Il caro-petrolio sbanca a tavola. Consumatori e agricoltori pagano lo scotto maggiore

03/set/2011 15.40.53 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Il caro-petrolio sbanca a tavola. Consumatori e agricoltori pagano lo scotto maggiore
 
Per gli alimentari al dettaglio aumenti stimati tra il 5 e l’8 per cento. Ma l’agricoltura paga pesantemente gli oneri dei fattori produttivi, primo fra tutti il gasolio. Il settore primario, tuttavia, incide sul prezzo finale degli alimentari freschi solo per un 20 per cento. Il restante 80 per cento “lievita” nella filiera, ancora troppo lunga e squilibrata.
 

9 marzo 2011 - Si preannuncia una “primavera rovente” per consumatori e agricoltori. La corsa in salita dei prezzi del greggio arriva nei campi e sulla tavola, incidendo sui costi alla produzione agricola e sui prezzi al consumo. Chi paga le spese dei rincari del petrolio, accelerati dalla crisi in Nord Africa, sono ancora una volta i due estremi della filiera: l’agricoltura, che accusa un aumento record del carburante del 70 per cento in poco più di un anno, e i consumatori che già da mesi sono costretti a consumare di meno ma a pagare di più. È quanto sostiene la Cia-Confederazione italiana agricoltori in occasione dei costi spropositati raggiunti dalla benzina, che oggi nel sud Italia ha toccato la cifra di 1,61 euro al litro.
Nonostante gli aumenti registrati dalle imprese agricole sul fronte dei costi alla produzione, il settore incide sul prezzo finale di un prodotto fresco per un 20 per cento. È il resto della filiera, ancora troppo lunga e squilibrata, a gravare -continua la Cia- in misura molto maggiore (l’80 per cento) sugli incrementi del listino della spesa.
La forbice tra prezzi all’origine e prezzi al consumo dei prodotti freschi è infatti sempre più ampia. Basti pensare che un litro di latte viene pagato all’allevatore 38-40 centesimi, mentre nel carrello della spesa il prezzo schizza a 1,60 euro. Che significa un aumento nella filiera del 300 per cento. Anche per i prodotti ortofrutticoli la filiera incide in modo sproporzionato sui prezzi al consumo, con un ricarico del 270 per cento nel caso di un chilo di mele (per cui si passa dai 40 centesimi alla produzione a 1,30 euro al consumo); del 150 per cento per le pere (da 60 centesimi a 1,50 euro); del 380 per cento per le zucchine (da 55 centesimi a 2,70 euro) fino al 900 per cento per le carote (da 10 centesimi a 1 euro).
Le conseguenze degli aumenti del prezzo del carburante, soprattutto da quando l’agricoltura ha smesso di beneficiare delle agevolazioni del “bonus-gasolio”, si fanno sentire pesantemente nell’economia delle aziende agricole. In soli due mesi le imprese hanno pagato un onere complessiva di 5 milioni di euro, un costo destinato a salire nei prossimi mesi. Le stime della Cia per i prossimi mesi, visti i rincari e la loro probabile espansione, parlano di costi che potranno raggiungere i 15 milioni al mese. In sostanza, i costi totali alla produzione sono cresciuti a gennaio del 4,4 per cento su base annua e del 0,6 per cento sul mese. Solo i listini energetici hanno fatto registrare un più 3,2 per cento su gennaio 2010 e un più 1,1 per cento congiunturale, mentre i carburanti sono saliti del 6,4 per cento sull’anno e dell’1,8 per cento sul mese.
L’impatto di questi pesanti rincari, finora gravoso soprattutto per serre e stalle, ora arriva sui campi. Con la stagione della semina alle porte, l’aumento fisiologico dei costi di produzione legato ai mesi primaverili, causa l’intensificarsi dei lavori di campagna, quest’anno sarà ancora più insostenibile per gli agricoltori. Aprile, maggio e giugno sono mesi intensi per le aziende agricole: oltre la semina, a contribuire al rialzo dei costi produttivi saranno le operazioni di concimazione, diserbo, irrigazione, trinciatura e raccolta. Tutte pratiche che richiedono l’impiego di macchinari e quindi un grande utilizzo di gasolio agricolo, che oggi ha quasi raggiunto il prezzo di 1 euro al litro.

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