Consumi: il "bio" non conosce crisi. Nel 2010 più 11,6 per cento, il record degli ultimi otto anni

Se i consumi alimentari convenzionali ristagnano, nel 2010 il segmento "bio" continua la sua corsa, mettendo a segno l'aumento più elevato degli ultimi otto anni: più 11,6 per cento.

21/mar/2011 15.01.44 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Consumi: il “bio” non conosce crisi. Nel 2010 più 11,6 per cento, il record degli ultimi otto anni
 
Mentre l’alimentare tradizionale segna il passo, chiudendo l’anno a meno 0,6 per cento, il biologico archivia il 2010 con aumenti super. E da moda si trasforma in abitudine di spesa, coinvolgendo sempre più famiglie e conquistando quote nella Gdo. Nonostante la “roccaforte” dei consumi resti il Nord, il segmento bio comincia a mettere radici anche nel Mezzogiorno.    
 

21 marzo 2011 - La crisi non frena l’ascesa incredibile del biologico. Se i consumi alimentari convenzionali ristagnano, nel 2010 il segmento “bio” continua la sua corsa, mettendo a segno l’aumento più elevato degli ultimi otto anni: più 11,6 per cento. Un dato che rende ormai chiaro il passaggio del biologico da “moda passeggera” a vera e propria “abitudine di spesa”, come evidenzia la presenza massiccia dei prodotti bio non più solo nelle botteghe al dettaglio ma nelle catene della Gdo. Infatti, anche se i negozi tradizionali mantengono il primato con una quota del 29,3 per cento, crescono le vendite di prodotti biologici negli ipermercati (più 18,2 per cento) e nei discount (più 14,9 per cento). Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, analizzando i risultati dell’Osservatorio del mercato dei prodotti biologici diffuso dall’Ismea.
A trainare la spesa bio nel 2010 -osserva la Cia- risultano il comparto lattiero-caseario (più 13,2 per cento), le bevande analcoliche più 12,8 per cento) e biscotti, dolciumi e snack (più 13,5 per cento). Più contenuti gli incrementi di uova (più 7,4 per cento) e ortofrutta fresca e trasformata (più 4,2 per cento). In termini di “peso” percentuale, queste categorie rappresentano insieme ben il 66,5 per cento del valore totale dei consumi biologici. Corrono anche i prodotti per l’infanzia (più 33,6 per cento), pasta e riso (più 22,3 per cento), pane e sostituti (più 12,3 per cento) e salumi ed elaborati di carne (più 56,4 per cento), ma per quest’ultimi il peso sul valore complessivo degli acquisti bio domestici è molto inferiore e pari “solo” al 13 per cento.
Inoltre -continua la Cia- anche se il consumo dei prodotti “bio” resta fortemente sbilanciato nei territori dell’Italia settentrionale (la cui incidenza sugli acquisti totali supera il 70 per cento), ora comincia a crescere anche al Sud. Nell’aggregato “Mezzogiorno più Sicilia”, i consumi biologici sono aumentati nel 2010 del 21 per cento. In più, mentre nel passato la spesa bio era praticamente circoscritta alle famiglie poco numerose, nell’anno appena trascorso è cresciuta anche la quota delle famiglie con tre e con quattro componenti che comprano biologico: rispettivamente più 24,5 e più 21,7 per cento. Un cambiamento importante -conclude la Cia- anche se, per ora, più della metà dei consumi bio rimane ancora concentrata su fasce d’età fino a 44 anni con redditi medio-alti.

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