: da 9 euro a 5 euro al chilogrammo.
Proprio per questo motivo, non ci sono i presupposti per prevedere ulteriori rincari nelle vendite al dettaglio. Anzi, ogni nuovo incremento sarebbe del tutto ingiustificato. Generalmente -conclude la Cia- la mimosa viene venduta al commercio in ramoscelli i cui prezzi variano normalmente dai 5 ai 10 euro, che sono valori comunque molto lontani da quelli riconosciuti agli agricoltori.

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