Mettere ordine al "'mercato" dei Centri di assistenza agricola. Riconoscere la qualità e il valore delle prestazioni erogate

03/nov/2011 12.50.22 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Agricoltura: mettere ordine al “‘mercato” dei Centri di assistenza agricola. Riconoscere la qualità e il valore delle prestazioni erogate
 
Il presidente della Cia Giuseppe Politi scrive al ministro delle Politiche agricole Giancarlo Galan. Non tutti i Caa rispondono ai principi ispiratori della norma costitutiva. Devono essere espressione di Organizzazioni professionali agricole e di associazioni e garantire una presenza adeguata sul territorio. Si devono avvalere di personale dipendente o comunque inquadrato attraverso un rapporto di lavoro adeguatamente contrattualizzato. E’ necessario un equilibrio funzionale dell’intero sistema, soprattutto alla vigilia di una difficile nuova riforma della Pac.
 
“I Centri di assistenza agricola (Caa), che operano nell’ambito delle attività di competenza dell’Organismo pagatore Agea, sono attualmente 42 e non tutti rispondono ai principi ispiratori della norma costitutiva. Si tratta in molti casi di Caa con scarsa diffusione sul territorio e con un numero esiguo di fascicoli gestiti, che non garantiscono standard organizzativi e produttivi appropriati tali da permettere un servizio alle aziende agricole adeguato alla complessità della Politica agricola comune”. Lo afferma il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi in una lettera inviata al ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Giancarlo Galan, dove si sottolinea l’esigenza di “mettere in equilibrio funzionale l’intero sistema di gestione amministrativa nel settore agricolo, alla vigilia di una difficile nuova riforma della Pac”.
“Negli anni -scrive Politi- sono venuti meno i principi per cui i Caa sono nati con il decreto 165/1999: essere un’espressione tecnica e operativa di Organizzazioni di agricoltori riconosciute, creati per perseguire una sussidiarietà di sistema, per una maggiore efficienza nella gestione dei processi amministrativi complessi e per la concessione degli aiuti. Decine di Caa, anche se riconosciuti dalla Regione di provenienza, non hanno, invece, i requisiti previsti dalla legge, ma sono ugualmente e regolarmente convenzionati da Agea. Sono Caa costituiti spesso in ambito locale, non in grado di garantire una presenza diffusa sul territorio, con una quantità di utenti che per numeri possono essere considerati quasi ad ‘uso familiare’”.
A tal proposito, il presidente della Cia ricorda il decreto del 27 marzo 2008, che entra definitivamente in vigore il prossimo 31 marzo 2011 e che “consentirà finalmente di mettere ordine a questo ‘mercato’ dei Centri di assistenza agricola”.
Da tempo la Cia -scrive ancora Politi- sostiene che “un Caa può anche essere riconosciuto come tale da un’amministrazione regionale (così come prevede la legge), ma non per questo deve essere convenzionato automaticamente dall’Organismo pagatore competente, che invece ha il compito stringente di accertare e pretendere che questi abbiano quei requisiti oggettivi e soggettivi (come rappresentatività, autorevolezza e organizzazione territoriale), che li rendono strutture idonee allo svolgimento delle attività affidate e a perseguire gli obiettivi di qualità fissati dalla Pubblica amministrazione”.
Nella lettera al ministro Galan, il presidente della Cia elenca i requisiti che devono contraddistinguere i Caa: devono essere espressione di Organizzazioni professionali agricole e di associazioni; devono garantire una presenza adeguata sul territorio di competenza dell’Organismo pagatore (almeno cinque Regioni) con una rete di sedi operative adeguatamente diffuse sul territorio regionale e provinciale; si devono avvalere di personale dipendente o comunque inquadrato attraverso un rapporto di lavoro adeguatamente contrattualizzato; ogni posizione fiscale e contributiva deve essere agevolmente accertata (Durc, libro matricola, comandi, distacchi, contratti, incarichi di collaborazione); le sedi operative delle società di servizio che supportano la funzione dei Caa devono presentare tutti i requisiti di agibilità ed essere in regola con le normative sulla sicurezza dei luoghi di lavoro.
“Gli elementi di selezione sono in realtà semplici requisiti di legge -sottolinea Politi-. Occorre, in fase di gestione, applicare coerentemente quanto previsto dal nostro quadro normativo, senza se e senza ma, con l’obiettivo finale di ottimizzare il trasferimento delle conoscenze agli agricoltori, creare una sinergia tra divulgazione e nuove disposizioni normative, sburocratizzare il settore e incrementare la competitività delle imprese agricole. Garantendo al contempo un servizio di indirizzo agli agricoltori per orientarsi tra i pesanti obblighi fissati dalla Pac”. 
“E per fare tutto questo, la ricostituzione del Comitato di rappresentanza in seno ad Agea (scaduto da due anni e mai ricostituito dal ministero delle Politiche agricole e che per norma dovrebbe sovraintendere alla correttezza delle attività degli Organismi pagatori per conto del ministro e degli agricoltori) diventa -conclude il presidente della Cia- un adempimento essenziale e non più rimandabile”.

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